L’Egitto si appella alla Cina per cercare di risolvere lo stallo sulla GERD

Pubblicato il 24 luglio 2021 alle 6:41 in Cina Egitto Etiopia

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L’Egitto sta tentando una nuova strada politica per convincere l’Etiopia a firmare un accordo legalmente vincolante sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), l’imponente diga in costruzione sul fiume Nilo Azzurro. Lo fa avvicinandosi ad uno dei più stretti alleati di Addis Abeba, la Cina

Gli esperti hanno iniziato a valutare positivamente l’eventualità di un intervento cinese nella risoluzione della questione GERD dopo un incontro tra il ministro degli Esteri della Cina, Wang Yi, e il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, il 18 luglio, nella città costiera nordoccidentale di Alamein. In tale occasione, al-Sisi aveva ribadito: “L’Egitto è incrollabile nella sua determinazione a proteggere il diritto storico alla propria quota di acqua dal Nilo”. Per Al-Sayed Mustafa Kamel al-Sayed, professore di scienze politiche all’Università del Cairo, va osservato che “l’intervento cinese può arrivare sotto forma di consiglio, non di pressione sul governo etiope, con l’obiettivo di porre fine allo stallo nei negoziati sulla diga”. La Cina, infatti, investe molto in Etiopia. Considera il Paese dell’Africa orientale un hub per la sua Belt and Road Initiative, che mira ad espandere la sfera di influenza di Pechino attraverso finanziamenti infrastrutturali in tutto il Sud del mondo.

L’Etiopia importa la maggior parte delle sue merci dalla Cina. Entro giugno 2020, le aziende cinesi avevano formulato piani per spendere 2,7 miliardi di dollari in Etiopia attraverso circa 1.500 iniziative. L’Etiopia deve 16 miliardi di dollari ai finanziatori cinesi, quasi la metà dei debiti esteri del Paese dell’Africa orientale. Pechino e Addis Abeba hanno stabilito rapporti diplomatici nel 1970. In questi 50 anni, le relazioni tra i due Paesi si sono trasformate notevolmente, diventando sempre più forti. Nel 2017, hanno elevato la loro collaborazione a una partnership strategica globale. Due società cinesi stanno ora partecipando alla costruzione di GERD, essendo state incaricate dal governo etiope nel febbraio 2019. In quell’anno, secondo il rapporto 2020 della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, la Cina è stata la più grande fonte di investimenti diretti esteri per l’Etiopia. Nello stesso anno, la Cina ha rappresentato quasi il 60% dei progetti esteri di nuova approvazione nel Paese dell’Africa orientale. Nel 2020, il commercio tra i due Paesi è stato di 14,56 miliardi di dollari.

Allo stesso tempo, però, la Cina è anche uno dei maggiori partner commerciali dell’Egitto, con enormi investimenti nella nazione nordafricana. Pechino prevede di stabilire una zona industriale nella regione del Canale di Suez. Le aziende cinesi partecipano anche alla costruzione della Nuova Capitale Amministrativa, una megalopoli in costruzione alla periferia del Cairo. L’Egitto è poi un Paese importante per la Belt and Road Initiative, rappresentando un gateway per le merci cinesi nei mercati del continente africano. “L’Egitto usa al massimo gli strumenti diplomatici a sua disposizione”, ha riferito al quotidiano Al-Monitor Aida Nacif, membro della commissione per le relazioni estere del Senato egiziano, aggiungendo: “Pechino può svolgere un ruolo importante nella risoluzione della crisi delle dighe nel prossimo periodo”.

Un punto da considerare, tuttavia, è che la politica di non interferenza di vecchia data della Cina rischia di impedirle di svolgere un ruolo attivo nella disputa sulla diga del Nilo. La controversia sulla GERD è peggiorata nel corso degli anni e Pechino, ad oggi, ha fatto poco per unire le parti in conflitto. “La Cina avrebbe potuto svolgere un ruolo più decisivo nella disputa sulla diga etiope, se avesse voluto”, ha osservato al-Sayed. “Avrebbe potuto sospendere ad esempio la fornitura delle attrezzature necessarie per le centrali elettriche della diga”, ha aggiunto. Per Pechino, l’Etiopia, insime all’Eritrea e al Gibuti, è al centro dei suoi investimenti e delle sue aspirazioni economiche in Africa. Questo potrebbe essere un incentivo a fare di più per cercare di evitare che la controversia sulla GERD diventi irrisolvibile. “Gli investimenti cinesi in Etiopia conferiscono alla Cina una forte influenza nel paese dell’Africa orientale”, ha detto, sempre ad Al-Monitor, Nadia Helmi, specialista in affari asiatici. “La Cina sa che i suoi investimenti in Etiopia saranno in pericolo se l’attuale disputa sulla diga si evolverà in uno scontro militare”, ha sottolineato. Vale la pena ricordare che Pechino ha talvolta messo da parte la sua politica di non interferenza per proteggere gli investimenti o aiutare i suoi alleati, come nella guerra tra Sudan e Sud Sudan. In quel frangente, è stata determinante nel porre fine al conflitto tra le due parti, nel 2015.

Le preoccupazioni per il conflitto armato stanno crescendo, con il Cairo sulla necessità di un intervento militare per impedire all’Etiopia di distruggere le risorse egiziane. Al-Sisi ha avvertito, il 15 luglio, per la seconda volta in quattro mesi, che non permetterà che i diritti idrici del suo Paese vengano danneggiati. “L’Egitto ha gli strumenti politici e il potere militare ed economico per determinare il proprio destino e far rispettare la propria volontà”, ha detto, aggiungendo: “La sicurezza nazionale dell’Egitto è una linea rossa”. Durante il suo incontro con il presidente egiziano, Wang ha affermato che il suo Paese riconosce l’estrema importanza del Nilo per l’Egitto. La Cina, ha aggiunto, continuerà a investire nella ricerca di una soluzione a questo problema che serva gli interessi di tutte le parti.

L’Etiopia ha completato pochi giorni fa il secondo riempimento del serbatoio della diga ma i due Stati continuano a non arrivare ad un accordo legalmente vincolante sul suo funzionamento. I funzionari etiopi sperano che il progetto, ora completo per più di tre quarti, raggiunga la piena capacità di generazione di energia nel 2023. Il Cairo si è detto più volte contrario alla mossa, in quanto la considera una minaccia alla stabilità regionale, soprattutto per i Paesi a valle del Nilo. Anche il Sudan è dello stesso parere. L’Etiopia, al contrario, sostiene che l’aggiunta di acqua al serbatoio, specialmente durante le forti piogge di luglio e agosto, sia una parte naturale del processo di costruzione. Il Sudan è preoccupato che l’opera possa aumentare il rischio di inondazioni e compromettere il funzionamento delle sue dighe sul fiume Nilo. Il governo di Khartoum afferma che almeno 20 milioni di persone, più della metà della popolazione del Paese, potrebbero essere colpite se l’Etiopia riempisse e gestisse la diga senza coordinarsi con le altre parti interessate. Nel frattempo, l’Egitto ha definito la diga una minaccia esistenziale perché teme di ridurre le sue quote idriche. Il Paese, che ospita oltre 100 milioni di persone e ha scarse riserve di acqua, fa affidamento quasi interamente sul fiume Nilo. 

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. La diga dovrebbe diventare pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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