Siria: nuovo “massacro” a Idlib, 7 civili morti

Pubblicato il 22 luglio 2021 alle 12:50 in Medio Oriente Siria

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L’esercito siriano, legato al presidente Bashar al-Assad, è stato accusato di aver perpetrato un altro “massacro” a Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, provocando la morte di almeno 7 civili, tra cui 3 bambini e una donna.

La notizia è stata riferita dalla Difesa civile siriana, un’organizzazione umanitaria altresì nota con il nome di “Caschi bianchi”, la quale ha affermato che, nella mattina di giovedì 22 luglio, le forze siriane, coadiuvate dall’alleato russo, hanno bombardato la cittadina di Iblin, presso Jabal al-Zawiya, nella periferia Sud di Idlib. Il bilancio delle vittime include 7 morti e 7 feriti, membri di un’unica famiglia. Stando a quanto affermato da un attivista locale, le forze di Damasco hanno preso di mira un’abitazione di Iblin con proiettili di artiglieria a guida laser, Krasnopol. Si pensa che il bombardamento sia stato effettuato dalle forze damascene stanziate nelle vicinanze di Kafr Nabl, a Sud del governatorato di Idlib. Non da ultimo, gli aerei di Mosca hanno condotto attacchi anche contro la periferia di al-Bara, situata nella medesima zona, nei pressi di una postazione turca, e contro la municipalità di al-Maghara, a Jabal al-Zawiya, nel Sud di Idlib. Il 21 luglio, invece, 6 civili sono stati uccisi e altri 6 sono rimasti feriti, compresi membri della Difesa civile a seguito di un bombardamento perpetrato contro aree residenziali del villaggio di Sarjah, nella periferia di Idlib.

Nell’ultimo mese Iblin è stata testimone di tre “massacri”, che hanno causato la morte di circa 20 civili, per la maggior parte donne e bambini. Nel suo ultimo rapporto, pubblicato il 13 luglio, la Difesa civile siriana ha riferito che i raid di Damasco e Mosca hanno provocato l’uccisione di oltre 110 persone, tra cui 23 bambini, 19 donne e 2 volontari dell’organizzazione dall’inizio del 2021, mentre il numero dei feriti ammonta a circa 296, tra cui 52 bambini di età inferiore ai 14 anni e 11 volontari. In totale, sono stati documentati oltre 700 attacchi contro abitazioni civili e “installazioni vitale”, perpetrati dalle forze siriane e russe.

Idlib rappresenta l’ultima roccaforte tuttora controllata, in buona parte, dai gruppi di opposizione, e ospita circa 4 milioni di abitanti, di cui un milione di sfollati rifugiatisi nella regione con lo scoppio della guerra civile. Erano stati i presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, a favorire un accordo di cessate il fuoco nel governatorato, siglato il 5 marzo 2020 ed esteso al termine dei colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Sebbene la tregua sia stata più volte violata nel corso dell’ultimo anno, l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala. Tuttavia, già nel mese di giugno il governatorato Nord-occidentale è ritornato ad essere testimone di tensioni, durate per circa quattro settimane, apparentemente placate a partire dal 29 giugno. Queste hanno interessato soprattutto le aree di Jabal al-Zawiya, nel Sud di Idlib, e Al-Ghab, a Ovest di Hama. 

Secondo alcuni analisti, l’escalation di giugno era da collegarsi agli esiti di due eventi ritenuti rilevanti. Il primo è legato alla ripresa dei colloqui di Astana, negoziati riguardanti la crisi siriana, in cui Turchia, Russia e Iran svolgono il ruolo di garanti. Il secondo riguarda il voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul meccanismo di invio di aiuti umanitari attraverso Bab al-Hawa, un valico che collega la Turchia a Idlib, posto sotto il controllo dei gruppi di opposizione. Nonostante l’opposizione iniziale di Mosca, il 9 luglio, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione che estende per sei mesi, rinnovabili fino ad un totale di 12, il meccanismo di assistenza umanitaria transfrontaliera tra Siria e Turchia. La Russia considera tale meccanismo una forma di violazione della sovranità di Damasco sulla Siria e ha precedentemente chiesto che gli aiuti umanitari venissero trasferiti solo attraverso valichi controllati dalle forze filogovernative. Tuttavia, estendere la durata del meccanismo per sei mesi, anziché dodici, è stato un compromesso accettato anche da parte russa.

Tali sviluppi si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Bashar al-Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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