Il Venezuela respinge le accuse sul presunto attacco al presidente colombiano Duque

Pubblicato il 23 luglio 2021 alle 12:17 in Colombia Venezuela

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Il Governo del Venezuela ha respinto, il 23 luglio, le accuse mosse dalle autorità colombiane sulla sua presunta partecipazione a un attentato contro il presidente colombiano, Iván Duque. In un messaggio diffuso sui social network, il ministro degli Esteri del Venezuela, Jorge Arreaza, ha assicurato che il Governo Duque “sta dando la colpa al Venezuela” per cercare di nascondere i problemi del suo Paese. “La Colombia è piena di violenza e di gruppi armati. La sua economia si affida al traffico di droga e ci sono massacri e attentati quotidiani di leader sociali”, ha affermato Arreaza, in seguito a una dichiarazione del ministro della Difesa colombiano, Diego Molano, che ha accusato il Venezuela di “aver pianificato gli attacchi” contro Duque.

Il ministro degli Esteri venezuelano ha fatto riferimento all’assassinio del presidente di Haiti, Jovenel Moïse, avvenuto all’alba del 7 luglio e in cui erano implicati diversi ex soldati colombiani. Molano, da parte sua, aveva chiesto alla comunità internazionale di “riflettere”, in quanto “il regime di Maduro continua ad ospitare terroristi che stanno orchestrando attacchi contro le istituzioni della regione”.

L’attentato contro Duque è avvenuto il 25 giugno, verso le 15:45, mentre il capo dello Stato viaggiava in elicottero con altri membri del Governo, nei pressi del confine con il Venezuela. Sei persone, che sarebbero coinvolte nell’attacco contro il presidente della Colombia, sono state catturate, il 19 luglio, a Cúcuta e Tibú, nel Norte de Santander. Tra gli arrestati, ci sono un ex membro delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC), una scorta dell’Unità nazionale di protezione (Unp), un ex capitano dell’esercito insieme a suo padre e una donna che lavorava nell’area vigilanza dell’aeroporto di Cucuta. Si tratta del primo attacco contro un capo di Stato colombiano in circa 20 anni.

La Colombia ha a lungo accusato il Venezuela di fornire rifugio agli ex combattenti delle FARC, tra cui l’ex capo guerrigliero Márquez, che rifiutano l’accordo di pace firmato con il Governo nel 2016. Tuttavia, l’esercito venezuelano è stato impegnato, dal 21 marzo, a combattere contro le FARC nello Stato di Apure, al confine con la Colombia.

Dal canto suo, il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha dichiarato che nello Stato di Apure ci deve essere la “guerra di tutto il popolo in difesa della sovranità e della terra contro bande irregolari, criminali e terroristi che provengono dalla Colombia”. Il presidente ha affermato che “bisogna trarre insegnamento” dai combattimenti avvenuti tra l’esercito venezuelano e i dissidenti delle FARC, affinché si possa difendere il territorio dai gruppi armati del Comando Meridionale degli Stati Uniti e del Governo colombiano, che Maduro ritiene siano responsabili di questa crisi.

Uno degli ultimi attacchi realizzati presumibilmente da membri ancora attivi delle FARC risale al 4 giugno, quando almeno 5 persone sono rimaste uccise nel comune colombiano di di Santander de Quilichao, nel Sud-Ovest del Paese.

Le relazioni tra Caracas e Bogotà sono sempre più tese da quando la Colombia si è unita agli Stati Uniti e ad altri Paesi della comunità internazionale nel riconoscere il leader dell’opposizione venezuelana, Juán Guaidó, come presidente del Paese, nel 2019.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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