Camerun: secondo attacco contro militari in tre giorni

Pubblicato il 27 luglio 2021 alle 16:54 in Africa Camerun

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Un gruppo di aggressori non identificati ha ucciso 5 soldati e un civile durante un raid in un avamposto militare nell’estremo Nord del Camerun. Lo hanno riferito, martedì 27 luglio, le autorità locali. Si tratta del secondo attacco letale in tre giorni contro il personale militare del Paese.

Nella giornata di lunedì 26 luglio, una postazione dell’esercito nel villaggio di Zigue è stata attaccata intorno alle 21:00, ora locale. Nella risposta delle truppe camerunensi, almeno 17 militanti del gruppo terroristico di Boko Haram sono stati uccisi. Gli insorti, pesantemente armati, hanno preso di mira un avamposto della Multinational Joint Task Force (MNJTF) situato nell’area. “I soldati sono stati molto coraggiosi, hanno resistito all’attacco per ore e poi li hanno cacciati via. Questa mattina abbiamo scoperto i corpi di 17 dei terroristi che avevano attaccato la postazione dell’MNJTF. Sfortunatamente, anche un civile e 5 soldati sono stati uccisi nell’attacco”, ha riferito una fonte in condizione di anonimato. L’offensiva segue di pochi giorni quella avvenuta sabato 24 luglio a Sagmé, una città a pochi chilometri dal confine con la Nigeria, dove almeno 8 soldati sono rimasti uccisi in un raid di Boko Haram. Anche 20 militanti del gruppo sarebbero morti dopo che l’esercito camerunense ha sferrato la sua controffensiva. Il colonnello Didier Badjeck ha dichiarato che le truppe sono ora in “massima allerta” per prevenire “possibili nuovi assalti”.

Il Camerun, insieme alle vicine Nigeria e Ciad, combatte da anni il gruppo militante di Boko Haram e, più recentemente, si è trovato a scontrarsi anche con i combattenti dell’organizzazione dello Stato islamico dell’Africa Occidentale (ISWAP). La Multinational Joint Task Force è un’iniziativa militare congiunta creata da Camerun, Ciad, Niger, Nigeria e Benin per combattere Boko Haram e ISWAP, responsabili dell’instabilità di quelle aree. La missione, che ha assunto compiti antiterrorismo dall’aprile 2012, conta tra i 7.500 e i 10.000 uomini e il suo quartier generale è a N’Djamena.

L’organizzazione nota come Boko Haram è un gruppo fondamentalista nigeriano che, da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso oltre 35.000 persone e costretto più di 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. Durante i loro assalti, i militanti dell’organizzazione rapiscono spesso donne e bambini per arruolarli e costringerli a compiere attentati suicidi. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. L’ISWAP è una fazione secessionista di Boko Haram che, nel 2016, si è dichiarata affiliata all’Isis. Nello specifico, il 7 marzo 2015, Abubakar Shekau, leader di Boko Haram, ha promesso fedeltà allo Stato Islamico della Siria e del Levante, che ha accettato i nuovi adepti e ha annunciato l’espansione del califfato in Africa occidentale. Tuttavia, nell’agosto 2016, la leadership dello Stato Islamico in Siria e Iraq ha riconosciuto e nominato Abu Musab al-Barnawi come leader de facto dell’ISWAP, cosa che Shekau ha rifiutato di accettare. A causa di lotte intestine, la neonata organizzazione si è divisa tra la fazione di al-Barnawi (ISWAP) e la fazione di Shekau (Boko Haram). Si stima che lo Stato Islamico dell’Africa Occidentale contasse tra i 3.500 e i 5.000 combattenti, nel febbraio del 2020. Il 6 giugno, l’ISWAP ha annunciato che Shekau sarebbe morto a seguito dell’esplosione di un ordigno, il 18 maggio, mentre tentava di scappare da un assalto dei militanti dello Stato Islamico. Secondo le Nazioni Unite, i gruppi armati hanno costretto alla fuga quasi 2,4 milioni di persone in Nigeria e nei Paesi vicini.

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di Redazione

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