Russia-Myanmar: sempre più stretta la cooperazione militare con la giunta al potere

Pubblicato il 22 luglio 2021 alle 6:36 in Myanmar Russia

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L’amministratore delegato dell’Agenzia statale russa Rosoboronexport, Alexander Mikheev, ha dichiarato, mercoledì 21 luglio, che Mosca sta strettamente cooperando con la giunta militare al potere in Myanmar.

Il rappresentante di Rosoboronexport, società leader negli export del complesso militare-industriale russo, ha sottolineato che la Russia fornisce attrezzature belliche, tra cui velivoli da guerra, all’Esercito birmano, il quale ha preso il potere il primo febbraio scorso attraverso un colpo di Stato. Mikheev ha descritto il Myanmar come uno dei principali clienti di Rosoboronexport nel Sud-Est Asiatico, definendo il Paese anche come un partner chiave di Rostec, il conglomerato statale aerospaziale e per la difesa della Russia. Tali commenti sono stati rilasciati nel corso dell’importante fiera dell’aviazione russa, la MAKS-2021.

A causa dell’intensa cooperazione bellica, in più occasioni attivisti per i diritti umani hanno accusato Mosca di legittimare la giunta, anche attraverso accordi bilaterali sottoscritti nel campo di forniture militari. Le dichiarazioni di Mikheev giungono un mese dopo la visita del comandante in capo delle Forze Armate del Myanmar, Min Aung Hlaing, il quale ha incontrato a Mosca, il 22 giugno, il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu. Il leader militare birmano ha affermato che l’Esercito del Myanmar è diventato “uno dei più forti della regione” grazie alla fornitura di armi da parte della Russia.

Storicamente, la Russia è sempre stata uno dei principali fornitori di armi alle forze militari del Myanmar. Il Cremlino, oltre ad essere il secondo fornitore di armi al Paese dopo la Cina, è impegnato anche nella formazione e nell’addestramento di militari birmani. Il contributo di Mosca nel settore della sicurezza si evince, ad esempio, dalle borse di studio universitarie che la Federazione, ogni anno, mette a disposizione di soldati birmani. Per il Cremlino, il Myanmar fungerebbe da “porta d’ingresso” per accedere al mercato militare nella regione, ha commentato un analista. Dall’altra parte, secondo analisti citati da The Diplomat, la vendita di armi russe al Myanmar fungerebbe da barriera rispetto ad un’ipotetica invasione o sconfinamento della Cina nel Nord del Paese.

La presenza russa nel mercato militare del Sud-Est asiatico è stata anche confermata da uno studio dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), un istituto internazionale indipendente che si occupa di conflitti, armi, controllo degli armamenti e disarmo. L’indagine ha rivelato che, dal 1999 al 2018, la vendita di armi russe nella regione ha raggiunto circa i 10,7 miliardi di dollari. Il commercio è guidato dal Vietnam, che rappresenta il 61% delle forniture di armi russe. Inoltre, secondo quanto riportato da fonti russe, le forze armate del Myanmar dispongono di numerosi veicoli di fabbricazione russa. Tra questi, si annoverano i caccia Su-30, gli aerei di addestramento Yak-130, elicotteri Mi-24, Mi-35 e Mi-17, nonché i sistemi missilistici terra-aria Pechora-2.

L’Esercito del Myanmar ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, nella stessa giornata, la leader del governo civile, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dello scorso 8 novembre che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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