Nigeria: liberati 28 studenti rapiti da uomini armati

Pubblicato il 25 luglio 2021 alle 16:46 in Africa Nigeria

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I negoziati in corso con un gruppo di banditi armati nigeriani hanno portato, domenica 25 luglio, al rilascio di 28 dei 140 studenti che erano stati rapiti, il 5 luglio scorso, nella Bethel Baptist High School, situata nello Stato Settentrionale di Kaduna, in Nigeria.

A riferirlo è stata Reuters, sottolineando che il numero di prigionieri ancora nelle mani del gruppo di banditi è di 81. Tali dichiarazioni sono state rilasciate da uno dei sacerdoti dell’istituto coinvolti nei negoziati per il rilascio dei restanti civili, il reverendo Ite Joseph Hayab. In precedenza, due giorni dopo il rapimento di massa, era stato rilasciato un primo gruppo di 28 studenti. Le autorità nigeriane avevano attribuito l’assalto ad un gruppo di banditi in cerca di riscatto.

L’episodio del 5 luglio si somma agli altri nove rapimenti di massa che, dallo scorso dicembre, hanno avuto luogo in istituti scolastici del Paese. Secondo quanto reso noto dalle Forze dell’ordine della Nigeria, l’incursione era avvenuta nel corso della notte e gli aggressori, dopo essersi introdotti nel collegio, avevano aperto il fuoco contro i presenti. Al momento dell’attacco, almeno 180 ragazzi si trovavano nell’istituto e, secondo quanto riferito dal reverendo Hayab, circa 25 studenti erano riusciti a fuggire. In seguito, le autorità di Kaduna hanno ordinato la chiusura della Bethel Baptist High School e di altri 12 istituti situati nella zona del rapimento, senza chiarire quando sarebbero state riaperte.

È da mesi che lo Stato nigeriano Settentrionale è teatro di rapimenti analoghi a quello dello scorso luglio. Solitamente, gruppi di uomini armati fanno irruzione in edifici, perlopiù scuole, al fine di ottenere denaro in cambio del rilascio dei prigionieri. Più di 800 studenti sono stati rapiti nel Paese da dicembre 2020. Almeno 150 di loro risultano tuttora dispersi. I rapitori sono soliti prendere di mira strade, scuole, abitazioni private e persino ospedali. Nella mattinata di domenica 4 luglio, sempre a Kaduna, uomini armati avevano rapito 8 persone, tra cui un bambino di un anno, dal Centro nazionale per la tubercolosi e la lebbra di Zaria. Poco prima di introdursi nell’ospedale, gli aggressori avevano attaccato una stazione di polizia nelle vicinanze, ingaggiando uno scontro a fuoco con gli agenti presenti sul luogo. 

I rapimenti negli istituti scolastici della Nigeria sono una tattica utilizzata tradizionalmente dai militanti di Boko Haram e dello Stato Islamico dell’Africa occidentale (ISWAP) per destabilizzare il potere del governo centrale. Tuttavia, la mossa è stata con il tempo adottata anche da banditi e criminali locali. A febbraio di quest’anno, il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, aveva esortato i governi statali “a rivedere la loro politica di ricompensare i banditi con denaro e auto”, avvertendo che la mossa avrebbe potuto avere un disastroso “effetto boomerang”. Il rapimento scolastico più eclatante è stato quello del 2014 nella città di Chibok, quando oltre 270 studentesse vennero sequestrate da Boko Haram. Oltre 100 di loro rimangono tuttora disperse.

Le bande criminali della Nigeria vivono nelle zone circostanti alla foresta di Rugu, tra gli Stati nigeriani di Zamfara, Katsina, Kaduna e Niger. Il fenomeno del banditismo è legato ad una serie di antiche divisioni interne nella regione, che hanno alimentato la violenza armata, come, per esempio, la competizione per la terra e le risorse idriche tra le etnie Fulani e Hausa, unite ad altri fattori, tra cui la diffusione di armi leggere e di piccolo calibro. Inoltre, una ricerca dell’Institute for Security Studies (ISS) ha rivelato che i gruppi di banditi starebbero formando alleanze con Boko Haram. Quest’ultima è un’organizzazione nata nel 2002 in Nigeria come movimento religioso con l’intento di riformare la società in base ad un’interpretazione letterale della Sharia. Nel 2013, le forze di sicurezza regionali hanno represso Boko Haram, costringendo il gruppo armato a trasferirsi nelle zone rurali, dove ha perpetrato attacchi in tutto il Nord-Est, prendendo di mira sia le forze di sicurezza che i civili. 

Nel 2016, Boko Haram si è fratturato, dopo lunghi disaccordi interni e le significative perdite di un territorio dell’anno precedente. Di conseguenza, due grandi fazioni sono emerse: lo Stato Islamico dell’Africa occidentale (ISWAP), e il Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad (JAS). L’ISWAP è nato il 7 marzo 2015, quando lo stesso Abubakar Shekau, leader di Boko Haram, ha promesso fedeltà allo Stato Islamico della Siria e del Levante, che ha accettato i nuovi adepti e ha annunciato l’espansione del califfato in Africa occidentale. Tuttavia, nell’agosto 2016, la leadership dell’ISIS ha nominato Abu Musab al-Barnawi come capo dell’ISWAP, cosa che Shekau ha rifiutato di accettare. A causa di lotte intestine, la neonata organizzazione si è divisa nuovamente: la fazione di al-Barnawi (ISWAP) e la fazione di Shekau (Boko Haram). Si stima che l’ISWAP contasse tra i 3.500 e i 5.000 combattenti, nel febbraio del 2020, e si ritiene che sia diventata la principale minaccia terroristica della regione. 

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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