Cuba: diversi leader politici esortano Biden a rivedere le sue politiche

Pubblicato il 26 luglio 2021 alle 11:48 in Cuba USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Più di 400 ex presidenti e leader politici hanno firmato una lettera indirizzata al presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, chiedendo di porre fine ai “blocchi” contro Cuba. La lettera, intitolata “Let Cuba Live”, è un’iniziativa del Martin Luther King Memorial Center e delle organizzazioni The People’s Forum e Codepink. Il loro obiettivo è di “cambiare la politica immorale e miope degli Stati Uniti nei confronti della nazione delle Antille” e di fornire le medicine e le forniture mediche necessarie per il popolo cubano.

Secondo i firmatari, tra cui figurano gli ex presidenti del Brasile, Lula da Silva, e dell’Ecuador, Rafael Correa, “è inconcepibile, soprattutto durante una pandemia, bloccare intenzionalmente le rimesse e l’uso delle istituzioni finanziarie globali a Cuba, poiché l’accesso ai dollari è necessario per l’importazione di cibo e medicine”.

Diversi leader politici hanno dichiarato che “è tempo di intraprendere una nuova strada” nelle relazioni tra Stati Uniti e Cuba e hanno fatto un “appello pubblico a respingere le crudeli politiche attuate da Trump, che hanno creato tanta sofferenza tra il popolo cubano”.

Biden ha promesso, durante la sua campagna elettorale, che avrebbe ripreso la politica di riavvicinamento con l’isola del presidente Barack Obama, ma dopo essere entrato alla Casa Bianca, ha mantenuto tutte le sanzioni imposte da Trump, inclusa l’aggiunta del Governo latino-americano a un elenco di sponsor di terrorismo. Il presidente americano ha dichiarato che “Cuba è purtroppo uno Stato fallito che reprime i suoi cittadini e il comunismo è un sistema che non può funzionare, un sistema universalmente fallito”.

Il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel ha risposto, il 17 luglio, alle dichiarazioni del suo omologo statunitense, sostenendo che “gli Stati Uniti hanno fallito nel loro tentativo di distruggere Cuba”. “Uno Stato fallito è quello che, per compiacere una minoranza reazionaria e ricattatrice, è in grado di ignorare la volontà della maggioranza dei cubani, degli americani e della comunità internazionale”, ha affermato il presidente latino-americano, aggiungendo che se Biden avesse “una sincera preoccupazione umanitaria per il popolo cubano, potrebbe eliminare le 243 misure applicate dall’ex presidente americano”.

Washington sta attualmente valutando di aumentare il personale della sua ambasciata all’Avana, sperando che ciò possa facilitare la partecipazione diplomatica, consolare e della società civile. Inoltre, Biden ha intenzione di creare un gruppo di lavoro per garantire che le rimesse inviate a Cuba “non vengano confiscate dal regime”.

Migliaia di persone si sono radunate, il 17 luglio, all’Avana per sostenere la Rivoluzione e protestare contro l’embargo imposto dagli Stati Uniti. I partecipanti all’atto pro-governativo sono stati convocati all’alba nella zona conosciuta come La Piragua, che si trova nel quartiere del Vedado ed è molto vicina alla sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti. Alla manifestazione, organizzata dal Governo cubano, hanno partecipato anche l’ex presidente della nazione delle Antille, Raúl Castro, e l’attuale presidente del Paese. Díaz-Canel, che è visto come uno dei più strenui difensori della rivoluzione cubana, si è mostrato fedele al modello castrista del socialismo di stato a Cuba e ha consentito un’espansione molto limitata del settore privato, mantenendo il monopolio dello Stato sulla produzione, il commercio, l’istruzione, la sanità e la comunicazionee rimanendo sempre in linea con i desideri del suo predecessore.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Ludovica Tagliaferri

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.