Siria: raid aerei di Mosca contro le postazioni dell’ISIS

Pubblicato il 24 luglio 2021 alle 19:07 in Russia Siria

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L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) ha rivelato, sabato 24 luglio, che almeno sei caccia russi hanno condotto una serie di raid aerei contro le postazioni dello Stato Islamico in Siria.

A riferirlo, il medesimo sabato, è il SOHR, secondo cui le operazioni delle forze russe contro lo Stato Islamico si sono concentrate nell’area tra il Deserto di al-Shawla e il distretto di Deir Ezzor. I raid aerei moscoviti hanno altresì preso di mira le postazioni dell’ISIS ancora attive presso il triangolo Aleppo-Hama-Raqqa, nonché il Deserto Orientale di Homs. Analogamente, il 22 luglio, fonti dell’Osservatorio Siriano hanno riferito che le forze di Mosca hanno condotto una serie di attacchi aerei contro diverse cellule dell’ISIS nell’area desertica di al-Shawla, nel Sud di Deir Ezzor e al-Rasafah, nel Sud-Ovest della provincia di al-Raqqah.

La Russia ha fatto il suo ingresso nel panorama siriano il 30 settembre 2015, ponendosi a fianco delle forze associate al presidente del Paese, Bashar al-Assad, nel quadro del perdurante conflitto, scoppiato il 15 marzo 2011. A scontrarsi con l’esercito filogovernativo vi sono i gruppi ribelli, sostenuti dalla Turchia. Al contempo, le forze russe e l’esercito di Damasco sono impegnate nella lotta contro lo Stato Islamico, le cui operazioni interessano soprattutto le regioni centrali della Siria. In tale contesto, il 21 luglio, fonti locali hanno rivelato che la Russia ha continuato a lanciare attacchi aerei contro la regione di Badia, servendosi di missili altamente esplosivi.

Secondo le fonti, almeno sei aerei da guerra hanno partecipato alle operazioni delle ultime ore, concentrandosi, in particolare, nel deserto di Maadan, a Sud di Raqqa, nel deserto di Bishri, nel deserto di Sukhna, nella periferia di Homs. Tali operazioni si inseriscono nel quadro degli sforzi profusi da Mosca e Damasco per eliminare definitivamente quelle cellule che operano prevalentemente nel vasto deserto siriano, che si estende dall’Est dei governatorati di Hama e Homs all’estremo Orientale del Governatorato di Deir Ezzor, nella cosiddetta regione di Badia.

Sebbene le Syrian Democratic Forces (SDF) abbiano annunciato, il 23 marzo 2019, la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria, lo Stato Islamico non può dirsi completamente sconfitto. È per tale ragione che, il 22 dicembre 2020, l’Esercito filo-governativo associato ad Assad ha avviato una campagna militare incentrata sullo sradicamento delle cellule terroristiche ancora attive. In tale quadro, è importante sottolineare che sin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo chiave nella lotta contro l’ISIS, anche in virtù del sostegno degli Stati Uniti, i quali forniscono materiale bellico e copertura aerea.

A detta di fonti locali, negli ultimi anni lo Stato Islamico è riuscito a stabilire una propria “città” nella Badia siriana, che, a causa della morfologia del territorio, non è facilmente accessibile a carri armati o aerei da guerra. Ciò consente al gruppo terroristico di nascondersi in luoghi difficili da scovare, da cui perpetrare “attacchi mordi e fuggi” contro convogli e postazioni delle forze di Assad. Non da ultimo, anche le milizie filoiraniane stanziate in Siria sono da includere tra gli obiettivi presi di mira dall’ISIS, le quali continuano a essere vittima di frequenti imboscate.

L’intervento della Russia in Siria è stato accolto con sorpresa dagli osservatori internazionali. Secondo gli analisti, il fatto che il Cremlino si sia schierato con le forze governative è legato a una pluralità di fattori. La caduta di Assad avrebbe avuto conseguenze negative per la Russia perché, da una parte, Mosca avrebbe perso un importante alleato regionale, dall’altra il sovvertimento di potere in Siria avrebbe minacciato gli interessi di Mosca nell’area. Inoltre, la decisione di intervenire nel conflitto rifletteva anche il timore che le “rivoluzioni colorate” prendessero piede in Russia. È importante ricordare che, a partire dal 2000, tali movimenti filo-europeisti hanno dato il via a proteste antigovernative in numerosi Stati post-sovietici, come l’Ucraina e la Georgia. Pertanto, Mosca temeva che il potenziale successo dei movimenti contro il governo in Siria avrebbe provocato un’analoga reazione in Russia. Anche i rapporti con l’Occidente, sempre più tesi, hanno spinto il Cremlino a schierarsi dalla parte di Assad. Infine, l’ascesa dell’ISIS ha fornito a Mosca l’opportunità di giustificare l’intervento attraverso la retorica della lotta al terrorismo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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