Yemen: nuove minacce dai leader del Sud

Pubblicato il 23 luglio 2021 alle 9:33 in Medio Oriente Yemen

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Nel Sud dello Yemen, la tregua stabilita tra il governo yemenita e i gruppi separatisti continua a vacillare. Il vicepresidente del Consiglio di Transizione Meridionale (STC), Hani ben Brik, ha minacciato il Parlamento e il governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, di impedire loro di tenere riunioni nel Sud del Paese.

La notizia è stata riportata da al-Jazeera il 22 luglio, in un momento in cui le attività del governo yemenita, ritornato ad Aden per esercitare le proprie funzioni dopo anni di tensioni, sono ancora oggetto di minacce e tensioni. Hani ben Brik, a capo della cosiddetta Assemblea Nazionale, che funge da Parlamento del STC, l’organismo che rappresenta i gruppi separatisti del Sud dello Yemen, ha pubblicato un Tweet, il 22 luglio, in cui ha dichiarato: “Vai al diavolo, tu e la tua legittimità”, con riferimento agli organismi esecutivi e legislativi yemeniti. “Vittoria per il Sud e per il Consiglio di Transizione”, ha poi continuato il leader separatista, il quale ha evidenziato che la regione di Hadramawt e Seyun, una delle principali città di tale governatorato, sono cadute nelle mani di coloro che “hanno venduto Ma’rib” e stanno cercando ora di “legittimarsi” nei territori meridionali. Il riferimento va al governo yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, e alle forze regolari, tuttora impegnate ad affrontare le milizie sciite Houthi in diverse regioni yemenite, tra cui Ma’rib, situata a circa 120 chilometri a Est di Sana’a.

Circa le tensioni tra il governo yemenita e i gruppi separatisti del Sud, queste erano state apparentemente placate con la formazione di un nuovo governo unitario, equamente suddiviso tra Nord e Sud, ufficialmente annunciato il 18 dicembre 2020. Si tratta di una delle clausole principali sancite nel cosiddetto Accordo di Riad, siglato dalle due parti il 5 novembre 2019, sotto l’egida dell’Arabia Saudita. Scopo dell’intesa è stato evitare un ulteriore “conflitto nel conflitto” in Yemen e scongiurare una spaccatura all’interno del fronte anti-Houthi, in particolare tra Riad e Abu Dhabi. Ad oggi, però, alcuni punti non sono stati ancora rispettati. In particolare, le forze sia filogovernative sia del STC continuano ad occupare postazioni ad Aden, nonostante fosse stato stabilito di ridispiegarsi altrove. Le forze dell’esercito e di sicurezza sia del governo sia del STC non sono ancora state poste sotto la guida dei Ministeri dell’Interno e della Difesa e il Consiglio di Transizione ha ancora il controllo, a livello di sicurezza e militare, della capitale temporanea, Aden, e di altre zone del Sud. Non da ultimo, negli ultimi mesi, i territori meridionali yemeniti hanno assistito a un crescente malcontento della popolazione locale, nato dal deterioramento delle condizioni economiche, sociali e di sicurezza, ulteriormente esacerbate dalla diffusione della pandemia di Covid-19.

In tale quadro, si colloca un comunicato diffuso il 14 luglio dalla squadra filogovernativa responsabile dell’attuazione dell’accordo di Riad, in cui il Consiglio di Transizione Meridionale è stato accusato di non aver rispettato a pieno l’intesa raggiunta il 5 novembre 2019. In particolare, al STC era stato chiesto di porre fine a qualsiasi forma di escalation militare, politica, mediatica e in materia di sicurezza, oltre a creare un ambiente idoneo al ritorno della squadra governativa nella capitale provvisoria, Aden, consentendole di svolgere le proprie funzioni in modo libero e indipendente. Tuttavia, a detta della squadra affiliata al governo yemenita, ciò non è stato ancora concretizzato. Il Consiglio di Transizione Meridionale è stato accusato di ingerenza nel lavoro delle istituzioni statali, di emanare decisioni illegittime e di alimentare una mobilitazione sia militare sia popolare in territori quali Shabwa e Abyan, attraverso una campagna mediatica contro il governo riconosciuto a livello internazionale.

Le prime tensioni ad Aden risalgono al mese di aprile 2017, quando il presidente yemenita Hadi aveva accusato il governatore della città, Aidarous al-Zubaidi, di mancanza di lealtà, licenziandolo dall’incarico. Successivamente, l’11 maggio di quell’anno, in seguito alle proteste di massa contro l’allontanamento di al-Zubaidi, è nato il Consiglio di Transizione Meridionale, con a capo l’ex governatore di Aden, scelto per presiedere un consiglio di 26 seggi. L’ente ha dichiarato immediatamente la sua intenzione di “ripristinare lo Stato meridionale” riferendosi all’ex repubblica dello Yemen del Sud, esistita dal 1967 al 1990. Hadi, fin da subito, ha definito l’STC illegittimo. Nonostante ciò, quest’ultimo è riuscito a guadagnare cinque Ministeri all’interno del governo unitario annunciato nel dicembre scorso.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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