Haiti: arrestato il coordinatore della sicurezza dell’ex presidente Moïse

Pubblicato il 27 luglio 2021 alle 12:37 in America centrale e Caraibi

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La polizia nazionale haitiana ha annunciato l’arresto, questo lunedì 26 luglio, del coordinatore della sicurezza dell’ex presidente del Paese, Jovenel Moïse, nell’ambito delle indagini sul suo assassinio. L’alto funzionario, Jean Laguel Civil, è stato incarcerato a Delmas, una città vicina a Port-au-Prince, essendo sospettato di essere coinvolto nel complotto che ha portato alla morte di Moïse nella sua residenza, per mano di un commando armato. L’avvocato di Civil, Reynold Georges, ha definito l’arresto del suo cliente “motivato politicamente”.

Il commissario del Governo di Port-au-Prince, Me Bed-ford Claude, aveva già chiesto ai servizi di migrazione di vietare l’uscita dal Paese di 4 agenti di polizia nazionale haitiana, responsabili della sicurezza del presidente assassinato, ossia Dimitri Hérard, capo dell’Unità di sicurezza generale del Palazzo Nazionale (USGPN), Léandre Pierre Osman, capo dell’Unità di sicurezza presidenziale (USP) e l’ispettore Amazan Paul Eddy, capo del Team Cat, un’unità d’élite responsabile della protezione del presidente.

La polizia ha emesso, lunedì 26 luglio, un avviso di perquisizione nei confronti di Wendelle Coq Thélot, giudice della Corte di cassazione, il più alto organo giudiziario del Paese. Le forze di sicurezza dello Stato latino-americano hanno ritenuto, inoltre, di aver scoperto un complotto organizzato da un gruppo di haitiani con legami all’estero. Il nuovo Primo Ministro di Haiti, Ariel Henry, ha promesso di consegnare alla giustizia tutti gli assassini del presidente e ha affermato che “tutti coloro che sono sospettati di essere autori materiali o intellettuali devono essere identificati e assicurati alla giustizia”. “Non dovremo mai più vivere una tragedia come questa”, ha riferito Henry.

Il 7 luglio, un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nella casa del presidente sulle colline di Port-au-Prince, la capitale del Paese, e lo ha ucciso con 12 colpi di arma da fuoco, secondo le autorità haitiane. Moïse, 53 anni, era entrato in carica nel 2017, in seguito a una controversa elezione per accuse di frode. L’assassinio del presidente è avvenuto circa due mesi prima delle elezioni presidenziali e legislative previste per il 26 settembre. Per la stessa data, Moïse aveva indetto un referendum finalizzato ad approvare una nuova Costituzione, un progetto che non aveva tuttavia ricevuto il sostegno né dell’opposizione né della comunità internazionale.

Le autorità hanno segnalato l’arresto di almeno 26 sospetti nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Moïse, tra cui 18 ex soldati colombiani e tre agenti di polizia haitiani. Il capo della polizia, Léon Charles, ha comunicato, martedì 20 luglio, che almeno 7 alti ufficiali di polizia sono stati posti in isolamento, senza essere stati formalmente detenuti, e ha aggiunto che le forze di sicurezza haitiane stanno ricevendo supporto da unità di intelligence in vari Paesi, incluso l’FBI.

Il ministro degli Esteri colombiano e vicepresidente, Marta Lucía Ramírez, ha affermato, il 24 luglio, che le autorità colombiane stanno lavorando con Haiti per aiutare a chiarire l’accaduto. “La Colombia sta lavorando con il Governo haitiano per identificare tutti i responsabili di questo crimine. Per noi è molto importante essere chiari su quello che è successo, perché sono coinvolti anche membri della forza pubblica colombiana”, ha comunicato Ramírez.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Ludovica Tagliaferri

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.