Naufragio vicino alle coste della Turchia: 37 salvati, 8 dispersi

Pubblicato il 23 luglio 2021 alle 17:22 in Immigrazione Turchia

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Un’imbarcazione con a bordo 45 migranti è affondata al largo della Turchia sudoccidentale. Al momento, 37 persone sono state salvate, mentre 8 risultano ancora disperse. La Guardia costiera è impegnata nelle operazioni di ricerca e soccorso. Lo ha comunicato il Ministero della Difesa turco.

Le autorità si sono attivate “dopo aver ricevuto la soffiata” di un naufragio avvenuto ieri, giovedì 22 luglio, a circa 260 chilometri al largo della costa della località turistica di Kas. “Trentasette persone sono state salvate dal barcone, che è affondato. Continuano le operazioni di ricerca di altre 8 persone“, ha dichiarato una nota del Ministero. Due fregate sono state inviate per perquisire l’area e stanno lavorando in coordinamento con un aereo militare nonostante il maltempo e le condizioni avverse del mare, ha aggiunto. Non ci sono state ancora informazioni immediate sulle nazionalità delle persone coinvolte.

Migranti e rifugiati usano spesso la Turchia come porta d’ingresso per raggiungere i Paesi dell’Unione Europea, principalmente attraverso la Grecia. Molti si affidano a contrabbandieri e rischiano la vita in pericolosi viaggi su barconi sovraffollati. Un accordo tra UE e Ankara, firmato il 18 marzo del 2016, ha ridotto il flusso migratorio lungo i confini terrestri e marittimi tra i due Paesi. Un milione di migranti aveva guidato ai tempi l’ondata verso l’Europa. La Turchia è arrivata ad ospitare circa quattro milioni di richiedenti asilo fuggiti dalle zone di guerra (più di 3,6 milioni di siriani), insieme ad altre 400.000 persone provenienti dall’Afghanistan, dall’Asia e dal Medio Oriente. È la più grande comunità di rifugiati al mondo e ha occupato interi sobborghi di Istanbul e della capitale, Ankara. Il flusso si è ridotto negli anni, ma ora rischia di essere dominato dagli afghani, facendo temere che l’escalation del conflitto e il ritiro delle truppe americane possano portare a picchi di partenze.

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, chiede da tempo all’UE una maggiore assistenza per affrontare l’arrivo dei rifugiati e, in precedenza, nel febbraio dello scorso anno, aveva minacciato di aprire le frontiere ai migranti che volevano arrivare in Europa se il blocco non avesse fornito fondi aggiuntivi. L’azione è stata interpretata come una sorta di ricatto per estorcere denaro e altre concessioni dall’Unione Europea su una serie di questioni. La vicenda ha portato a scontri tra i migranti e la Guardia di costiera greca al confine tra Grecia e Turchia e ha indotto il governo di Atene ad adottare nuove misure, più aggressive, contro i migranti.

A giugno, i leader dell’UE hanno dato il via libera ai piani per dare alla Turchia altri 3 miliardi di euro nei prossimi anni per fornire nuova assistenza ai rifugiati siriani nel suo territorio e per aiutare il Paese a rafforzare i controlli alle frontiere. Il piano per il nuovo finanziamento fa parte di una serie di iniziative che il blocco sta usando per cercare di mantenere buoni rapporti con Erdogan, con Bruxelles che si offre anche di modernizzare l’unione doganale con la Turchia e avviare colloqui ad alto livello su varie questioni, dalla salute alla sicurezza. Ankara, tuttavia, ha definito “una grande illusione” ridurre la cooperazione sulla migrazione a una dimensione esclusivamente finanziaria, sollecitando una maggiore cooperazione con il blocco per affrontare il problema. A tal proposito, il governo turco ha più volte affermato di voler rivedere l’accordo del 2016 in un modo che “risponda alle esigenze odierne e agli interessi comuni”. Rispetto al timore di una nuova ondata di migranti e rifugiati, questa volta provenienti dall’Afghanistan, Erdogan ha assicurato che Ankara sta tenendo colloqui con le autorità afghane sulla questione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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