Spagna-Marocco: 238 migranti scavalcano il confine con Melilla

Pubblicato il 23 luglio 2021 alle 7:04 in Marocco Spagna

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Circa 238 migranti, provenienti dall’Africa subsahariana, sono riusciti ad attraversare la recinzione che separa il confine tra l’enclave spagnola di Melilla e il Marocco, giovedì 22 luglio. Tre agenti della Guardia Civil sono rimasti lievemente feriti nel tentativo di impedire gli attraversamenti. Tutti i migranti entrati in territorio spagnolo sono stati trasferiti al Centro di permanenza temporanea (Ceti), dove saranno messi in quarantena nelle strutture adibite per questo scopo. 

Si tratta del terzo scavalcamento della recinzione di Melilla, alta circa sei metri, negli ultimi dieci giorni, dopo quello del 12 luglio, quando sono riusciti ad accedere circa 119 migranti, e quello del 14, che ha permesso l’arrivo irregolare di circa 20 persone. Il 12 luglio, almeno 5 ufficiali della Guardia Civil e un migrante erano rimasti leggermente feriti. Poche settimane prima, il 15 giugno, circa 150 persone avevano provato ad entrare in territorio spagnolo. Secondo quanto dichiarato dalla polizia, il confronto tra migranti e forze di sicurezza era stato violento. I primi si sarebbero armati di bastoni e avrebbero lanciato pietre in direzione delle forze dell’ordine, che avrebbero reagito a loro volta, lasciando una ventina di feriti da ambo le parti.

L’intrusione più imponente nelle enclavi spagnole in Marocco è stata però quella di due mesi fa, quando a maggio, nel mezzo di una discussione diplomatica tra Rabat e Madrid, più di 10.000 migranti, la stragrande maggioranza dei quali giovani marocchini, sono riusciti a entrare a Ceuta. In quell’occasione, il Marocco è stato accusato dalla Spagna di aver favorito l’ingresso dei migranti allentando volontariamente i livelli di sicurezza. Il governo marocchino ha negato le accuse ma ha incolpato Madrid di aver “provocato” Rabat decidendo di ospitare in Spagna il leader dei separatisti saharawi del Fronte Polisario, Brahim Ghali, ricoverato per cure mediche dopo aver contratto il Covid-19. Ghali è attualmente oggetto di numerose denunce presentate alla giustizia spagnola da ex membri del Fronte per violazione dei diritti umani e crimini di terrorismo, stupro, sequestro di persone, torture, sparizioni forzate. 

Nonostante il leader del Polisario abbia lasciato la Spagna il 2 giugno, le relazioni diplomatiche tra Rabat e Madrid rimangono tese. Gli esperti sostengono che la crisi diplomatica di maggio, la più seria tra Spagna e Marocco degli ultimi due decenni, possa durare a lungo e lasciare un impatto sui rapporti bilaterali futuri. 

Al centro della controversia c’è il tema del Sahara Occidentale, territorio che il Fronte Polisario rivendica ma che il Marocco considera parte integrante del suo Stato. La disputa sul Sahara Occidentale ha avuto inizio nel 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza durata fino al 6 settembre 1991, anno in cui venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO).

Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiede circa mezzo milione di individui. Da un lato, il Fronte controlla una striscia desertica del Sahara Occidentale a Est delle mura di difesa del Marocco. Si stima che i militanti siano circa 10.000, concentrati non nel Sahara Occidentale, ma a Tindouf, città dove il Fronte organizza campi profughi per la popolazione sahrawi. Il Marocco, dall’altro lato, controlla circa l’80% del territorio, che comprende depositi di fosfato e zone per la pesca.

Nonostante l’adesione del Marocco al cessate il fuoco, i tentativi del fronte separatista di effettuare operazioni militari contro le postazioni dell’esercito marocchino hanno portato Rabat a rivendicare il diritto di autodifesa, al fine di garantire la integrità territoriale e sicurezza nazionale. Dopo circa 30 anni dalla proclamazione del cessate il fuoco, le tensioni si sono riaccese il 13 novembre 2020, quando le autorità marocchine hanno deciso di intervenire nella zona cuscinetto di Guerguerat, un piccolo villaggio nell’estremo Sud-Ovest del Sahara occidentale, per rispondere alle “pericolose e inaccettabili provocazioni” del Fronte Polisario. In realtà, già il 21 ottobre, stando a quanto riportato da fonti marocchine, gruppi armati fedeli al Fronte Polisario, pari a circa 70 combattenti, avevano chiuso il valico di frontiera tra Marocco e Mauritania e si erano infiltrati nell’area di Guerguerat, ostacolando la circolazione di persone e merci, oltre a limitare il lavoro degli osservatori militari della Missione dell’Onu.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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