Sudafrica: violenze inter-etniche e oltre 276 decessi

Pubblicato il 22 luglio 2021 alle 10:20 in Africa Sudafrica

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Il bilancio delle vittime delle recenti rivolte in Sudafrica è salito a 276 decessi e la polizia sta indagando su 168 casi di omicidio, secondo l’esecutivo sudafricano. I disordini hanno causato anche un aumento delle violenze inter-etniche nella regione di KwaZulu-Natal. 

Il 22 luglio, Khumbudzo Ntshavheni, ministro ad interim della Presidenza, ha riferito in una conferenza stampa che il numero di morti dovuti ai disordini nella regione di  KwaZulu-Natal è salito a 234 e 42 sono stati registrati nel Gauteng. Le autorità affermano di essere riuscite a tenere sotto controllo la violenza e hanno stimato circa 20 miliardi di rand, pari a 1.37 miliardi di dollari, di danni economici solo nel KwaZulu-Natal, poiché 161 centri commerciali, 11 magazzini e otto fabbriche sono stati gravemente danneggiati. L’entità dei danni a Gauteng è ancora in fase di accertamento. 

Circa 200 centri commerciali in tutto il Paese sono stati costretti a non aprire a causa delle violenze, dopo che i beni esposti, dalle scorte di cibo e medicine alle TV a schermo piatto, sono stati rubati durante il saccheggio. Tali disordini si sono verificati in un Paese fortemente interessato dalla povertà. L’economia sudafricana si è leggermente ripresa dagli effetti della pandemia di COVID-19 del 2020, con una crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) prevista fino al 3,1% nel 2021. Tuttavia, la disoccupazione è cresciuta di oltre il 32%, in una società classificata come una delle più diseguali al mondo, con un coefficiente Gini di 63 e più della metà della popolazione che vive in povertà. Inoltre, la ripresa economica del Sudafrica è stata compromessa anche da un altro blocco, dovuto ad una una terza ondata di coronavirus che ha visto più di 2.500 morti nella settimana dall’8 al 15 luglio. 

In tale contesto, il quotidiano AfricaNews ha riferito dell’aumento delle tensioni interetniche durante i recenti disordini del Sudafrica, riportando la storia di un tassista ucciso nella città di Phoenix, a KwaZulu-Natal, il 12 luglio, da un gruppo di indiani sudafricani che presidiavano un posto di blocco. L’uomo era stato intercettato dai vigilanti mentre accompagnava alcuni amici a fare una commissione nella città. “Hanno iniziato a picchiarlo sempre più forte, quando si è ripreso ha provato a scappare. Stava cercando di correre, ma ha notato che veniva rincorso, è stato colpito alla testa e poi è caduto”, ha raccontato la sorella. Quando la polizia è intervenuta, gli aggressori si stavano preparando a dare fuoco al tassista e ad un altra persona gravemente ferita. La coppia è stata portata d’urgenza in ospedale, ma per il tassista, padre di 11 figli, non c’è stato niente da fare. Non solo, i suoi fratelli hanno dovuto lottare per recuperare il corpo, poiché la zona era inaccessibile a causa delle violenze di gruppi armati.

Come altre comunità nel Paese, i residenti della città di Phoenix, in prevalenza di etnia indiana, hanno istituito le proprie squadre di protezione in risposta ai saccheggi e agli incendi dolosi scoppiati a seguito dell’incarcerazione dell’ex presidente, Jacob Zuma, l’8 luglio. Quest’ultimo deve affrontare 16 accuse per frode, corruzione e racket relative all’acquisto, nel 1999, di aerei da combattimento, motovedette ed equipaggiamento militare da cinque aziende europee di armi, tra cui la francese Thales, per un totale di 30 miliardi di rand, l’equivalente di quasi 5 miliardi di dollari. Al momento dell’acquisto, Zuma era il vice dell’allora presidente Thabo Mbeki. In generale, le accuse ruotano intorno ad un presunto sperpero di fondi statali durante i quasi nove anni di presidenza di Zuma, da maggio 2009 a febbraio 2018. L’ex capo di Stato, invece, sostiene di essere vittima di una “caccia alle streghe” e ritiene che il vice presidente dell’Alta Corte sudafricana, Raymond Zondo, non sia imparziale nei suoi confronti.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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