Libia: nuovi scontri a Tripoli

Pubblicato il 23 luglio 2021 alle 8:29 in Africa Libia

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La capitale libica, Tripoli, è stata teatro di nuovi scontri nella sera del 22 luglio. Questi hanno visto protagonisti i due maggiori gruppi armati della Libia occidentale, l’Autorità di sostegno alla stabilità, istituita dal precedente governo di Tripoli, con a capo Abdel Ghani al-Kikli, definito uno dei combattenti tripolini più noti, e le Forze speciali di deterrenza, un’unità di polizia militare islamista guidata da Abdul Raouf Kara.

Gli scontri, durati diverse ore, hanno avuto luogo nei pressi della sede del governo, e si pensa che all’origine vi sia il tentativo delle milizie tripoline di prendere il controllo delle nuove sedi delle istituzioni statali, in via di unificazione. Nello specifico, le tensioni del 22 luglio sono scoppiate dopo che gli uomini armati di Kara hanno chiuso la via d’accesso alla sede governativa e agli uffici del primo ministro, presso via al-Seka, il che ha spinto il gruppo rivale, l’Autorità di sostegno, a intervenire “con la forza”. I video diffusi in rete hanno mostrato i membri di entrambe le milizie impiegare armi pesanti e di medio calibro, oltre a schierare decine di veicoli militari e chiudere una serie di strade, incutendo sempre più timore tra la popolazione locale.

Il canale libico 218 ha poi aggiunto che le forze di al-Kikli sono riuscite a prendere il controllo della nuova sede del Ministero dell’Interno, chiusa per lavori di manutenzione da circa un anno, mentre fonti locali hanno riferito che i capi militari di Tripoli, Misurata e al-Zawiya sono intervenuti per cercare di porre fine agli scontri. Al momento, le tensioni sembrano essersi placate, ma agli abitanti della capitale è stato consigliato di rimanere nelle proprie abitazioni. Le autorità libiche non hanno ancora rilasciato commenti in merito a quanto accaduto. L’ufficio stampa dell’Operazione Vulcano di Rabbia, affiliata al precedente governo tripolino, ha affermato che le tensioni sono scoppiate dopo che un gruppo armato ha sparato durante il passaggio di una pattuglia appartenente alle Forze di deterrenza.

L’Autorità di sostegno alla Stabilità era stata fondata dal primo ministro del Governo di Unità Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, altresì ex capo del Consiglio presidenziale, prima della fine del suo mandato e della cessione dei poteri alle nuove autorità ad interim. Ad al-Kikli, già comandante della milizia di Supporto centrale di Abu Salim, erano stati affiancati altri tre vice, Mohammad Hassan Abu Zaribah, comandante della milizia “Abu Sora” di Zawiya, Ayoub Abu Ras, che ha assunto per un anno la guida della Brigata rivoluzionaria di Tripoli, e Mousa Mamsus, comandante di campo della milizia “Forza mobile”, costituita da militanti amazigh fedeli al GNA. Tra le mansioni affidate al nuovo organo vi era il rafforzamento delle misure di sicurezza nelle “sedi ufficiali dello Stato”, la protezione dei funzionari governativi, anche in occasione di eventi pubblici, la partecipazione in operazioni di “combattimento e inseguimento” e il controllo di movimenti popolari incoraggiati da “fuorilegge”. In realtà, secondo fonti definite “informate”, la decisione di al-Sarraj aveva l’obiettivo di costituire un gruppo in grado di difenderlo dai combattenti dell’ex ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, uno dei contendenti della poltrona di primo ministro nel futuro governo libico.

Ancora oggi, a Tripoli, i gruppi armati che hanno combattuto contro l’Esercito Nazionale Libico (LNA) controllano le strade della capitale. Sin dal cessate il fuoco, raggiunto il 23 ottobre 2020, e dalla successiva formazione del nuovo esecutivo ad interim, le milizie locali della Libia occidentale sono state protagoniste di una crescente mobilitazione, alimentata da divergenze e interessi contrapposti, nel tentativo di guadagnarsi un ruolo all’interno dell’apparato militare statale e delle istituzioni in via di unificazione.

Nonostante l’interruzione delle battaglie presso i fronti di combattimento libici, anche Bengasi continua a essere teatro di arresti forzati, condotti da uomini armati mascherati, i quali portano i detenuti in luoghi sconosciuti. In generale, la sicurezza dell’Est libico, tuttora controllato dai gruppi fedeli al generale Khalifa Haftar, è precaria, alla luce delle perduranti operazioni di vendetta o “regolamento di conti” tra le bande libiche locali. Sebbene le autorità della Libia orientale abbiano più volte riferito di aver condotto indagini su uccisioni “illegali”, i responsabili di tali crimini, a cui si fa riferimento con “uomini armati non identificati”, non sono ancora stati portati davanti alla giustizia.

Alla base della mancanza di sicurezza sia nell’Est sia nell’Ovest libico, secondo alcuni, vi è l’assenza di un apparato militare unificato. Le istituzioni di sicurezza statali risultano essere ancora divise e, di conseguenza, non in grado di fronteggiare situazioni che potrebbero sfociare nel caos. Inoltre, il governo guidato da Abdul Hamid Dabaiba sembra non avere ancora un piano chiaro per affrontare gruppi armati locali, volto ad arrestare i combattenti “fuorilegge” e ad includerne altri nelle forze regolari statali. Unificare i servizi e le autorità di sicurezza e portarli sotto il controllo dello Stato è uno dei diversi dossier definiti più “spinosi” per il governo Dabaiba, impegnato a guidare la Libia nel percorso di transizione democratica, e, in particolare, verso le elezioni del 24 dicembre 2021, oltre che nel garantire stabilità alla popolazione e a porre fine alla crisi scoppiata nel 2011. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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