Grecia: avviate ricerche per trovare migranti dispersi al largo di Creta

Pubblicato il 23 luglio 2021 alle 10:42 in Grecia Immigrazione

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La Grecia ha dichiarato di essersi messa alla ricerca di un gruppo di migranti scomparsi dopo che il loro barcone è affondato al largo dell’isola di Creta, giovedì 22 luglio. Una nave vicina ha individuato l’imbarcazione dopo che questa aveva inviato un segnale di soccorso e iniziato ad imbarcare acqua a circa 60 miglia nautiche a Sud-Est di Creta. Finora, 36 migranti sono stati salvati, mentre un elicottero, due navi della Guardia costiera e altre imbarcazioni che navigavano nella zona hanno avviato un’operazione di ricerca e soccorso per trovare i superstiti. I migranti hanno affermato che a bordo del barcone c’erano in totale circa 45 persone.

Centinaia di migliaia di migranti e rifugiati, soprattutto siriani, hanno utilizzato la Grecia come principale porta d’accesso all’Europa attraverso la Turchia, nel 2015 e nel 2016, fino a quando un accordo tra Ankara e l’Unione Europea, firmato il 18 marzo del 2016, ha ridotto il flusso migratorio lungo i confini terrestri e marittimi tra i due Paesi. Un milione di migranti aveva guidato ai tempi l’ondata verso l’Europa. La Turchia è arrivata ad ospitare circa quattro milioni di richiedenti asilo fuggiti dalle zone di guerra (più di 3,6 milioni di siriani), insieme ad altre 400.000 persone provenienti dall’Afghanistan, dall’Asia e dal Medio Oriente. È la più grande comunità di rifugiati al mondo e ha occupato interi sobborghi di Istanbul e della capitale, Ankara. Il flusso si è ridotto negli anni, ma ora rischia di essere dominato dagli afghani, facendo temere che l’escalation del conflitto e il ritiro delle truppe americane possano portare a picchi di partenze. Finora, tuttavia, circa 40.000 migranti e richiedenti asilo sono arrivati via mare in Europa dall’inizio dell’anno. Secondo i dati del Ministero greco della Migrazione, gli arrivi via terra e via mare sono diminuiti di oltre il 60% su base annua nella prima metà del 2021.

Da più di un anno, però, la Turchia chiude un occhio sui migranti, permettendo loro di tentare la traversata marittima verso la Grecia, accusata di ricorrere sempre di più alla pratica delle espulsioni forzate. La tattica dei cosiddetti respingimenti è stata duramente denunciata dalle organizzazioni di rifugiati e dai funzionari europei come una violazione del diritto internazionale e dei valori fondamentali dell’UE. Il governo greco nega di aver respinto in massa i migranti, ma insiste sul diritto della nazione di proteggere i propri confini. “Numerosi casi sono stati indagati, anche da parte dell’Unione europea”, ha dichiarato, la scorsa settimana, Notis Mitarachi, ministro per la Migrazione e l’Asilo in Grecia. “I rapporti non hanno trovato prove di alcuna violazione dei diritti fondamentali dell’UE”, ha specificato. Philippe Leclerc, capo dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati in Turchia, ha affermato che il suo ufficio ha presentato prove, inclusi “rapporti di violenza e separazioni familiari” al difensore civico greco, chiedendo che i casi vengano indagati, senza però ottenere ancora alcun risultato. I due Paesi sono in una situazione di stallo, con la Turchia che chiede alla Grecia di porre fine ai respingimenti e la Grecia che chiede alla Turchia di riprendere i circa 1.400 migranti le cui richieste di asilo sono state respinte, ha affermato Leclerc.

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, è stato ampiamente accusato di aver accelerato la crisi, quando, nel febbraio dello scorso anno, ha annunciato che avrebbe aperto le frontiere turche ai migranti che volevano arrivare in Europa. L’azione è stata interpretata dalla Grecia come una sorta di ricatto per estorcere denaro e altre concessioni dall’Unione Europea su una serie di questioni. La vicenda ha portato a scontri tra i migranti e la Guardia di costiera greca al confine tra Grecia e Turchia e ha indotto il governo di Atene ad adottare nuove misure, più aggressive, contro i migranti. L’anno scorso, il Paese ha lottato per gestire i flussi migratori e gli affollamenti nei campi profughi sulle sue isole.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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