Tanzania: accuse di “terrorismo” per il leader dell’opposizione

Pubblicato il 23 luglio 2021 alle 12:28 in Africa Tanzania

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Il principale partito di opposizione della Tanzania, Chadema, ha affermato che il suo leader, Freeman Mbowe, e altri 15 membri dell’organizzazione saranno accusati di “terrorismo” dopo essere stati arrestati, nella notte tra martedì 20 e mercoledì 21 luglio, nella città portuale nordoccidentale di Mwanza, in un raid delle forze di polizia. Gli arresti sono stati considerati dalla comunità internazionale, inclusi gli Stati Uniti, un tentativo di repressione del dissenso da parte del nuovo governo. 

La polizia ha perquisito la casa di Mbowe a Dar es Salaam e ha sequestrato il suo laptop e altri dispositivi appartenenti a membri della sua famiglia prima di trasferire il leader di Chadema nella prigione centrale della città, ha dichiarato, giovedì 23 luglio, il partito. “Abbiamo ricevuto informazioni scioccanti secondo cui Mbowe sarà accusato congiuntamente di terrorismo insieme agli altri sospetti detenuti nel carcere di Dar es Salaam”, si legge in un post di Chadema su Twitter. Gli arresti sono avvenuti poco prima di un incontro pubblico che era stato organizzato dalla leadership del partito per chiedere l’avvio di riforme costituzionali.

L’ONG Amnesty International ha descritto le detenzioni come “arbitrarie” e le ha considerate parte di una campagna nazionale per contrastare l’opposizione politica. “Le autorità della Tanzania devono smettere di prendere di mira l’opposizione e cercare di restringere lo spazio in cui possono operare”, ha affermato Flavia Mwangovya, vicedirettore di Amnesty per l’Africa orientale. “Questi arresti e detenzioni arbitrari mostrano il palese disprezzo delle autorità tanzaniane per lo stato di diritto e i diritti umani, compresi i diritti alla libertà di espressione e associazione. Questi arresti motivati politicamente devono cessare”, ha aggiunto.

Gli Stati Uniti hanno fatto sapere, mercoledì 21 luglio, che dovranno confermare i dettagli dell’arresto di Mbowe, ma che, al momento, la situazione sembra “molto preoccupante”. Il segretario di Stato USA, Antony Blinken, ha incoraggiato la nuova presidente della Tanzania, Samia Suluhu Hassan, in una telefonata del 6 luglio, a proteggere tutte le libertà civili, mentre il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, ha sottolineato “l’importanza di garantire un futuro democratico, pacifico, libero e prospero a tutti i tanzaniani”. Almeno 150 leader dell’opposizione, secondo le Nazioni Unite, sono stati arrestati dopo aver denunciato quella che hanno definito una vasta azione fraudolenta alle elezioni dell’ottobre 2020, in seguito alle quali l’ex presidente, John Magufuli, e la sua vice, Hassan, sono saliti al potere per un secondo mandato. Magufuli, profondamente scettico nei confronti del COVID, è morto a marzo. Le autorità hanno dichiarato che la causa del decesso sarebbe stato un problema cardiaco, ma i suoi oppositori politici hanno insistito sul fatto che avesse contratto il virus. Ad aprile, poco dopo la sua ascesa alla presidenza, Hassan si era rivolta all’opposizione e aveva promesso di difendere la democrazia e le libertà fondamentali nel Paese.

La prima presidente donna della Tanzania si è insediata al potere nel marzo del 2020. Al momento della sua nomina, in molti hanno sperato che Hassan potesse inaugurare un cambiamento rispetto al “governo autocratico” dell’ex presidente, soprannominato il “Bulldozer” per il suo modello di leadership intransigente. A tal proposito, l’ex candidato presidenziale di Chadema, Tundu Lissu, che attualmente vive in esilio autoimposto in Europa, ha scritto su Twitter che l’ascesa di Hassan, dopo la morte di Magufuli, aveva portato “la speranza che il regno del terrore e della guerra alla democrazia finisse”. “L’arresto di ieri sera del presidente Mbowe e dei leader di Chadema ha deluso ogni speranza del genere. Ora è il momento delle proteste a livello nazionale e dell’isolamento internazionale del suo regime”, ha affermato subito dopo nel suo post.

La donna, ex vicepresidente della Tanzania, lavora nell’ambito della politica da 20 anni, un lasso di tempo in cui ha scalato molti ranghi, dal Governo locale all’Assemblea nazionale. Colonna portante del partito dominante, noto come Chama Cha Mapinduzi (CCM), è stata nominata per la prima volta candidata alla vicepresidenza nel 2015. Insieme a Magufuli, ha partecipato e vinto anche alle elezioni dell’ottobre 2020, in un ballottaggio contestato e inficiato da accuse di irregolarità. Il suo modello di leadership era stato visto fino ad ora in potenziale contrasto con il lavoro fatto dall’ex presidente, il cui governo era stato accusato di “soffocare” la democrazia e di reprimere i media, critiche che le autorità hanno sempre negato. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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