Mali: presunto aggressore del presidente deceduto in custodia

Pubblicato il 26 luglio 2021 alle 10:19 in Africa Mali

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L’uomo accusato di aver tentato di accoltellare il presidente ad interim del Mali, Assimi Goita, il 20 luglio, è morto in ospedale mentre era in custodia dei servizi di sicurezza, secondo quanto ha riferito il governo il 26 luglio

La notizia è stata resa nota tramite un comunicato dell’esecutivo ad interim che governa il Mali, letto alla televisione pubblica ORTM: “Durante le indagini che hanno permesso di evidenziare indizi corroboranti dei suddetti reati, il suo stato di salute è peggiorato. Ricoverato all’Ospedale Universitario Gabriel Touré, poi all’Ospedale Universitario Point G, è purtroppo deceduto”, ha riferito il governo . “L’autopsia è stata immediatamente disposta per determinare la causa della sua morte”, continua il comunicato. “Il governo ricorda, però, che la sua morte non preclude la prosecuzione delle indagini già in corso presso la Procura del Comune II, tanto più che i primi indizi raccolti e le informazioni ottenute indicano che non si è trattato di un caso isolato», ha aggiunto l’esecutivo. 

Un video, ottenuto dall’agenzia di stampa Reuters, mostra alcuni agenti di sicurezza del Mali che lanciano un uomo nel retro di un camioncino militare, lo stesso 20 luglio, a seguito del tentato assalto. Goita è stato sorpreso dal tentativo di accoltellamento dopo le preghiere di Eid al-Adha, nella Grande Moschea della capitale, Bamako. L’aggressione è avvenuta mentre un imam stava dirigendo i fedeli fuori dalla moschea per il sacrificio rituale. Il presunto aggressore era stato portato al campo militare di Kati, situato appena fuori Bamako, dove la sicurezza era stata rafforzata secondo un funzionario.

Goita, 37 anni, è una figura centrale nella nuova transizione del Mali. Il generale è stato nominato presidente ad interim del Mali, il 28 maggio, a seguito di una sorta di colpo di Stato militare. Il 24 maggio, i soldati maliani, guidati da Goita, avevano arrestato l’ex presidente ad interim, Bah Ndaw, e l’ex primo ministro, Moctar Ouane. Questi sono stati rilasciati dopo aver presentato le dimissioni dai rispettivi incarichi il successivo 27 maggio. Il giorno dopo, Goita ha raccontato che l’Esercito era dovuto intervenire, costretto a scegliere tra “disordini o coesione” all’interno delle forze di difesa e sicurezza. La ragione alla base di questo duro intervento dell’esercito era stato un rimpasto di governo, grazie al quale due militari sarebbero stati rimossi da due Ministeri chiave: quello della Difesa e quello della Sicurezza. 

Ndaw e Ouane erano a capo di un governo transitorio istituito in seguito al colpo di Stato miliare che aveva portato alle dimissioni dell’ex-presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, il 19 agosto 2020, dopo mesi di proteste popolari nel Paese contro il suo governo. L’esecutivo con a capo Ndaw e Ouane era stato istituito il 5 ottobre 2020, aveva il compito di guidare il Paese a nuove elezioni che avrebbero ripristinato un governo civile entro diciotto mesi. Le Nazioni Unite, l’Unione Europea, gli Stati Uniti e il Regno Unito avevano immediatamente condannato gli arresti del 24 maggio e avevano chiesto il rilascio immediato dei rappresentanti arrestati. Il 3 giugno, la Francia, ex potenza coloniale, aveva annunciato la sospensione precauzionale delle sue operazioni militari nel Paese, per poi riavviarle il 2 luglio. 

La situazione relativa alla sicurezza nazionale ed internazionale in Mali è particolarmente critica a partire dal 2012, quando il Paese ha dovuto affrontare prima un colpo di Stato e poi una rivolta armata scoppiata nel Nord e guidata da membri Tuareg alleati con alcuni combattenti di Al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi sono riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali. Successivamente, nel 2013, la situazione è peggiorata, con il movimento che è riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Dal 20 gennaio 2013, gli insorti sono stati gradualmente sradicati ed espulsi dai territori del Nord grazie alle operazioni congiunte delle truppe di Francia e Mali. Ciononostante, da allora continuano a verificarsi periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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