I giornalisti iraniani all’estero temono per la loro sicurezza

Pubblicato il 25 luglio 2021 alle 6:47 in Iran UK USA e Canada

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Anche i giornalisti iraniani nel Regno Unito si sono detti preoccupati per la loro sicurezza dopo il tentato rapimento, circa dieci giorni fa, di una collega iraniana che vive a New York, Masih Alinejad.

Il Dipartimento di Giustizia degli USA ha annunciato, il 14 luglio, di aver incriminato quattro cittadini dell’Iran, collegati all’apparato di intelligence della Repubblica islamica, accusandoli di aver pianificato il rapimento della giornalista, critica nei confronti del governo di Teheran. Si tratta di un ufficiale dei servizi segreti e di tre presunti membri di una rete di intelligence iraniana. Un atto d’accusa presso la corte federale di Manhattan sostiene che il complotto faceva parte di un piano più ampio per attirare in Iran anche tre persone dal Canada e una quinta persona nel Regno Unito.

A tal proposito, il quotidiano The New Arab ha intervistato una fonte dell’emittente Iran International, con sede a Londra, spesso critica nei confronti del governo iraniano. La fonte, che ha parlato in condizioni di anonimato, ha affermato che è fondamentale contestualizzare la storia di Alinejad. “La vicenda fa parte di un tentativo di lunga data del regime iraniano di tenere i dissidenti o i giornalisti attivisti fuori dai radar. Questa non è la prima volta”, ha dichiarato la fonte. Il caso cui si allude è quello del giornalista Ruhollah Zam, che nel 2019 è stato rapito dall’Iran e giustiziato, il 12 dicembre 2020, dopo essere stato condannato per aver istigato l’uso della violenza durante le proteste antigovernative del 2017 attraverso le proprie attività online. 

Il tentato rapimento di Alinejad ha avuto un certo effetto sulla redazione di Iran International, ha detto la fonte, specificando di aver preso la questione “molto sul serio”. “Penso che sia giusto dire che per alcuni giornalisti di Iran International, la propria personale consapevolezza della sicurezza è stata messa in discussione”, ha dichiarato il giornalista intervistato da The New Arab, aggiungendo: “Come azienda, abbiamo notato che alcuni membri del nostro personale erano un po’ più tesi, un po’ più preoccupati per questo”. La fonte ha specificato che sono state prese precauzioni, sia sul posto di lavoro, sia al di fuori, e ha osservato che nel Regno Unito i servizi di sicurezza stanno facendo di tutto per proteggere dalle “minacce di stato”. La polizia ha un “programma di sensibilizzazione” per gli iraniani, con i quali mantiene contatti frequenti, ha assicurato il giornalista. Tuttavia, ha specificato la fonte, i giornalisti iraniani che lavorano all’estero, per Iran International, BBC Persian o altro, sono comunemente presi di mira con minacce alla propria famiglia in Iran. “Il modo in cui possono attaccare i giornalisti è principalmente in Iran, dove viene esercitata una notevole pressione sulle famiglie nel tentativo di costringere i giornalisti a recarsi in un Paese terzo per incontrarsi”. Da lì, possono essere rapiti e portati in Iran. Nonostante questo, la fonte di Iran International ha affermato che la società continuerà a operare e a difendere la libertà dei media.

Oltre ad Alinejad, le identità delle altre presunte vittime non sono state rilasciate. La donna ha dichiarato, in un’intervista all’Associated Press: “Sapevo che questa è la natura della Repubblica Islamica, sai, rapire persone, arrestare persone, torturare persone, uccidere persone. Ma non potevo credere che questo mi sarebbe successo negli Stati Uniti d’America”. Poco dopo la notizia del tentato rapimento, la giornalista aveva twittato: “La Repubblica islamica dell’Iran voleva rapirmi per farmi stare zitta. Ma io mi rifiuto di stare zitta”. Alinejad ha poi promesso di “riportare sempre la voce” di coloro che sono stati uccisi dalle forze di sicurezza iraniane durante le proteste anti-governative del 2019. Queste sono esplose sulla scia di quelle verificatesi alla fine del 2017, quando l’Iran aveva assistito a violente dimostrazioni che avevano determinato una seria minaccia per la leadership al potere. I manifestanti erano inizialmente scesi in strada per protestare contro un improvviso aumento nel prezzo dei generi alimentari ma le loro proteste si erano poi estese ed erano diventate un movimento contro la classe politica in generale. Tale scenario si è poi ripetuto dal 15 al 18 novembre 2019, in seguito della decisione governativa, annunciata a sorpresa poco prima dello scoppio delle proteste, di imporre forti rincari sui prezzi del petrolio. In molti ritengono che le proteste del 2017 fossero state avviate dai maggiori oppositori del presidente iraniano, Hassan Rouhani, nella città nordorientale di Mashhad per cercare di indirizzare la rabbia popolare contro la figura del capo di Stato, ma, con il diffondersi dei movimenti su scala nazionale, l’intera classe politica era stata colpita.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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