Siria: attacco contro postazioni turche, 2 morti

Pubblicato il 25 luglio 2021 alle 10:36 in Siria Turchia

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Il Ministero della Difesa della Turchia ha riferito, domenica 25 luglio, che due soldati turchi sono rimasti uccisi e due hanno riportato gravi ferite a seguito di un attacco “terroristico” nel Nord della Siria, nell’area di al-Bab.

A renderlo noto, la medesima domenica, è stato il quotidiano in lingua inglese The New Arab. L’attacco, avvenuto il giorno precedente, ha preso di mira un mezzo corazzato delle forze turche che si trovava nell’area nota come “Scudo dell’Eufrate”. Quest’ultima è situata tra la Turchia e la città Settentrionale di Aleppo, che include anche le città di Jarablus e al-Bab. Nella nota ministeriale, il Dipartimento di Ankara non ha specificato a chi fosse attribuita la paternità dell’attacco ma ha definito gli incursori “terroristi”.

La risposta delle Forze Armate turche non ha tardato ad arrivare. Ankara ha subito aperto fuoco “punitivo” contro le cellule terroristiche ancora attive, nonché contro i militanti che hanno realizzato l’attacco. Un episodio analogo a quello del 25 luglio si è verificato il 23 giugno, quando sono state colpite alcune aree sotto il controllo della Turchia. In tale occasione, i bombardamenti delle forze siriane, affiliate al presidente Bashar al-Assad, avevano preso di mira la postazione di Tal Badran, situata nel Sud di Idlib. A seguito dell’incursione, numerosi militari turchi hanno riportato gravi ferite.

In tale contesto, è importante ricordare che l’area Scudo dell’Eufrate coincide con la regione in cui la Turchia ha lanciato, il 24 agosto 2016, l’omonima operazione, nota come Euphrates Shield. Si tratta di una campagna militare nel Nord della Siria finalizzata a “mettere in sicurezza il confine” turco-siriano dalla minaccia dell’ISIS, a frenare l’espansione dei curdi dell’Unità di Protezione Popolare (YPG) e dei militanti dello Stato Islamico ad Est di Afrin. In seguito alla conclusione di tale operazione, annunciata il 30 marzo 2017, Ankara ha istituito sistemi locali di governance nel territorio da essa controllato e protetto.

Gli ultimi sviluppi si collocano nel quadro della perdurante guerra civile in Siria, iniziata il 15 marzo 2011. In tale data, parte della popolazione ha cominciato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano Assad. In tale contesto, l’Esercito del regime siriano è stato coadiuvato da Mosca ed è stato appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi di Hezbollah. Sul fronte opposto, invece, le forze ribelli hanno ricevuto il sostegno soprattutto di Ankara. Le ultime offensive si sono concentrate perlopiù a Idlib, dove attualmente è in vigore un cessate il fuoco stabilito da Russia e Turchia, il 5 marzo 2020. Obiettivo dell’intesa era porre fine all’offensiva dei mesi precedenti e favorire il ritorno di sfollati e rifugiati nell’ultima enclave posta sotto il controllo dei gruppi ribelli. Nel corso dell’ultimo anno, la tregua è stata più volte violata, ma l’accordo tra Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di una violenta offensiva su vasta scala.

In tale cornice, poi, nel corso degli ultimi colloqui di Astana, svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso, i partecipanti hanno concordato di estendere la tregua nel governatorato Nord-occidentale. Ad ogni modo, l’esercito di Assad non sembra essere disposto ancora a lasciare che i gruppi di opposizione prendano il controllo definitivo di Idlib. La Turchia, dal canto suo, ha istituito dal 2017 più di 65 postazioni militari nel Nord e nel Nord-Ovest della Siria, sulla base delle intese firmate con la Russia, ma, al contempo, si è ritirata da altre postazioni cadute sotto il controllo delle forze di Assad. Oltre Idlib, anche il Nord Est della Siria continua a rappresentare un’area al centro delle tensioni, che vedono protagoniste, tra gli altri, le Syrian Democratic Forces (SDF), le quali continuano ad essere bersaglio dello Stato Islamico.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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