Afghanistan: uomo armato uccide 5 persone a Kabul

Pubblicato il 25 luglio 2021 alle 19:29 in Afghanistan Asia

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Nella capitale afghana di Kabul, domenica 25 luglio, un uomo armato ha ucciso 5 persone. Intanto, le forze governative del Paese hanno arrestato quattro talebani responsabili dell’attacco al palazzo presidenziale del 20 luglio.

Le autorità dell’Afghanistan hanno reso noto, domenica 25 luglio, che un uomo armato non identificato ha ucciso cinque persone, tra cui due soldati afghani, a seguito di un attacco avvenuto a Kabul, capitale del Paese Centroasiatico. A riferirlo è stata l’agenzia di stampa Mehr, citando le dichiarazioni rilasciate dal portavoce delle Forze dell’ordine afghane, Ferdows Faramarz. L’aggressore si è dileguato subito dopo l’incursione. Al momento, le autorità del Paese stanno tentando di rintracciarlo per identificarlo. Finora, nessun gruppo di militanti ha rivendicato la paternità dell’attacco.

Nel frattempo, le forze governative di Kabul hanno annunciato, la medesima domenica, di aver arrestato 4 militanti talebani, tra cui il comandante Momin, organizzatore dell’attacco missilistico contro il palazzo presidenziale di Kabul. Nello specifico, il 20 luglio, durante le preghiere per la festa musulmana dell’Eid al-Adha, almeno tre razzi sono atterrati nei pressi dell’edificio. In seguito, l’attacco è stato rivendicato dall’ISIS. Fonti ufficiali, citate da al-Arabiya, hanno affermato che Momim era una delle menti dietro il tentato assalto al palazzo presidenziale, colpito anche nel 2020 in occasione della cerimonia per il secondo mandato consecutivo del presidente afghano, Ashraf Ghani.

Il nuovo attacco dello Stato Islamico arriva in un momento di grandi tensioni nel Paese, dove un’ampia offensiva dei talebani coincide con il ritiro delle forze armate straniere, che dovrebbe essere completato entro il 31 agosto. A differenza di quanto solitamente accaduto negli anni precedenti, i talebani non hanno dichiarato un cessate il fuoco durante la festa dell’Eid, nonostante gli urgenti appelli della società civile afghana e della comunità internazionale per porre fine ai combattimenti. Lunedì 19 luglio, 15 missioni diplomatiche e il rappresentante della NATO a Kabul hanno esortato i talebani a fermare le offensive, dopo che il gruppo e il governo afghano non sono riusciti a concordare un cessate il fuoco durante i nuovi colloqui intra-afghani tenutesi a Doha, in Qatar. 

Gli ultimi sviluppi si collocano nel quadro della rapida ascesa dei talebani in Afghanistan, avvenuta in concomitanza con il ritiro delle truppe statunitensi dal Paese. Secondo quanto riferito dal presidente degli USA, Joe Biden, la partenza di tutte le truppe di Washington dovrebbe concludersi entro l’11 settembre.

È da decenni che l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. Il gruppo dei talebani, di matrice fondamentalista islamica, è stato dapprima impegnato nella lotta antisovietica in Afghanistan. L’intervento degli Stati Uniti, nel 2001, e il successivo sostegno offerto dalla NATO con la missione International Security and Assistance Force (ISAF), dell’agosto 2003, ha rovesciato il regime teocratico che era stato imposto nel Paese Asiatico tra il 1995 e il 1996. Tuttavia, il gruppo ha continuato a perseguire attività terroristiche contro le truppe della coalizione internazionale dell’Alleanza Atlantica schierate in Afghanistan, nonché contro le forze governative di Kabul. Nel corso degli anni, i talebani hanno ciclicamente perso e riconquistato terreno, complice anche l’avanzata dell’organizzazione terroristica dello Stato Islamico (IS). Il 12 settembre 2020, nella capitale del Qatar, sono stati avviati i colloqui di pace tra il governo afghano e i talebani.

Dopo quasi due decenni di conflitto, un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020, con la precedente amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, aveva rappresentato un punto di svolta significativo. Tuttavia, l’intesa non ha mai messo fine alle violenze, e, considerata la perdurante instabilità e l’aumento degli scontri, il 29 gennaio scorso, il presidente statunitense aveva affermato di voler riesaminare l’accordo con i talebani. Tuttavia, il 14 aprile, Washington aveva confermato il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan entro settembre, tre mesi più tardi rispetto alla scadenza concordata dall’amministrazione Trump, fissata per il primo maggio. Ciò ha portato i talebani ad affermare che non avrebbero partecipato ad iniziative diplomatiche fino a quando i soldati stranieri si sarebbero trovati nel proprio Paese. 

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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