Messico: uccisi 6 uomini a Zacatecas

Pubblicato il 26 luglio 2021 alle 11:28 in America Latina Messico

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Sei uomini sono stati uccisi in Messico, il 24 luglio, in seguito a diversi attacchi armati nel comune di Guadalupe, a Zacatecas. Finora, la polizia nazionale non ha segnalato alcun arresto legato al caso. Questi atti di violenza si aggiungono ad altri omicidi avvenuti in giornata nel comune di Fresnillo, tra cui quelli di due minorenni.

Zacatecas è uno Stato del Messico centro-settentrionale, strategico per il trasferimento di droga e armi e ora conteso dai due cartelli più potenti del Paese, ovvero quello di Sinaloa e di Jalisco Nueva Generación (CJNG). Secondo i dati ufficiali, Zacatecas registra il più alto tasso di omicidi ogni 100.000 abitanti. A partire dal 2021, sono avvenuti 746 omicidi in questa zona, rispetto ai 1.065 di tutto il 2020.

Diversi esperti hanno constatato che né la guerra frontale contro il narcotraffico, lanciata dall’ex presidente Felipe Calderón nel 2006, né l’approccio conciliativo di “abbracci non proiettili” dell’attuale presidente del Paese, Andrés Manuel López Obrador, sono riusciti a fermare la spirale di violenza che ha luogo in Messico. Secondo Arturo López Bazán, segretario della sicurezza di Zacatecas, lo Stato è anche un’importante rotta del traffico di armi provenienti dal Nord.

L’assistente del segretario degli Interni, Alejandro Encinas, ha affermato che quasi l’80% degli omicidi odierni “è associato ad attività criminali“. Il 19 giugno, sono avvenuti violenti incidenti a Reynosa, che hanno provocato 19 morti, tra cui 15 civili e 4 presunti aggressori. Secondo le indagini preliminari della Procura di Stato di Tamaulipas, gli omicidi sarebbero stati opera di esponenti dei “Ciclones” e degli “Escorpiones”.

Sei giorni dopo l’attentato di Reynosa, un altro violento incidente è stato registrato nello Stato settentrionale di Zacatecas, dove presunti membri del cartello CJNG si sarebbero scontrati con membri del cartello Sinaloa, generando un bilancio di 18 morti. I recenti attentati hanno sollevato interrogativi contro le politiche di sicurezza del Governo López Obrador che, dopo tre anni al potere, ha assicurato che la sua politica di “abbracci, non proiettili” sarebbe stata più efficace e meno violenta di quella delle passate amministrazioni. “Lo Stato ha l’obbligo di garantire la pace e la tranquillità, la sicurezza di tutti i cittadini”, ha dichiarato il presidente, il 21 giugno, evidenziando che il Governo sta “facendo uno sforzo” in tutti gli Stati che sono in difficoltà.

Diversi analisti e oppositori del presidente hanno sostenuto che il Governo messicano non ha un piano di sicurezza definito e sta applicando iniziative isolate che non hanno contribuito a risolvere il problema, dal momento che diverse organizzazioni criminali e cartelli della droga stanno espandendo le loro aree di controllo.

La violenza legata alla droga ha ucciso più di 300.000 persone in Messico dal 2006 e il numero totale delle persone scomparse e mai trovate è di quasi 87.855. Dallo stesso anno, il Governo nazionale ha iniziato a schierare truppe federali per combattere i cartelli come parte della cosiddetta guerra messicana della droga.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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