Mozambico: l’esercito guadagna terreno contro i ribelli islamisti

Pubblicato il 26 luglio 2021 alle 10:45 in Africa Mozambico

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Il presidente del Mozambico, Filipe Nyusi, ha dichiarato, domenica 25 luglio, che le forze impegnate a combattere contro l’insurrezione islamista nella provincia settentrionale di Cabo Delgado stanno guadagnando terreno. “Il nemico si sta ritirando”, ha detto il capo di Stato.

La scorsa settimana, le truppe straniere inviate per aiutare le forze di sicurezza locali si sono scontrate per la prima volta con i militanti islamisti. I soldati ruandesi, giunti di recente in Mozambico, hanno combattuto in diverse occasioni contro gli estremisti. Ancora pochi dettagli affidabili sono emersi sui combattimenti, avvenuti vicino al confine tra Mozambico e Tanzania, ma i funzionari hanno affermato che gli insorti hanno subito decine di vittime. 

Le truppe ruandesi hanno rappresentato il primo dispiegamento straniero significativo in Mozambico, con un ruolo di combattimento diretto nel conflitto. Russi e sudafricani hanno precedentemente combattuto contro gli insorti a fianco delle forze di sicurezza locali ma il loro apporto è stato limitato. I successi dei miliziani attivi nella provincia settentrionale di Cabo Delgado e legati allo Stato Islamico hanno suscitato il timore internazionale di una nuova roccaforte estremista nell’Africa meridionale e hanno portato ad un rinnovato impegno regionale per sconfiggerli.

Le fazioni affiliate all’Isis e ad al-Qaeda si sono rafforzate negli ultimi anni nell’Africa occidentale, centrale e sud-orientale, una delle poche regioni del mondo in cui entrambi i gruppi si sono espansi. In un rapporto pubblicato la scorsa settimana, il comitato delle Nazioni Unite incaricato di monitorare le minacce di al-Qaeda e Isis in tutto il mondo ha descritto parti dell’Africa occidentale e orientale come particolarmente “preoccupanti”. “Gli affiliati di entrambi i gruppi possono vantare guadagni in sostenitori e territorio, nonché capacità crescenti nella raccolta di fondi e nelle armi, ad esempio nell’uso dei droni”, ha affermato il comitato, che basa le sue valutazioni sull’intelligence fornita dagli Stati membri.

Nei prossimi mesi, è previsto l’invio di nuovi contingenti stranieri da dispiegare in Mozambico. A fine giugno, i Paesi della Southern African Development Community (SADC) hanno concordato di schierare militari nella nazione dell’Africa meridionale per aiutare il governo a sedare l’insurrezione jihadista che, da circa tre anni, sconvolge il Nord della nazione. Il blocco africano, nello specifico, ha “approvato il dispiegamento della Forza di pronto intervento della SADC a sostegno del Mozambico per combattere il terrorismo e gli atti di estremismo violento a Cabo Delgado”. Gli esperti hanno tuttavia avvertito che l’afflusso di soldati stranieri potrebbe portare ad attacchi di rappresaglia in tutta l’Africa meridionale, e forse oltre, e il rischio è che i deboli servizi di sicurezza locali facciano fatica a prevenirli. Si teme poi che il dispiegamento di forze significative con una conoscenza limitata dell’ambiente, delle lingue e della cultura locali possa essere controproducente se non dovesse essere controbilanciato da un’ampia gamma di iniziative sociali, politiche ed economiche. Il Sudafrica, l’Angola, la Tanzania e il Botswana sono tra i Paesi che stanno contribuendo a supportare l’esercito locale con i loro soldati. Anche unità d’élite dell’esercito dello Zimbabwe si stanno preparando per il dispiegamento.

La città di Palma, nella provincia di Cabo Delgado, è sotto attacco dal 24 marzo. Quel giorno, militanti legati allo Stato Islamico hanno lanciato attacchi coordinati contro la città, saccheggiando e distruggendo gli edifici e uccidendo i residenti mentre migliaia di persone cercavano di fuggire. In seguito all’attacco, il gigante petrolifero francese Total si è ritirato dal sito di esplorazione di gas situato nella regione. L’assalto ha segnato un’intensificazione delle violenze. Questa settimana è stata effettuata una nuova serie di raid.

Gli attacchi sono realizzati da un’organizzazione locale nota come al-Shabab o Al-Sunna wa Jama’a. Si tratta di un gruppo di militanti islamisti del Mozambico, che ha giurato fedeltà all’Isis nel 2019 e che conta circa 4.500 membri, di cui 2.000 armati. L’organizzazione opera nella provincia di Cabo Delgado dall’ottobre del 2017, quando ha iniziato la sua ribellione armata contro il governo di Maputo. Gli attacchi sono cominciati nella cittadina di Mocimboa da Praia e, da allora, si sono diffusi in altri sette distretti, ovvero un terzo del territorio della provincia. I leader dell’organizzazione intrattengono legami anche con altri gruppi terroristici dell’Africa orientale. Nel 2018, l’organizzazione ha spostato la sua attenzione su piccoli villaggi remoti, cercando di ridurre al minimo i conflitti diretti con le forze di sicurezza del governo. Con limitate eccezioni, il gruppo ha condotto quasi sempre i propri attacchi nella provincia di Cabo Delgado. Gli attentati variano di intensità e scala, ma generalmente includono l’uso di armi da fuoco e di armi da taglio, ad esempio machete. Talvolta, le offensive prevedono anche decapitazioni e rapimenti. Molti dei membri stranieri del gruppo sono reclutati in Tanzania, Uganda e Somalia.

Il 10 marzo, il Governo degli Stati Uniti ha designato il gruppo di ribelli in Mozambico come organizzazione terroristica straniera affiliata allo Stato Islamico, ai sensi della sezione 219 dell’Immigration and Nationality Act. Il gruppo è stato altresì inserito nella lista dei Special Designated Global Terrorists (SDGTs), così come il suo leader Abu Yasir Hassan. Si stima che, dal 2017, più di 2.800 persone siano state uccise e almeno 700.000 siano rimaste sfollate a causa delle violenze. 

Dall’agosto 2020, i combattenti hanno il controllo della città portuale di Mocimboa da Praia, mentre da marzo di quest’anno anche quello di Praia. Il governo ha schierato migliaia di soldati a Cabo Delgado per combattere i miliziani islamisti, ma l’esercito del Mozambico è storicamente debole, mal addestrato e sotto equipaggiato.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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