Libia, il premier assicura: non c’è nessuna guerra

Pubblicato il 26 luglio 2021 alle 10:49 in Africa Libia

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Il primo ministro libico ad interim, Abdulhamid Dabaiba, ha affermato che in Libia non c’è più “nessuna guerra”. La dichiarazione è giunta il 25 luglio, nel corso di un incontro governativo svoltosi nella città meridionale di Sebha, il primo tenuto dal governo di unità nazionale nel Sud della Libia.

Secondo quanto precisato da al-Jazeera, nella riunione del 25 luglio, definita “la prima di tal tipo”, sono state prese in esame diverse questioni a livello locale, nazionale e internazionale. Tra queste, la pandemia di Coronavirus, la fornitura di servizi adeguati alla popolazione, le minacce alla sicurezza e l’estensione del controllo dello Stato in tutte le regioni libiche. Un altro dossier è quello relativo al contrabbando di carburante ed esseri umani, che coinvolge una rete particolarmente sviluppata nel Sud libico, estesa verso le regioni e i Paesi circostanti. Parallelamente, il governo Dabaiba ha discusso del piano di sicurezza elaborato dal Ministero dell’Interno libico, volto a garantire lo svolgimento del processo elettorale, in vista delle elezioni calendarizzate per il 24 dicembre prossimo. Tale piano rivolge particolare attenzione anche al Sud libico, attraverso il sostegno all’apparato di sicurezza locale.

A tal proposito, il ministro di Stato per la Comunicazione e gli Affari politici, Walid al-Lafi, ha riferito ad al-Jazeera che il governo libico ha rinnovato la volontà di estendere la propria sovranità in tutta la Libia e di garantire le elezioni di dicembre. Circa la pandemia di Coronavirus, l’esecutivo ha stabilito di imporre il coprifuoco in tutto il Paese dalle 18:00 alle 06:00 del mattino, alla luce dell’impennata di contagi e decessi, con picchi da 4.000 casi positivi in un solo giorno.

Da parte sua, il premier ad interim ha affermato che la propria squadra è impegnata nell’elaborazione di piani volti a contrastare terrorismo e criminalità nel Sud del Paese. Per Dabaiba, le problematiche che caratterizzano le regioni meridionali sono conseguenza di anni di guerre e divisioni, ma che la presenza dell’intera squadra governativa nella città di Sebha è indice della sua volontà di sostenere il Sud libico. “Non c’è più guerra in Libia, a Sebha o altrove”, ha poi evidenziato il primo ministro.

Il Sud della Libia e, in particolare, la regione del Fezzan, sono stati spesso trascurati dai precedenti governi libici. Tuttavia, ancor prima di ottenere la fiducia del Parlamento, il primo ministro ad interim ha affermato che il Sud libico sarebbe stato tra le priorità del proprio governo, soprattutto per alcuni settori quali sanità, infrastrutture e installazioni petrolifere. A tal proposito, il Ministero del petrolio e del gas si è impegnato a costruire una raffineria nella regione meridionale e ad assumere giovani laureati. In tale quadro si colloca l’incontro del 13 luglio, che ha visto Dabaiba dialogare con i sindaci di alcuni comuni meridionali. Questi, seppur ringraziando l’esecutivo libico per aver stanziato 500 milioni di dinari per sostenere lo sviluppo dei propri comuni, hanno messo in luce una serie di difficoltà, dalla mancanza di vaccini anti-Covid, alle scarse forniture di carburante al problema delle strade dissestate. Dabaiba, da parte sua, si è impegnato a sostenere le regioni meridionali, congiuntamente ai diversi Ministeri, mentre è stato riferito che presto arriveranno vaccini e quanto necessario per far fronte alla pandemia anche a Sud.

Come riportato dal quotidiano al-Arab, il Fezzan rappresenta una zona chiave per la stabilità e la sicurezza non solo della Libia, ma anche della regione del Sahel. Motivo per cui, l’area rappresenterebbe anche un terreno di competizione tra il governo e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato da Khalifa Haftar. A tal proposito, riferisce al-Arab, la visita di Dabaiba e l’incontro del 25 luglio a Sebha sono stati preceduti da una delegazione dell’LNA, giunta in alcune località meridionali per “verificare” le condizioni delle postazioni e delle caserme militari locali, per valutare le loro esigenze “logistiche” e l’andamento delle operazioni, avviate nel mese di giugno scorso, volte a contrastare la minaccia terroristica. Secondo alcuni analisti, con la visita di una propria delegazione militare, Haftar ha voluto ribadire il controllo delle proprie forze nella regione meridionale, oltre che ai confini con Algeria, Niger e Ciad, inviando un messaggio alle autorità esecutive libiche. In particolare, l’uomo forte di Tobruk desidera evidenziare il proprio ruolo chiave nella lotta contro il terrorismo e le reti di contrabbando, fonte di preoccupazione della comunità internazionale, in un momento in cui il proprio Esercito non è ancora riconosciuto dalle autorità centrali della Libia.

Attualmente la Libia si trova ad assistere a una fase di transizione, che si prevede culminerà con le elezioni programmate per il 24 dicembre 2021. Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’esercito legato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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