Yemen, al-Bayda’: raid aerei sauditi uccidono 21 militanti Houthi

Pubblicato il 25 luglio 2021 alle 12:03 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione a guida saudita ha lanciato, nel corso della notte del 25 luglio, una serie di attacchi aerei contro le postazioni dei ribelli Houthi nella provincia di Al-Bayda’, nello Yemen Centrale. Sono almeno 21 i militanti del gruppo sciita ad essere rimasti uccisi nei raid aerei.

A riferire la notizia, domenica 25 luglio, è stato il quotidiano in lingua inglese The New Arab. Fonti mediche hanno reso noto che gli attacchi aerei hanno colpito i miliziani che si trovavano in diverse postazioni militari del distretto di Nati e hanno provocato la morte di almeno 21 militanti, ferendone altri 13. In precedenza, l’emittente televisiva al-Masirah, gestita dal gruppo sciita, aveva riferito che anche venerdì 23 luglio erano stati perpetrati almeno 5 attacchi aerei nel distretto di Nati. In tale occasione, però, non sono state rilasciate ulteriori spiegazioni.

Il governatorato Centro-Meridionale di al-Badya’, chiave per la sua posizione geografica strategica, è stato recentemente teatro di scontri tra i militanti Houthi e le forze yemenite. Nello specifico, l’8 luglio, le milizie ribelli hanno tentato di riprendere il controllo delle postazioni che avevano perso il 2 luglio scorso. Tra questi, è importante citare il distretto di al-Zahir. Tuttavia, il gruppo sciita ha dovuto far fronte alla resistenza dell’Esercito yemenita, supportato dalle forze locali e dalla coalizione a guida saudita. Anche nella sera del giorno precedente, il 7 luglio, il gruppo sciita è stato bloccato mentre tentava di infiltrarsi ad Hamziah, nel Sud-Est di al-Bayda’. Fonti locali hanno poi riferito che il gruppo di militanti ha mobilitato centinaia di combattenti, provenienti perlopiù da Sanaa e Dhamar, e hanno ostacolato le linee di comunicazione, nel tentativo di rallentare l’avanzata delle truppe yemenite. 

Il governatorato di al-Badya’ è posto sotto il controllo dei ribelli, sostenuti dall’Iran dal 2014. L’importanza chiave della regione risiede soprattutto nella sua posizione strategica, poiché si trova a Sud-Est della capitale Sana’a. Inoltre, al-Bayda’ si trova al centro di otto governatorati, quali Ma’rib, Shabwa, Abyan, Lahj, Al-Dhale’, Ibb, Dhamar e Sana’a. Di questi, cinque sono stati già liberati dall’esercito yemenita, mentre per conquistare gli altri tre, le forze filogovernative mirano ad occupare dapprima al-Bayda’, così da poter proseguire più facilmente verso Sana’a e Dhamar. Il cosiddetto “cuore pulsante” dello Yemen, a sua volta, è costituito da 19 distretti e, sin dal 2015, i gruppi di resistenza locale si oppongono alla presenza dei ribelli Houthi.

Tali sviluppi si collocano nel più ampio quadro della crisi yemenita, scoppiata a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014. Questa vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. 

Da gennaio 2020, le tensioni si sono particolarmente acuite presso i fronti settentrionali e Nord-occidentali, tra cui Ma’rib. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, i ribelli hanno lanciato una violenta offensiva, tuttora in corso, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Ad oggi, però, gli Houthi non hanno ottenuto alcun risultato significativo.

Pertanto, al momento, la guerra non può dirsi ancora conclusa, ma sono diversi gli attori internazionali che si sono impegnati, nel corso degli ultimi mesi, per favorire la pace. Tra questi, l’inviato speciale delle Nazioni Unite uscente, Martin Griffiths, e quello degli Stati Uniti, Timothy Lenderking. Non da ultimo, anche il Sultanato dell’Oman ha provato ad aprire canali di dialogo tra le parti belligeranti. Sono stati quattro i punti su cui si è cercato di raggiungere un consenso con entrambe le parti belligeranti, ovvero il cessate il fuoco, la riapertura dell’aeroporto di Sana’a, l’allentamento delle restrizioni a Hodeidah e la ripresa del processo politico. Tuttavia, non è stato ancora registrato alcun progresso tangibile.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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