Maldive: gli attentatori dell’ex presidente sono simpatizzanti dell’ISIS

Pubblicato il 26 luglio 2021 alle 20:28 in Asia Maldive

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L’attentato contro l’ex presidente delle Maldive, Mohamed Nasheed, del 6 maggio scorso, è stato compiuto da un gruppo di simpatizzanti dello Stato Islamico il cui presunto capo, identificato come Thasleem, è stato arrestato il 24 luglio scorso nell’atollo meridionale di Addu, secondo quanto riferito dalla polizia, il 26 luglio.

L’assistente commissario Mohamed Riaz ha reso noto che Thasleem era stato arrestato anche nel 2017 per aver presumibilmente fabbricato una bomba in un appartamento. Il suo caso non era andato avanti ed era stato poi rilasciato l’anno successivo senza spiegazioni. Riaz ha affermato che la polizia ha arrestato 10 persone per presunto coinvolgimento nel tentativo di omicidio ai danni dell’ex presidente e che i sospettati diffonderebbero le ideologie dell’ISIS. Tuttavia, al momento gli investigatori non avrebbero trovato alcun collegamento diretto tra il gruppo e lo Stato Islamico.

Le persone arrestate avrebbero però dichiarato che Nasheed non credeva più nell’Islam e che il suo “sangue avrebbe dovuto essere versato” perché le sue azioni e i suoi discorsi politici non sarebbero stati in linea con i valori islamici. Riaz ha detto che il gruppo aveva pianificato di uccidere Nasheed nel 2020 davanti alla casa di sua moglie, ma aveva poi rinunciato perché il luogo non era stato ritenuto appropriato. In seguito, gli aggressori avevano poi valutato di colpirlo durante i suoi allenamenti, senza però riuscire a trovare una modalità efficace.

Lo scorso 6 maggio, l’ex capo di Stato delle Maldive e attuale presidente del Parlamento Nasheed era rimasto ferito in un’esplosione avvenuta fuori dalla sua abitazione. L’ordigno era stato posizionato in una moto parcheggiata ed era stato fatto esplodere da remoto, ferendo anche 4 passanti, tra cui un cittadino britannico. Nasheed ha subito più interventi chirurgici dopo l’attacco ed è stato poi trasportato in aereo in Germania per ulteriori cure. Al momento, si è ripreso dalle ferite riportate.

Nasheed era diventato il primo presidente democraticamente eletto delle Maldive dopo aver vinto le prime elezioni multipartitiche del Paese, nel 2008 restando in carica per quattro anni. Nel 2012, poi, era stato rovesciato da un colpo di Stato. Questo e le condanne ricevute a seguito della sua destituzione gli avevano impedito di partecipare alle elezioni presidenziali del 2018. Tornato nel Paese dopo un esilio autoimposto, era riuscito ad entrare in Parlamento grazie alla vittoria ottenuta dal suo partito alle elezioni del 2019 e a diventarne presidente, la seconda posizione politica più importante nella nazione dell’Oceano Indiano. Nasheed era considerato un leader moderato con stretti legami con l’Occidente tra il 2008 e il 2012, era un critico esplicito del crescente estremismo locale.

Le Maldive, dove l’Islam è la religione di Stato e la pratica e la diffusione di altre fedi sono vietate dalla legge, rappresentano una realtà critica per l’estremismo jihadista in Asia e sono il Paese che ha inviato il maggior numero di foreign fighters, rispetto alla propria popolazione, verso la Siria, ai tempi del califfato dell’ISIS.

I maldiviani partiti per lo Stato Islamico erano, generalmente, individui che vivevano in condizioni estremamente difficili, accomunati in larga parte da esperienze in prigione. L’iter generico di radicalizzazione alle Maldive passa per la criminalità organizzata. Il turismo è particolarmente sviluppato nell’arcipelago, ma è anche largamente gestito da grandi compagnie estere di lusso. Tale situazione crea enormi difficoltà per l’economia locale e ha causato un aumento dei prezzi, specialmente di immobili e terreni, ben oltre le possibilità degli abitanti medi. A Male, i giovani maldiviani non hanno molte alternative: possono lavorare per l’industria turistica, in condizioni difficili e sottopagati, oppure possono unirsi a gruppi di gangster e trafficanti. Quando finiscono in prigione, questi individui possono entrare a contatto con gli imam e avviare un percorso di radicalizzazione. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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