Algeria: missione risanare il debito pubblico

Pubblicato il 26 luglio 2021 alle 7:13 in Africa Algeria

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Rifinanziare il debito pubblico sembra essere una delle maggiori sfide per il governo di Algeri. Nonostante il programma speciale di rifinanziamento della Banca centrale, da 2.100 miliardi di dinari, il Paese Nord-africano deve affrontare diversi ostacoli per risanare un quadro economico colpito dalla pandemia di Coronavirus e dal calo delle esportazioni di idrocarburi.

A riportare la notizia è il quotidiano al-Arab, il quale mette in luce come l’economia algerina sia ancora fortemente dipendente dalle entrate petrolifere, un fattore alla base della crisi attuale. Nel riportare alcune cifre, il quotidiano specifica che, nel bilancio 2021, è stato previsto un deficit pari a 22 miliardi di dollari, equivalente al 13,57% del Prodotto interno lordo (PIL). Accanto a un tasso di inflazione del 4,6% entro fine 2021, si prevede una crescita del PIL del 3,9% per l’anno in corso, mentre le riserve di liquidità dovrebbero raggiungere quota 47,5 miliardi di dollari entro la fine del 2022. Ad ogni modo, ciò che più pesa è il calo dei prezzi del petrolio registrato nel mercato internazionale dal 2014. Le entrate derivanti da risorse energetiche, le quali rappresentano il 93% delle entrate algerine in valuta estera, si sono pressoché dimezzate, passando dai 60-70 miliardi di dollari di prima del 2014 ai 23 miliardi del 2020. Le esportazioni non petrolifere, invece, sono ammontate a circa 2,26 miliardi di dollari, lo scorso anno.

A confermare la precarietà dell’economia algerina vi è stato anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI), che ha previsto un aumento del debito pubblico, per l’anno in corso, dal 53% al 63% del PIL, mentre l’inflazione dovrebbe raggiungere il 5%. Per ristabilire un certo equilibrio, a detta del FMI, sarebbe necessario un costo di 160 dollari al barile di petrolio, una cifra al momento difficilmente raggiungibile, soprattutto alla luce delle restrizioni dell’alleanza dei Paesi esportatori di Petrolio e suoi alleati, OPEC+.

Per evitare di stampare moneta, come avvenuto in passato durante il governo dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, il governo ha emanato una nuova legge, entrata in vigore il primo luglio, relativa a un programma di rifinanziamento del valore di circa 15,5 miliardi di dollari, ovvero 2,1 trilioni di dinari. L’obiettivo è offrire obbligazioni nel mercato locale e incoraggiare le banche a fornire maggiori linee di credito, aumentando le capacità degli enti bancari a finanziare investimenti e a dare incentivi ad aziende, imprenditori e proprietari di piccole e medie imprese, al fine ultimo di accelerare la ripresa economica nel periodo post-Covid.

Secondo un esperto di economia, il programma potrebbe aumentare la liquidità bancaria nel breve e medio termine e la distribuzione di credito per un equivalente di 15,5 miliardi di dollari, migliorando la crescita economica nel 2022 di 10-15 punti. Questo programma, definito “molto vantaggioso”, dovrebbe poi consentire un aumento dei crediti per la fine del 2022 di circa il 25%, un tasso migliore rispetto a quello registrato nel periodo 2015-2018, ma inferiore rispetto al tasso del 2014. In tale quadro, anche il governo ha ribadito che il programma sarà funzionale a fornire liquidità a lungo termine, acquistare azioni nel mercato finanziario e lanciare programmi di quantitative easing, sulla scia di quanto fatto dalla Banca centrale europea o dalla Federal Reserve statunitense.

Nonostante l’ottimismo che circonda la legge del primo luglio, la mossa conferma, secondo alcuni analisti, il rifiuto dell’Algeria di ricorrere all’assistenza del FMI, mentre il quadro finanziario continua a peggiorare. Sebbene alcuni siano ottimisti sulla fattibilità del nuovo piano adottato dal presidente Abdelmadjid Tebboune, altri ritengono che il governo abbia bisogno di passi più coraggiosi, o il Paese, con una popolazione di 44 milioni di persone, potrebbe dover far fronte a una “tempesta economica” in qualsiasi momento. Si teme, poi, che il programma possa portare a un potenziale rischio di pressioni inflazionistiche, poiché il prezzo medio al consumo è attualmente di circa il 3,9 %, mentre il bilancio prevede un’inflazione del 4,6% entro la fine dell’anno. Non da ultimo, a detta di alcuni esperti di economia, una delle sfide maggiori sarà poi legata alla ripresa delle aziende del settore pubblico e privato, che dallo scorso anno hanno accumulato molti debiti e le cui entrate e il cui numero di transazioni sono diminuiti a causa della stagnazione delle attività. I dati dell’Unione nazionale degli imprenditori algerini, un conglomerato che rappresenta le aziende locali, indicano che l’attività delle aziende statali è diminuita tra il 18 e il 25% nel 2020, a causa delle ripercussioni della pandemia.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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