Libano: un miliardario sunnita si prepara a divenire premier

Pubblicato il 26 luglio 2021 alle 16:56 in Libano Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Sono terminate le consultazioni che potrebbero portare alla nomina di un ex primo ministro, Nagib Mikati, a capo del nuovo esecutivo di Beirut. Considerata l’ampia approvazione già manifestata, anche da parte del partito sciita Hezbollah, la scelta di Mikati è pressoché certa.

Mikati ha ottenuto l’approvazione di 72 deputati su un totale di 118, e si prevede che, nelle prossime ore, il presidente libanese, Michel Aoun, annuncerà ufficialmente la nomina del nuovo premier designato, a cui verrà chiesto di formare un nuovo esecutivo. Le consultazioni dei deputati libanesi con il capo di Stato hanno avuto inizio nella mattina di lunedì 26 luglio, dopo che, il giorno precedente, il 25 luglio, ex premier e leader politici sunniti avevano già espresso il proprio sostegno alla nomina di Mikati. Tra questi, anche il primo ministro designato in precedenza, Saad Hariri, che, il 14 luglio, ha riferito di non essere riuscito a trovare un consenso per formare un nuovo governo, dopo circa otto mesi dall’inizio del suo mandato.

Tra le altre personalità che si sono mostrate favorevoli alla scelta di Mikati vi sono anche il presidente del Parlamento, Nabih Berri, capo del partito sciita Amal, e l’alleato Hezbollah, uno dei maggiori attori dell’arena politica libanese, che, invece, si era astenuto alle ultime consultazioni relative a Saad Hariri. Era stato lo stesso Berri a parlare al quotidiano Asharq al-Awsat di un’atmosfera positiva, sebbene la maggioranza dei parlamentari cristiani si fosse opposta alla scelta di Mikati.

Nagib Mikati è un imprenditore, definito “miliardario”, di 65 anni, proveniente dalla città settentrionale di Tripoli. Egli è stato premier per due volte in passato, dopo essere stato ministro dei Trasporti e dei Lavori pubblici. La prima, nel 2005, a seguito dell’uccisione di Rafiq Hariri, quando ha guidato un governo tecnico, e poi nel 2011, quando è stato nominato premier dopo la caduta dell’esecutivo di Saad Hariri. Le sue dimissioni risalgono al 22 marzo 2013, data in cui Mikati affermò di non aver raggiunto un accordo in seno al governo, per l’approvazione di una commissione che monitorasse le elezioni politiche previste per il mese di giugno. Poi, egli si è posto alla guida del partito centrista Azm Movement, per cui è uno dei tre deputati in Parlamento.

L’ex premier, diversamente da altri leader libanesi, non proviene da una specifica dinastia politica, ma è uno degli imprenditori del Paese mediorientale di maggior successo. Insieme al fratello Taha, Nagib ha fondato la società finanziaria internazionale M1 Group. Oltre ad essere considerati tra i sei individui più ricchi del Libano, i due sono stati posti alla posizione numero 377 tra i 1226 miliardari a livello internazionale, con un patrimonio pari a circa 3 miliardi di dollari ciascuno. Nel 2019, i fratelli Mikati hanno poi fatto fronte ad accuse di speculazione illecita attraverso mutui edilizi. Tuttavia, per Taha e Nagib si trattava di accuse con motivazioni politiche.

Sebbene la nomina di Mikati sia stata data per certa, ciò che, invece, è stata messa in dubbio, è la capacità di formare un governo, date le condizioni attuali e gli eventi susseguitisi negli ultimi mesi. Alcuni credono che, laddove formato, il futuro esecutivo libanese rischi di cadere dopo un mese. Nel caso in cui la nomina venga effettivamente confermata, Mikati si ritroverebbe ad essere il terzo premier incaricato di formare un nuovo governo in un anno. L’obiettivo è salvare il Paese da quella che è stata definita la peggiore crisi economica e finanziaria dalla guerra civile del 1975-1990.

Dopo le dimissioni del premier Hassan Diab, attualmente ancora a capo del “governo custode”, il 22 ottobre 2020, Saad Hariri era riuscito a essere nominato primo ministro per la quarta volta dal 14 febbraio 2005. Da allora, si sono tenuti diversi colloqui tra il premier designato e il presidente Aoun, rivelatisi inconcludenti. L’ultima squadra proposta da Hariri, il 14 luglio, si componeva di 24 ministri specialisti tecnocrati, lontani da qualsiasi alleanza politica, in linea con la cosiddetta “iniziativa francese”, avanzata dal presidente Emmanuel Macron all’indomani dell’esplosione che, il 4 agosto 2020, ha colpito il porto di Beirut. Tuttavia, neanche quest’ultima proposta è stata accolta dal capo di Stato.

È stato Diab ad affermare, il 6 luglio, che il Libano è sull’orlo di una “catastrofe” e che a breve potrebbe verificarsi una “esplosione sociale”. Secondo le stime delle Nazioni Unite, il tasso di povertà in Libano è salito nel 2020 al 55%, dopo essere aumentato del 28% nel 2019. La percentuale di libanesi che vivono in condizioni di povertà estrema, invece, è passata dall’8 al 23%. Secondo sondaggi condotti alla fine del 2020 dal World Food Program, il 41% della popolazione accede con difficoltà a risorse alimentari e di prima necessità. Anche in ambito sanitario, il 36% dei libanesi non riesce a usufruire facilmente dell’assistenza sanitaria necessaria, una percentuale in crescita, se si considera che tra luglio e agosto questa era pari al 25%. Non da ultimo, il tasso di disoccupazione è aumentato dal 28% di febbraio 2020 a quasi il 40% riportato a novembre-dicembre dello stesso anno.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.