Siria: raggiunto un accordo a Daraa

Pubblicato il 27 luglio 2021 alle 11:00 in Medio Oriente Siria

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Il governo di Damasco e il Comitato centrale del governatorato di Daraa, situato nel Sud della Siria, hanno raggiunto un accordo volto a porre fine alle tensioni delle ultime settimane. Tuttavia, le forze siriane continuano a mobilitarsi.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base delle informazioni fornite da fonti locali, l’accordo è entrato in vigore nella mattina del 26 luglio, quando le forze damascene, legate al presidente siriano Bashar al-Assad, hanno riaperto il posto di blocco di Saraya, e hanno consentito l’ingresso di una commissione presso Daraa al-Balad. Ai sensi dell’accordo, raggiunto nella sera del 25 luglio, tale comitato, composto sia da esponenti di Damasco sia da membri del Comitato di Daraa, ha l’obiettivo di favorire il reinsediamento di circa 135 giovani e ricercati residenti nella zona, mentre verranno riaperti i valichi chiusi nelle settimane precedenti e si porrà fine all’assedio delle forze di Assad. L’intesa, da attuarsi in più fasi, prevede poi la consegna, da parte degli abitanti di Daraa, delle armi richieste dall’esercito siriano, sia leggere sia di medio calibro, entro cinque giorni dalla firma dell’accordo, in cambio della fine delle “operazioni provocatorie” di Damasco. Non da ultimo, verranno interrotte le attività delle unità di sicurezza affiliate al governo siriano.

L’accordo è giunto dopo che, per circa 28 giorni, le forze siriane hanno assediato l’area di Daraa al-Balad, impedendo l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie. Si trattava di una “misura punitiva” derivante dal rifiuto della popolazione di questi quartieri di partecipare alle ultime elezioni presidenziali. Secondo alcuni, obiettivo del governo siriano era convincere la popolazione di Daraa a consegnare le armi, sia pesanti sia leggere, in loro possesso, al fine ultimo di scongiurare nuove ondate di mobilitazione. In cambio, Damasco aveva riferito che avrebbe ritirato le “commissioni armate locali” ad essa affiliate.

Quest’ultimo punto è quanto ribadito nell’accordo del 25 luglio, raggiunto a seguito di negoziati, mediati dalla Russia, tra delgati di Damasco e rappresentanti e dignitari locali. Tuttavia, come affermato da fonti sul posto, il governo siriano ha continuato a mobilitare le proprie forze, al fine di garantire la realizzazione di quanto stipulato nell’intesa. Come affermato dal capo della polizia del governatorato di Daraa, il brigadiere Dirar Dandal, si stima che saranno migliaia i convogli militari che giungeranno nella regione, oltre a decine di veicoli blindati e carri armati, “volti a rafforzare la sicurezza nell’intero governatorato, non solo a Daraa al-Balad”. Inoltre, la riapertura delle strade verso Daraa al-Balad non avverrà fino a quando tutte le disposizioni, compresa la consegna delle armi, non verranno completamente attuate.

Daraa, regione meridionale nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria, era stata oggetto di nuove tensioni già tra gennaio e febbraio 2021. Queste avevano portato il governo di Damasco a minacciare un’operazione militare, nel caso in cui i gruppi locali di Daraa non avessero accettato le sue richieste, ovvero deporre le armi e trasferire cittadini, perlopiù ex combattenti dei gruppi di dei gruppi di opposizione, verso Idlib, la regione del Nord-Ovest siriano tuttora controllata dalle fazioni ribelli. Poi, l’8 febbraio le due parti hanno raggiunto un’intesa che ha scongiurato una nuova escalation. 

Tali sviluppi si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

Ad oggi, particolare attenzione viene rivolta verso il governatorato Nord-occidentale di Idlib, l’ultima roccaforte controllata dai gruppi di opposizione. Nonostante la tregua raggiunta da Mosca e Ankara il 5 marzo 2020, le tensioni continuano e l’esercito siriano, coadiuvato dal suo alleato russo, è accusato di colpire la regione con missili e artiglieria, provocando ulteriori ondate di sfollamento.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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