Nicaragua: arrestato il settimo candidato alla presidenza

Pubblicato il 26 luglio 2021 alle 10:23 in America centrale e Caraibi

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La Polizia nazionale del Nicaragua ha arrestato, questo sabato 24 luglio, il settimo candidato alla presidenza, Noel José Vidaurre Argüello, “accusato di aver compiuto atti contro lo Stato”. Oltre a Vidaurre, è stato arrestato anche il commentatore politico Jaime José Arellano Arana. Secondo quanto riportato dalla Polizia, entrambi sono stati incolpati di “aver ricevuto finanziamenti da diverse potenze straniere con lo scopo di destabilizzare il Nicaragua e di proporre e gestire attività economiche, commerciali contro il Paese e le sue istituzioni”.

Gli Stati Uniti hanno ritirato i visti a 100 funzionari nicaraguensi con l’accusa di essere coinvolti nella “crescente repressione” attuata dal presidente latino-americano, Daniel Ortega, nei confronti dei suoi oppositori politici. Le restrizioni hanno interessato membri dell’assemblea e del sistema giudiziario nicaraguense, inclusi Pubblici Ministeri e giudici, nonché alcuni dei loro familiari.

Ortega ha giustificato gli arresti dicendo che la sua amministrazione stava perseguendo i criminali che tentavano di tramare un colpo di Stato contro di lui. Tuttavia, la società civile e diversi gruppi per i diritti umani hanno accusato il presidente del Paese di “crescente autoritarismo”. José Miguel Vivanco, direttore per le Americhe di Human Rights Watch, ha dichiarato, il 22 giugno, che “la gravità e l’intensificazione della brutale repressione del Governo Ortega sui critici e i membri dell’opposizione nelle ultime settimane richiedono una maggiore pressione internazionale”.

Il provvedimento statunitense è stato preso dopo l’arresto di 26 oppositori, iniziato il 2 giugno. Tra questi c’erano anche 6 candidati alla presidenza per le prossime elezioni di novembre 2021. A detta della polizia, le misure restrittive contro questi candidati sarebbero state imposte in seguito ad accuse di collaborazione, tramite finanziamenti esteri, nella realizzazione di “atti di terrorismo e destabilizzazione”.

Il 9 giugno, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a quattro funzionari nicaraguensi che sostengono Ortega, compresa la figlia del presidente, accusandoli di minare i processi democratici e di abusare dei diritti umani. Le sanzioni, che consistono nel congelamento di tutti i loro beni in territorio statunitense, hanno colpito anche Leonardo Ovidio Reyes Ramirez, presidente della Banca Centrale del Nicaragua, Edwin Ramon Castro Rivera, deputato dell’Assemblea nazionale del Nicaragua, e Julio Modesto Rodriguez Balladares, generale di brigata dell’esercito nicaraguense e direttore esecutivo dell’Istituto di assistenza sociale militare. Il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha affermato, il 12 luglio, che l’amministrazione Biden continuerà a utilizzare gli strumenti diplomatici ed economici a sua disposizione per “spingere per il rilascio dei prigionieri politici e per sostenere le richieste dei nicaraguensi di una maggiore libertà e di elezioni libere ed eque”.

Ortega aveva governato il Nicaragua tra il 1985 e il 1990 ed era tornato al potere in seguito alle elezioni del 2007. Il presidente sta ora puntando alla sua rielezione per il quarto mandato presidenziale consecutivo. Nel 2020 erano state approvate diverse leggi nel Paese volte a restringere gli spazi sociali, a rendere difficile il lavoro delle organizzazioni civili e a ostacolare la partecipazione dell’opposizione alle elezioni previste per novembre 2021. Tra queste, l’Assemblea nazionale nicaraguense aveva accolto, il 21 dicembre dello scorso anno, la Legge per la Difesa dei Diritti del Popolo all’Indipendenza, alla Sovranità e all’Autodeterminazione per la Pace, il cui scopo dichiarato era quello di respingere le interferenze straniere negli affari interni e che, secondo i leader dell’opposizione, avrebbe inibito i loro candidati alle elezioni del novembre 2021.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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