Caos in Tunisia: premier licenziato e Parlamento sospeso

Pubblicato il 26 luglio 2021 alle 9:24 in Africa Tunisia

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Il presidente della Tunisia, Kais Saied, ha annunciato, nella sera del 25 luglio, di aver licenziato il primo ministro, Hichem Mechici, mentre le attività del Parlamento sono state sospese per 30 giorni. La decisione ha alimentato una situazione di caos, mentre Saied è stato accusato di aver violato i principi della Costituzione e della rivoluzione, oltre che alla libertà del Paese.

Tra le misure prese dal presidente tunisino vi è anche la sospensione dell’immunità per tutti i deputati, mentre ora sarà il capo di Stato stesso ad assumere la guida dell’esecutivo, in collaborazione con un nuovo governo e un premier nominato dal presidente. Quanto stabilito a margine di una riunione di emergenza, ha affermato Saied, è in linea con i principi della Costituzione e mira a “salvare lo Stato e il popolo tunisino”. Nel giustificare la propria decisione, il presidente tunisino ha poi fatto riferimento a “strutture pubbliche che crollano, saccheggi e guerre”, oltre a individui che starebbero alimentando conflitti all’interno di alcuni quartieri, elargendo somme di denaro. “Stiamo attraversando uno dei momenti più delicati della storia della Tunisia, oltre che tra i più pericolosi”, ha aggiunto Saied in un comunicato trasmesso dalla televisione di Stato.

La decisione presa in serata fa seguito a una giornata di proteste, organizzate in concomitanza con il 64esimo anniversario della proclamazione della Repubblica tunisina, da inserirsi nel quadro del crescente malcontento popolare, a sua volta provocato da una situazione economica e politica in continuo deterioramento. A seguito dell’annuncio di Saied, i cittadini tunisini si sono riversati nelle strade suonando i clacson delle automobili per festeggiare. Poche ore prima, i manifestanti avevano occupato le strade della capitale, oltre che delle città di Gafsa, Kairouan, Monastir, Sousse e Tozeur, inneggiando slogan contro il partito islamico Ennahdha e il premier Mechichi, e chiedendo lo scioglimento del Parlamento. In tale quadro, alcuni manifestanti hanno preso d’assalto le sedi del partito di Ennahdha, appiccando incendi. Il partito, da parte sua, ha denunciato la presenza di “bande criminali” provenienti anche dal di fuori dei confini del Paese con l’obiettivo di diffondere caos e rovesciare il percorso democratico, spianando la strada al ritorno “dell’oppressione e della tirannia”.

All’alba di oggi, lunedì 26 luglio, i soldati tunisini hanno impedito al presidente e ai membri della Camera dei rappresentanti di entrare nella sede del Parlamento, informandoli di avere avuto l’ordine di chiudere la sede. Il presidente dell’organo legislativo, Rachid Ghannouchi, ha denunciato lo schieramento delle truppe tunisine al fine di attuare le decisioni del presidente, considerate una violazione della Costituzione tunisina e dei principi della rivoluzione. “La Costituzione non consente lo scioglimento del Parlamento, ma permette la sospensione dei suoi lavori”, ha invece affermato Saied, citando l’articolo 80 che consente tale misura in caso di “pericolo imminente”. Dal canto suo, Ghannouchi ha esortato gli ufficiali dell’esercito ad unirsi alla popolazione per salvaguardare la libertà conquistata con la rivoluzione, mentre tutti i blocchi parlamentari sono stati invitati a difendere l’organo legislativo e la Costituzione della Tunisia. “Le istituzioni sono ancora al loro posto, i sostenitori di Ennhahda e il popolo tunisino difenderanno la rivoluzione”, ha poi dichiarato Ghannouchi, secondo cui quanto fatto da Saied è un “colpo di Stato”.

Quanto accaduto il 25 luglio rappresenta l’apice di una situazione di instabilità politica, economica e sociale che caratterizza da mesi il Paese Nord-africano. Le autorità governative sono state accusate di non aver profuso gli sforzi necessari a risanare un quadro in continuo deterioramento, soprattutto per quanto riguarda i servizi pubblici, e di non essere state in grado di porre in essere le riforme richieste dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). La disoccupazione in Tunisia risulta essere superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, un terzo dei giovani tunisini è senza lavoro, mentre un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione economica tunisina vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia di Coronavirus e la minaccia terroristica. Due fenomeni che hanno colpito un settore essenziale per la Tunisia, il turismo, che rappresenta circa l’8% del PIL nazionale ed è una fonte chiave di valuta estera.

A livello politico, Kais Saied si è rifiutato di accogliere nel proprio palazzo presidenziale 11 dei nuovi ministri scelti da Mechichi nel quadro di un rimpasto di governo. Dal 26 gennaio, questi aspettano di prestare giuramento dopo che Saied, oltre ad aver definito il rimpasto “incostituzionale” da un punto di vista procedurale, si è opposto alla nomina di quattro tra i ministri scelti, in quanto accusati di corruzione o al centro di un conflitto di interessi. Ai sensi della Costituzione tunisina, però, fino a quando i ministri non presteranno giuramento non potranno svolgere i compiti a loro affidati. Non da ultimo, il presidente si è altresì rifiutato di firmare un progetto di legge per la formazione di una Corte Costituzionale, sebbene già approvato in Parlamento in due sessioni consecutive.

A livello sanitario, la Tunisia sta assistendo alla peggiore crisi epidemiologica, in relazione alla pandemia di Covid-19. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha posto il Paese al primo posto a livello arabo e africano per numero di decessi e contagi da Coronavirus. Nel frattempo, ospedali pubblici e cliniche private sono vicini al limite delle proprie capacità. Per i partiti di opposizione e diverse organizzazioni della società civile, la responsabilità della situazione attuale è da attribuirsi al governo, il quale non si è mostrato di grado di condurre una campagna vaccinale adeguata e adottare le misure preventive necessarie. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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