Iraq: l’ISIS attacca ancora a Ovest, 3 soldati morti

Pubblicato il 23 luglio 2021 alle 17:02 in Iraq Medio Oriente

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Almeno 3 membri dell’esercito iracheno e delle milizie di Mobilitazione Tribale (TM) sono rimasti uccisi, venerdì 23 luglio, a seguito di un attacco dello Stato Islamico. L’attentato ha avuto luogo nel governatorato di al-Anbar, nell’Ovest dell’Iraq.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base delle informazioni fornite da fonti della sicurezza locali. Un funzionario ha riferito che i militanti dello Stato Islamico hanno attaccato una postazione militare “congiunta”, comprendente altresì membri della coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense, situata nei pressi della città di al-Rutbah, al confine con la Giordania. L’attentato ha provocato la morte di due soldati iracheni e di un membro delle TM, oltre a 3 feriti. A seguito dell’accaduto, ha raccontato la fonte, le forze irachene hanno avviato un’operazione volta alla ricerca degli “aggressori”. Questi ultimi, stando a quanto riporta il quotidiano, impiegano i corridoi del deserto di al-Anbar, che collega l’Iraq con Siria, Giordania e Arabia Saudita, per effettuare attacchi “mordi e fuggi” contro le forze di sicurezza stanziate prevalentemente nelle città e nei villaggi occidentali.

Le milizie di Mobilitazione tribale, note altresì come Hashd al-Asha’iri, sono composte da combattenti di tribù sunnite. Queste hanno svolto un ruolo rilevante nella lotta contro lo Stato Islamico e nella messa in sicurezza delle aree riconquistate. La natura di queste forze è difficile da classificare, considerato che alcuni membri prendono ordini direttamente dalle forze irachene e dalle autorità locali, mentre altri rispondono agli ordini delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), l’organizzazione “ombrello” che comprende, tra le altre, le TM stesse.

Kirkuk, Salah al-Din e al-Anbar fanno parte di una zona che in Iraq è stata soprannominata il “triangolo della morte” e che, dal 2020, ha assistito ad una crescente escalation della minaccia terroristica, soprattutto contro le forze di sicurezza irachene e le Forze di Mobilitazione Popolare. Sebbene il 9 dicembre 2017 il governo di Baghdad abbia annunciato la sconfitta dello Stato Islamico, da allora attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie non sono mai cessati e, attualmente, l’organizzazione terroristica è attiva in particolare nelle aree desertiche e montuose più remote, oltre che nella regione del Kurdistan, dove le dispute territoriali hanno indebolito i sistemi di sicurezza.

Anche il 21 luglio scorso, 2 soldati iracheni sono stati uccisi mentre altri 4 sono rimasti feriti a seguito di un attacco perpetrato dallo Stato Islamico contro il quartier generale dell’esercito iracheno situato a Mutaibija, nell’Est di Salah al-Din, regione posta a Nord di Baghdad. Stando a quanto affermato da fonti della sicurezza, elementi dell’ISIS hanno preso d’assalto la base all’alba, alimentando scontri che hanno provocato vittime tra le truppe irachene. I terroristi, hanno specificato le fonti, sono riusciti a fuggire via prima dell’arrivo di rinforzi, i quali hanno successivamente condotto operazioni di pattugliamento nelle zone circostanti all’attentato, alla ricerca di membri dello Stato Islamico.

L’episodio è giunto dopo che, il 19 luglio, la medesima organizzazione terroristica ha condotto un attacco in un mercato di Baghdad, nel sobborgo a maggioranza sciita di Sadr City, provocando circa 30 morti e 60 feriti, tra cui anche donne e bambini. In tale quadro, un funzionario del Comando delle operazioni congiunte ha riferito che informazioni ricavate dai servizi di intelligence hanno rivelato che lo Stato Islamico mira a intensificare le proprie operazioni durante la ricorrenza musulmana dell’Eid al-Adha e nel periodo successivo, a Baghdad così come in altre regioni liberate. L’attacco di Sadr City, a detta della fonte, potrebbe essere solo il primo di una serie di attentati “isolati” volti a destabilizzare la sicurezza del Paese. Le forze di sicurezza, da parte loro, hanno elaborato piani per prevenire e contrastare le operazioni dell’organizzazione.

La perdurante minaccia terroristica ha portato le forze irachene ad adoperarsi già dal 2020. Tra gli ultimi risultati raggiunti, il 19 luglio scorso, il Servizio di sicurezza nazionale iracheno (INSS) ha annunciato l’arresto del cosiddetto “Emiro di Baghdad”, considerato uno dei leader di spicco dello Stato Islamico nella capitale. L’INSS ha pubblicato un video dell’arresto e della presunta confessione dell’imputato, divenuto membro di un gruppo terroristico noto come “Ansar al-Sunna” nel 2008, prima di unirsi all’ISIS nel 2011. L’uomo aveva ricoperto diverse posizioni all’interno dell’organizzazione ed era stato “emiro” anche di Raqqa, la “capitale siriana” dell’ISIS, mentre ha confessato che stava pianificando di condurre diversi attacchi a Baghdad.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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