Iraq: continuano gli attacchi contro le basi militari statunitensi

Pubblicato il 24 luglio 2021 alle 16:59 in Iraq USA e Canada

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La coalizione guidata dagli Stati Uniti ha annunciato, sabato 24 luglio, che una base militare nel Kurdistan iracheno, la quale ospita truppe statunitensi, è stata colpita da un attacco perpetrato per mezzo di droni. Al momento, non sono state registrate vittime.

A riferirlo, il medesimo sabato, è stato il quotidiano in lingua inglese The New Arab, citando la dichiarazione rilasciata dal portavoce della coalizione statunitense, il colonnello Wayne Marotto. I media curdi iracheni hanno affermato che l’attacco ha preso di mira una base nei pressi di Al-Harir, situata a 70 chilometri a Nord-Est di Arbil, capitale della regione autonoma del Kurdistan. L’attacco giunge a ridosso dell’incontro di alto livello a Washington tra il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhemi, e il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, lunedì 26 luglio, per discutere del ritiro completo delle truppe statunitensi dall’Iraq.

L’episodio del 24 luglio è da collocare nel quadro di una serie di attacchi che, nell’ultimo periodo, hanno colpito le strutture militari e diplomatiche degli USA in Iraq. Secondo quanto reso noto, la paternità del colpo è da attribuire a gruppi armati filo-iraniani. Sebbene non tutti gli attentati siano stati rivendicati, non è da escludersi il coinvolgimento di gruppi affiliati a Teheran. Il 7 luglio, circa 14 missili sono stati lanciati contro la base di Ain al-Asad, situata nel governatorato di al-Anbar, nell’Ovest dell’Iraq, la quale ospita altresì truppe statunitensi.

Washington, da parte sua, ha risposto colpendo il distretto di al-Baghdadi, da cui si pensa sia stato condotto l’attacco. Tre membri del personale operante nella base hanno riportato lievi ferite, mentre un gruppo filoiraniano, Liwa Tha’r al-Muhandis, ovvero “Le Brigate della vendetta di al-Muhandis”, ha successivamente rivendicato l’attacco. Nella notte precedente, è stato l’aeroporto di Erbil, situato nella regione del Kurdistan iracheno, l’obiettivo di un attacco perpetrato per mezzo di droni. Questo non ha causato vittime né ingenti danni materiali, ma soltanto “erba bruciata”. Ain al-Asad è stata colpita anche il 5 luglio, lo stesso giorno in cui le forze statunitensi hanno intercettato e colpito un drone armato mentre questo sorvolava nei pressi dell’ambasciata statunitense a Baghdad.

Ad oggi, i soldati statunitensi dispiegati in Iraq ammontano a circa 2.500, rispetto ai 3.500 uomini della coalizione internazionale, costituita nel 2014, per combattere il gruppo terroristico dello Stato Islamico. Ad esortare gli USA a ritirare le proprie truppe sono le fazioni filo-iraniane, le quali, a partire dallo scorso dicembre, avrebbero perpetrato circa 50 attacchi contro le basi militari statunitensi. La maggior parte delle incursioni è stata effettuata tramite bombe che colpiscono convogli logistici, mentre altri attacchi sono stati di tipo missilistico. L’apice delle tensioni tra Washington e Teheran sul suolo iracheno era stato raggiunto con la morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi, il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid ordinato dall’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. 

Ad oggi, l’Iran continua a chiedere vendetta per la morte di Soleimani e di al-Muhandis, mentre non mancano le minacce dei gruppi pro-Teheran, che si autodefiniscono membri del cosiddetto “asse della resistenza”, contrario alla presenza degli USA in Iraq. La recente escalation sembra essere stata innescata dai raid aerei lanciati dalle forze statunitensi, nella notte tra il 27 e il 28 giugno, contro postazioni di gruppi filoiraniani situate al confine tra Iraq e Siria, causando la morte di 5 combattenti affiliati a Teheran e di un bambino, mentre altri 3 civili sono rimasti feriti. Come precisato da Washington, l’operazione di “autodifesa” è giunta in risposta agli attentati condotti da gruppi armati filoiraniani contro il personale e le strutture statunitensi in Iraq. 

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

 

di Redazione

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