Iran: proteste legittime, ma dal risvolto violento

Pubblicato il 23 luglio 2021 alle 10:31 in Iran Medio Oriente

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Il presidente iraniano uscente, Hassan Rouhani, ha affermato che la popolazione ha il diritto di protestare. Al contempo, le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato l’uso di una forza “eccessiva” e “illegale” da parte delle forze dell’ordine.

Queste ultime sono intervenute per frenare l’ampia mobilitazione scoppiata, dal 15 luglio, nella provincia Sud-occidentale del Khuzestan, dove la popolazione è scesa in piazza per protestare contro la carenza di risorse idriche e l’interruzione di acqua potabile. I video diffusi dagli attivisti sui social media mostrano i manifestanti inneggiare slogan come “Morte al dittatore” e “Morte a Khamenei”, con riferimento al leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, mentre le forze dell’ordine sono state viste impiegare gas lacrimogeni contro i “rivoltosi”, per salvaguardare la sicurezza della popolazione da “terroristi” e “gruppi sabotatori”, stando a quanto affermato dagli agenti stessi. Sino ad oggi, 23 luglio, sono almeno 3 le vittime provocate dai violenti scontri, oltre a un agente di polizia, rimasto ucciso, secondo fonti iraniane, a seguito degli spari dei manifestanti. Le rivolte si sono estese anche ad altre regioni iraniane, tra cui Isfahan e Bushehr, dove la popolazione ha mostrato solidarietà con i cittadini del Khuzestan.

Di fronte alle perduranti violenze, il presidente uscente ha dichiarato, il 22 luglio, che il suo vice, Eshaq Jahangiri, si recherà in Khuzestan, oggi, 23 luglio, per valutare di persona quanto sta accadendo e cercare di risolvere i problemi. In caso di aiuto, lo stesso Rouhani si è detto pronto a intervenire. Per il presidente, la popolazione ha il diritto di protestare, di esprimere la propria opinione e di riversarsi nelle strade, seppur rispettando le norme vigenti. Tuttavia, ha chiarito il capo di Stato, vi sono persone “maligne” che provano a sfruttare la situazione e che intervengono inneggiando slogan “sbagliati” o mettendo in pericolo la vita dei manifestanti pacifici. “Se c’è un problema, chiedo alla popolazione del Khuzestan di risolverlo in modo legale”, ha poi affermato Rouhani, mettento di guardia da “nemici” e “anti-iraniani”.

Per il presidente, la regione del Khuzestan, ricca di risorse petrolifere, è il “cuore pulsante dell’Iran. Il governo di Teheran, è stato specificato, ha investito nello sviluppo di infrastrutture idriche e per il settore agricolo. Come affermato dalle autorità di Teheran, la crisi idrica è da far risalire a una grave siccità, a sua volta provocata da un forte calo delle precipitazioni, che negli ultimi mesi sono state inferiori di oltre il 40% rispetto ai livelli dello scorso anno, e dall’aumento delle temperature estive. La carenza idrica ha lasciato le dighe iraniane con meno acqua per generare elettricità, causando interruzioni di energia elettrica. I manifestanti e gli attivisti del Khuzestan, da parte loro, hanno puntato il dito contro il governo iraniano, che avrebbe messo in atto delle politiche discriminatorie, volte a modificare la demografia della regione. Tra queste, il trasferimento “eccessivo” di risorse idriche dal Khuzestan alle province di etnia persiana. Non da ultimo, la regione manca di infrastrutture idonee a gestire le risorse idriche disponibili in modo adeguato.

Nel frattempo, organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International e Human Rights Watch, hanno condannato le autorità iraniane per l’utilizzo di “forza eccessiva” e hanno chiesto l’avvio di indagini trasparenti sulla morte dei tre manifestanti. Tuttavia, come evidenziato dalla ricercatrice Tara Sepehri Far, non è la prima volta che Teheran risponde con proiettili ai manifestanti frustrati per le crescenti difficoltà economiche e le condizioni di vita in continuo deterioramento. Inoltre, è stato sottolineato, non è la prima volta che emergono preoccupazioni, soprattutto nel in Khuzestan, in merito alla cattiva gestione delle risorse idriche e all’inquinamento provocato dalle attività petrolifere. Per decenni, gli esperti ambientali hanno messo in guardia dai progetti di sviluppo avviati nel Khuzestan, compresa la costruzione di dighe idroelettriche, schemi di irrigazione e trasferimenti di acqua alle province vicine, i quali stanno causando danni ambientali e carenze idriche.
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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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