Striscia di Gaza: Israele risponde ai palloni incendiari

Pubblicato il 26 luglio 2021 alle 8:26 in Israele Palestina

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Le forze israeliane hanno condotto raid aerei contro diverse postazioni nella Striscia di Gaza, nella notte tra il 25 e il 26 luglio. La mossa rappresenta una risposta al lancio di palloni incendiari del giorno precedente, causa di incendi nel Sud di Israele.

Fonti della sicurezza a Gaza hanno affermato che gli aerei da guerra israeliani hanno lanciato almeno due missili contro terreni agricoli nel Nord dell’enclave, mentre altri quattro miravano a colpire un sito adibito ad attività di addestramento, appartenente alle Brigate al-Qassam, il braccio militare del gruppo di resistenza palestinese Hamas, situate nel Sud di Gaza, nei pressi della città di Khan Yunis. Gli attacchi notturni, a detta di fonti mediche palestinesi, non hanno provocato vittime né feriti.

Come specificato dall’esercito israeliano, i raid effettuati contro Gaza costituiscono una risposta a quanto avvenuto il 25 luglio, quando palloni incendiari, provenienti dalla Striscia di Gaza, hanno colpito le aree meridionali israeliane, in primis il deserto del Neghev, mentre membri dei vigili del fuoco hanno dichiarato di aver estinto incendi in tre punti della regione di Eshkol e che le indagini condotte hanno confermato che questi sono stati provocati da palloni incendiari. Anche altre fonti locali hanno dichiarato di aver visto scoppiare almeno quattro incendi nelle zone agricole e nella boscaglia a ridosso dell’enclave. Da parte sua, Husam Badran, membro dell’ufficio politico di Hamas, ha dichiarato che se l’assedio nella Striscia di Gaza continuerà, Hamas e i suoi alleati “impiegheranno tutti i mezzi a disposizione per esercitare pressione sull’occupazione”.

Non da ultimo, Israele ha reagito dimezzando la zona di pesca consentita al largo di Gaza. Quest’ultima misura è stata annunciata, il 25 luglio stesso, dall’ala militare dell’unità di Coordinamento delle attività del governo israeliano nei territori palestinesi (COGAT), la quale ha specificato che la zona di pesca consentita è stata ridotta da 12 a 6 miglia nautiche, in risposta a delle azioni ritenute essere una violazione della sovranità israeliana. Risale al 12 luglio la decisione di Israele con cui era stato stabilito di espandere la zona di pesca al largo di Gaza da 9 a 12 miglia nautiche. Tale misura, era stato affermato dal portavoce dell’esercito israeliano, Avichay Adraee, derivava dall’apparente calma testimoniata nelle settimane precedenti e da una valutazione della situazione in termini di sicurezza. Non da ultimo, era stata consentita l’importazione di materiale medico, per la pesca, di materie prime per l’industria e per il settore tessile da Israele alla Striscia di Gaza, attraverso il valico di Kerem Shalom, mentre erano state autorizzate le attività di export di prodotti agricoli e tessili dall’enclave verso Israele.

Un rapporto dell’ONU di 12 pagine, presentato il 24 giugno al Consiglio di Sicurezza, ha rilevato “un allarmante aumento del livello di violenza tra israeliani e palestinesi, comprese le ostilità tra Israele e i gruppi a Gaza con un’intensità che non si vedeva da anni”. Il documento sottolinea che il cessate il fuoco, dopo gli 11 giorni di combattimenti tra Tel Aviv e la Striscia, a maggio, “rimane molto fragile”, e ha aggiunto che le Nazioni Unite stanno lavorando a stretto contatto con Israele, con i palestinesi e con i partner internazionali, incluso l’Egitto, “per consolidare la cessazione delle ostilità, consentire l’ingresso di urgenti aiuti umanitari e stabilizzare la situazione a Gaza”.

Il riferimento va alla violenta escalation verificatasi tra il 10 e il 21 maggio, che ha visto protagonisti le forze israeliane e i gruppi palestinesi, Hamas in primis. Questa ha rappresentato il culmine di giorni di tensione a Gerusalemme Est, che hanno interessato diversi luoghi sacri, primo fra tutti la moschea di al-Aqsa, presa d’assalto dalle forze israeliane nella mattina del 10 maggio, giorno in cui il gruppo palestinese Hamas aveva avvertito Israele della possibilità di un attacco su larga scala se le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound della moschea entro le 2:00 del mattino. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio, proseguiti poi nel corso dei giorni successivi. Agli attacchi del gruppo palestinese ha immediatamente fatto seguito la risposta israeliana.

Come riferito dal Segretario generale dell’Onu, l’ultima guerra a Gaza ha segnato la peggiore escalation delle ostilità tra Israele e Palestina dal 2014, con i gruppi armati palestinesi che hanno sparato oltre 4.000 razzi e proiettili verso Israele e le forze israeliane che hanno effettuato oltre 1.500 attacchi aerei, terrestri e marittimi attraverso la Striscia di Gaza. Le tensioni di maggio hanno provocato la morte di 259 palestinesi, di cui 66 bambini e 41 donne, e 9 israeliani, tra cui 2 bambini. Centinaia di israeliani sono rimasti feriti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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