Iran: dopo 12 giorni, le proteste si espandono

Pubblicato il 27 luglio 2021 alle 11:59 in Iran Medio Oriente

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La popolazione iraniana continua ad occupare le strade del Paese, chiedendo al leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, di abbandonare l’Iran. Oltre al Khuzestan, provincia da cui ha avuto origine l’ampia mobilitazione, i movimenti di protesta si sono allargati anche in altre aree nelle vicinanze della capitale Teheran.

Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya, nella notte tra il 26 e il 27 luglio, centinaia di manifestanti sono scesi in piazza nelle zone di Fardis e Karaj, nella provincia di Alborz, non distante dalla capitale Teheran. Oltre a esprimere il proprio sostegno agli abitanti del Khuzestan, i manifestanti hanno espresso la propria rabbia contro la guida suprema, inneggiando slogan come: “Khamenei si vergogni e lasci il Paese” o, ancora, “Morte al dittatore”. A Teheran, poi, circa cinquanta persone si sono radunate cantando “slogan politici”. In tal caso, ciò che ha alimentato la rabbia della popolazione della capitale è stata soprattutto l’interruzione di energia elettrica. Dall’inizio di luglio, le autorità iraniane hanno iniziato a programmare interruzioni di corrente a Teheran e in altre grandi città, attribuendo ciò a diverse ragioni, tra cui l’aumento della domanda e le temperature elevate, oltre alle ondate di siccità che hanno influito sulla capacità di produzione degli impianti idroelettrici.

Come evidenziato da al-Arabiya, quanto accaduto il 26 luglio rappresenta un’espansione della mobilitazione scoppiata, dal 15 luglio, nella provincia Sud-occidentale del Khuzestan, dove la popolazione ha occupato le strade della regione per protestare contro la carenza di risorse idriche e l’interruzione di acqua potabile. Anche in tal caso, i video diffusi dagli attivisti sui social media hanno mostrato i manifestanti inneggiare slogan come “Morte al dittatore” e “Morte a Khamenei”, mentre le forze dell’ordine sono state viste impiegare gas lacrimogeni contro i “rivoltosi”, con il pretesto di salvaguardare la sicurezza della popolazione da “terroristi” e “gruppi sabotatori”, stando a quanto affermato dagli agenti stessi. Le proteste, dal risvolto violento, hanno provocato almeno 3 vittime, oltre alla morte di un agente di polizia, rimasto ucciso, secondo fonti iraniane, a seguito degli spari dei manifestanti.

Nel frattempo, nella provincia del Khuzestan, dopo dodici giorni dall’inizio delle proteste, la popolazione non si è ancora arresa, nonostante il dispiegamento di migliaia di forze speciali e unità del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (IRGC), volte a frenare l’ondata di proteste. Al contempo, sono diverse le città del Khuzestan dove la linea internet è stata interrotta. Tale mossa è stata condannata in una dichiarazione firmata da 55 giornalisti, i quali hanno denunciato le campagne di repressione contro i media che cercano di trasmettere un “resoconto onesto” delle sofferenze vissute dalla popolazione e le sue richieste. Circa quanto accaduto nella capitale il 26 luglio, per al-Arabiya si è trattato di manifestazioni inaspettate, diversamente dai raduni organizzati nelle altre città iraniane. Motivo per cui, non essendone a conoscenza, il governo di Teheran non ha potuto attivarsi inviando forze di polizia e di sicurezza.

Come affermato dalle autorità di Teheran, la crisi idrica del Khuzestan è da far risalire a una grave siccità, a sua volta provocata da un forte calo delle precipitazioni, che negli ultimi mesi sono state inferiori di oltre il 40% rispetto ai livelli dello scorso anno, e dall’aumento delle temperature estive. La carenza idrica ha lasciato le dighe iraniane con meno acqua per generare elettricità, causando interruzioni di energia elettrica. I manifestanti e gli attivisti del Khuzestan, da parte loro, hanno puntato il dito contro il governo iraniano, che avrebbe messo in atto delle politiche discriminatorie, volte a modificare la demografia della regione. Tra queste, il trasferimento “eccessivo” di risorse idriche dal Khuzestan alle province di etnia persiana. Non da ultimo, la regione manca di infrastrutture idonee a gestire le risorse idriche disponibili in modo adeguato.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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