Italia, Europa e USA: preoccupati dalla situazione in Tunisia

Pubblicato il 27 luglio 2021 alle 9:12 in Europa Tunisia USA e Canada

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Il 26 luglio, il ministro degli Affari Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha avuto un colloquio telefonico con l’alto rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri, Josep Borrell incentrato sulla situazione Tunisia. Intanto, gli Stati Uniti lanciano un appello alla calma e valutano l’ipotesi del colpo di Stato. 

Secondo quanto riferisce il sito ufficiale della Farnesina, durante il confronto tra Di Maio e Borrell sulla situazione nel Paese Nord africano è emersa la massima attenzione da parte dell’Italia e dell’Unione Europea riguardo a quelli che sono stati definiti “gli ultimi preoccupanti sviluppi” ed è stato ribadito “l’impegno condiviso a favore della stabilità politica ed economica” tunisina. Separatamente, lo stesso 26 luglio, il Ministero degli Esteri ha pubblicato una nota in cui sottolinea che l’Italia segue con grande attenzione  l’evolvere della situazione nel Paese. “La portata e la natura delle decisioni assunte nelle scorse ore dovrà essere attentamente valutata”, secondo la Farnesina. Tuttavia, Roma ha espresso preoccupazione per le potenziali implicazioni e ha rivolto un appello alle istituzioni tunisine affinché venga garantito il rispetto della Costituzione e dello stato di diritto. Sottolineando il difficile momento di crisi politico-economica, esacerbata dal recente deterioramento del quadro epidemiologico, l’Italia ha quindi confermato “la propria sincera vicinanza all’amico popolo tunisino”.

Anche gli Stati Uniti hanno riferito di essere preoccupati per gli sviluppi in Tunisia e hanno esortato alla calma nel Paese, in una dichiarazione rilasciata dalla portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, che ha evidenziato il fatto che Washington segue la situazione ed è in contatto con le autorità locali. “Siamo in contatto ad alto livello sia dalla Casa Bianca sia dal Dipartimento di Stato con i leader tunisini per saperne di più sulla situazione, sollecitare la calma e sostenere gli sforzi tunisini per andare avanti, in linea con i principi democratici”, ha aggiunto la portavoce dell’amministrazione guidata dal presidente Joe Biden. Psaki ha quindi affermato che gli Stati Uniti non hanno ancora deciso se considerare o meno i fatti del 25 e 26 luglio un colpo di Stato, aggiungendo che sono in corso analisi presso il Dipartimento di Stato, al fine di prendere una decisione al riguardo.

La sera del 25 luglio, il presidente tunisino, Kais Saied, ha annunciato l’estromissione del primo ministro, Hichem Mechichi, e la sospensione delle attività parlamentari per 30 giorni. La mattina del 26 luglio, l’esercito tunisino ha impedito al presidente del Parlamento e ai membri della Camera dei rappresentanti di entrare nella sede parlamentare. Questi hanno protestato poiché il Parlamento non può essere sciolto dal presidente, secondo la Costituzione tunisina. Tuttavia, Saied afferma di aver fatto ricorso alla sospensione dei lavori prevista dall’articolo 80, che però specifica che deve essere in atto un “pericolo imminente”. 

Tale svolta è arrivata a seguito di una nuova giornata di proteste che, il 25 luglio, ha visto migliaia di tunisini scendere per le strade del Paese per protestare contro una situazione economica, oltre che politica, in continuo deterioramento, ulteriormente esacerbata dalla pandemia di Covid-19. Quest’ultima ha poi messo in luce la fragilità del sistema sanitario, che, per la popolazione, è la conseguenza di anni di cattiva gestione. Si tratta dell’apice di una crisi in corso da mesi e che vede contrapposti i capi dei tre poteri, Saied, Mechichi e il presidente dell’organo legislativo, Rachid Ghannouchi.

L’esecutivo tunisino si è trovato in una situazione di stallo dopo che Kais Saied si è rifiutato di accogliere nel proprio palazzo presidenziale undici dei nuovi ministri scelti da Mechichi nel quadro di un rimpasto di governo. Dal 26 gennaio, questi aspettano di prestare giuramento dopo che Saied, oltre ad aver definito il rimpasto “incostituzionale” da un punto di vista procedurale, si è opposto alla nomina di quattro tra i ministri scelti, in quanto accusati di corruzione o al centro di un conflitto di interessi. Ai sensi della Costituzione tunisina, fino a quando i ministri non prestano giuramento non possono svolgere i compiti a loro affidati, né tantomeno approvare le misure e le riforme di cui necessita il Paese. Al momento, non è chiaro cosa potrebbe accadere. Le controversie costituzionali dovrebbero essere giudicate da una Corte costituzionale, la quale, a sette anni dalla ratifica della Costituzione, non è stata ancora istituita.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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