Pakistan: il partito di Khan vince le elezioni nel Kashmir

Pubblicato il 26 luglio 2021 alle 19:37 in Asia Pakistan

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Il partito di governo del Pakistan, Pakistan Tehrik-e-Insaf (PTI), al quale appartiene anche il premier Imran Khan ha vinto le elezioni nell’assemblea regionale della porzione di Kashmir amministrata da Islamabad, secondo quanto annunciato dalla commissione elettorale, il 26 luglio.

In particolare, il commissario capo per le elezioni, Abdul Rashid Sulehria, ha annunciato che il PTI ha ottenuto 25 seggi sui totali 45 dell’assemblea regionale alle elezioni organizzate il 25 luglio. Khan si è congratulato con il proprio partito per tale vittoria e ha ringraziato gli elettori con un post su Twitter, promettendo che sarà dedicata particolare attenzione a far uscire dalla povertà la popolazione locale. Tra gli altri partecipanti, invece, il Partito del popolo pakistano (PPP) dell’ex premier Benazir Bhutto ha ricevuto 11 seggi, mentre la Lega musulmana pakistana (PML-N) dell’ex primo ministro Nawaz Sharif, che in precedenza aveva detenuto la maggioranza nell’assemblea regionale, ha ottenuto 6 seggi.

Il primo ministro uscente del Kashmir pakistano, Raja Farooq Haider, esponente del PML-N, ha perso un seggio e ne ha vinto un secondo con 300 voti. Il suo partito ha accusato quello del premier Khan di aver truccato le elezioni ma Sulehria ha respinto tali affermazioni, sostenendo che le votazioni sono state libere, eque e trasparenti. Il 25 luglio, vi sono stati episodi di violenza tra sostenitori del PTI e del PPP e due membri del partito di Khan hanno perso la vita in tali circostanze. A parte tale episodio, i seggi sono stati definiti “pacifici” da The Straits Times.

Secondo analisti citati dalla stessa testata, la polarizzazione della politica pakistana ha spinto i principali partiti nazionali a concentrarsi sui sondaggi nella regione semi-autonoma del Kashmir, concentrandosi maggiormente in un’elezione che, in passato, sarebbe stata spesso trascurata e tradizionalmente vinta dal partito di governo nazionale. Khan, che è salito al potere alle elezioni del 2018, ha dovuto affrontare crescenti critiche sulla sua gestione dell’economia pakistana e sulla sua capacità di mantenere le promesse della campagna elettorale, compresi gli impegni per creare milioni di nuovi posti di lavoro e sbarazzarsi della corruzione.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti,  l’Onu ha istituito un confine de facto nel Kashmir tra la parte indiana e quella pakistana, noto come Linea di Controllo (LoC).  Qui è in atto un cessate il fuoco dal 2003 che Islamabad e Nuova Delhi si accusano reciprocamente di violare di frequente ma che hanno riaffermato lo scorso febbraio, mentre, da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

Di recente, le tensioni si sono aggravate dal 14 febbraio 2019, quando un attentato suicida rivendicato dall’organizzazione terroristica nota come Jaish-e-Muhammad (JeM) nella zona indiana del Kashmir aveva causato la morte di 44 persone, tra membri del personale di sicurezza indiano e civili. Il successivo 26 febbraio, Nuova Delhi aveva quindi avviato un’operazione aerea nel territorio pakistano ma, il giorno dopo, Islamabad aveva abbattuto 2 jet indiani, catturando un pilota. Tale momento di accresciute tensioni era stato smorzato dalla riconsegna del pilota ma le relazioni bilaterali indo-pakistane sono rimaste tese.

A livello politico, poi, la situazione era ulteriormente peggiorata da quando, il 5 agosto 2019, l’India aveva revocato l’autonomia alla propria porzione di Kashmir e ne ha cambiano lo status amministrativo. Il successivo 31 ottobre 2019, Nuova Delhi aveva quindi pubblicato una nuova mappa del Paese in cui i territori contesi con Islamabad del Jammu e del Kashmir erano stati fatti rientrare nei cosiddetti Territori dell’Unione Jammu, Kashmir e Ladakh, insieme alle aree amministrate dal Pakistan del Kashmir, di Gilgit-Baltistan e di Azad Jammu. Il Pakistan aveva da subito protestato contro tali cambiamenti, declassando lo status delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi e sospendendo gli scambi commerciali e il servizio ferroviario con l’India. Un anno più tardi, il 4 agosto 2020, il Pakistan ha poi pubblicato una nuova cartina politica del Paese nella quale ha inglobato parte del territorio conteso con l’India nel Kashmir, connettendo la LoC al confine con la Cina.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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