Messico: il Cartello del Golfo annuncia una tregua

Pubblicato il 27 luglio 2021 alle 10:43 in America Latina Messico

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Presunti membri del Cartello del Golfo, gruppo criminale organizzato che opera nello Stato messicano di Tamaulipas, al confine con gli Stati Uniti, hanno annunciato una tregua nella lotta interna per il controllo del territorio, distribuendo striscioni, comunemente chiamati come narcomantas, in 9 città dello Stato, inclusa la capitale, Tampico, e 2 delle più importanti città di confine, ovvero Reynosa e Matamoros.

I narcomantas sono stati firmati da tre delle fazioni del cartello, ossia i Metros, i Rojos e gli Escorpiones, e presentavano lo slogan “Lunga vita alla pace a Tamaulipas”. “Anche noi abbiamo famiglia e ci dedicheremo a ciò che ci riguarda davvero. Il cartello del Golfo ha dei principi e la sua massima priorità è la sicurezza dello Stato e il benessere dei popoli”, hanno riferito diversi membri del gruppo.

Il Cartello del Golfo è la banda criminale più radicata a Tamaulipas. Inizialmente, il suo alleato principale erano i Los Zetas, ma dopo che si divisero tra loro iniziò una sanguinosa guerra. Negli anni, entrambe le organizzazioni subirono nuove divisioni, creando cellule che operano indipendentemente e internamente. Ad oggi, il gruppo successore dei Los Zetas, il Cartello del Nordest, è il principale nemico del Cartello del Golfo.

Óscar Santiago Quintos, capo del dipartimento di analisi e intelligence dell’ufficio del procuratore federale messicano, ha spiegato, in una recente intervista ad AP, che la criminalità organizzata a Tamaulipas attualmente opera “attraverso quelle piccole cellule che hanno un controllo molto locale e che si confrontano tra di loro”.

L’assistente del segretario degli Interni, Alejandro Encinas, ha affermato che quasi l’80% degli omicidi odierni “è associato ad attività criminali“. Il 19 giugno, sono avvenuti violenti incidenti a Reynosa, che hanno provocato 19 morti, tra cui 15 civili e 4 presunti aggressori. Secondo le indagini preliminari della Procura di Stato di Tamaulipas, gli omicidi sarebbero stati opera di esponenti dei Ciclones e degli Escorpiones.

Sei giorni dopo l’attentato di Reynosa, un altro violento incidente è stato registrato nello Stato settentrionale di Zacatecas, dove presunti membri del cartello Nueva Generación si sarebbero scontrati con membri del cartello Sinaloa, generando un bilancio di 18 morti. Il 24 luglio, un altro attacco è avvenuto a Zacatecas, dove 6 uomini sono stati uccisi.

I recenti attentati hanno sollevato interrogativi contro le politiche di sicurezza del Governo López Obrador che, dopo tre anni al potere, ha assicurato che la sua politica di “abbracci, non proiettili” sarebbe stata più efficace e meno violenta di quella delle passate amministrazioni. “Lo Stato ha l’obbligo di garantire la pace e la tranquillità, la sicurezza di tutti i cittadini”, ha dichiarato il presidente, il 21 giugno, evidenziando che il Governo sta “facendo uno sforzo” in tutti gli Stati che sono in difficoltà.

La violenza legata alla droga ha ucciso più di 300.000 persone in Messico dal 2006 e il numero totale delle persone scomparse e mai trovate è di quasi 87.855. Dallo stesso anno, il Governo nazionale ha iniziato a schierare truppe federali per combattere i cartelli come parte della cosiddetta guerra messicana della droga.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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