Macron indice riunione sulla sicurezza nazionale dopo il caso Pegasus

Pubblicato il 22 luglio 2021 alle 18:29 in Francia Marocco

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha convocato un incontro urgente sulla sicurezza nazionale per discutere dello spyware israeliano Pegasus, dopo la pubblicazione di rapporti sul suo utilizzo in Francia, a danno di giornalisti e politici, tra cui presumibilmente lo stesso Macron. “Il presidente sta seguendo da vicino questo argomento e lo prende molto sul serio”, ha detto Gabriel Attal, portavoce del governo di Parigi, aggiungendo che i temi dell’incontro, organizzato giovedì 22 luglio, sono principalmente “Pegasus e la sicurezza informatica”.

Un consorzio di media internazionali, in cui figurano, tra gli altri, The Washington Post, The Guardian e Le Monde, ha riferito che uno dei numeri di telefono di Macron e quelli di molti ministri del suo governo sarebbero apparsi in un elenco di potenziali obiettivi di Pegasus. I giornali hanno affermato di non essere stati in grado di confermare se si fosse verificato un tentativo di hacking o se avesse avuto successo. La prova di un tentato hacking è stata invece trovata sul dispositivo dell’ex ministro dell’ambiente e stretto alleato di Macron, Francois de Rugy. Il tentativo sarebbe partito con tutta probabilità dal Marocco, stando a quanto riferito dalla ONG Forbidden Stories, che ha fatto emergere il caso. Qualche giorno fa, martedì 20 luglio, appena uscito fuori lo scandalo, De Rugy ha chiesto al Marocco di fornire “spiegazioni alla Francia e al governo francese”. Il governo di Rabat, dal canto suo, ha negato le affermazioni, sostenendo di “non aver mai acquisito software informatici per infiltrarsi nei dispositivi di comunicazione” e condannando le organizzazioni dei media che “continuano a diffamare la reputazione del Paese nonostante la loro incapacità di fornire prove conclusive a sostegno delle loro accuse infondate”. Il presidente della pubblica accusa del Marocco ha ordinato al procuratore generale del re, presso la corte d’appello di Rabat, di avviare un’indagine governativa sulle “false accuse di spionaggio” che sono state mosse contro il governo marocchino.

L’azienda israeliana Nso Group, che ha ideato lo spyware, nega che Macron sia stato tra i bersagli dei suoi clienti. “Possiamo affermare con certezza che il presidente della Francia, Macron, non era uno dei target”, ha detto, alla rete televisiva israeliana i24, Chaim Gelfand, chief compliance officer di NSO Group. Una fonte vicina a Macron ha altresì minimizzato il pericolo affermando che il presidente possiede diversi telefoni che vengono “regolarmente cambiati, aggiornati e protetti”. Parlando con Agence France Presse in condizioni di anonimato, la fonte ha spiegato che le impostazioni di sicurezza dei suoi dispositivi cellulare erano “le più rigide possibili”.

L’indagine mediatica condotta sulle attività di spionaggio di Pegasus ha identificato almeno 180 giornalisti in 20 Paesi che sono stati selezionati come potenziali target tra il 2016 e il 2021. Pegasus può hackerare i telefoni cellulare, consentendo ai clienti di leggere ogni messaggio e tenere traccia della posizione di un utente. Il tutto tra le crescenti preoccupazioni dell’UE, con la cancelliera tedesca Angela Merkel che ha dichiarato, in conferenza stampa a Berlino, che lo spyware dovrebbe essere negato ai Paesi in cui non esiste alcun controllo giudiziario. Israele, dal canto suo, ha riferito di aver nominato un team interministeriale per valutare i rapporti emersi dall’indagine dei media. Il gruppo israeliano NSO ha definito le conclusioni di Forbidden Stories “piene di ipotesi errate e teorie non corroborate”. In più, l’azienda ha affermato di non conoscere le identità specifiche delle persone contro le quali i clienti usano Pegasus. Se riceve un reclamo per un uso improprio del sistema, NSO può acquisire retroattivamente gli elenchi di obiettivi e, se il reclamo si rivelasse vero, chiudere unilateralmente il software di quel cliente, ha spiegato la società. Il team del governo israeliano “condurrà i suoi controlli e saremo sicuri di esaminare i risultati e vedere se è necessario sistemare le cose”, ha affermato Ben-Barak, ex vice capo del Mossad.

Il fascicolo sul caso Pegasus è stato aperto dopo le denunce presentate dal sito Mediapart, la piattaforma di investigazione di cui due giornalisti, Edwy Plenel e Lénaig Bredoux, sarebbero stati spiati dai servizi segreti del Marocco. L’inchiesta riguarda, tra l’altro, infrazioni legate all’oltraggio di un sistema informatico, tra cui la potenziale introduzione, estrazione e trasmissione fraudolenta dei dati. L’inchiesta è stata affidata all’Ufficio centrale di lotta alla criminalità legata alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (OCLCTIC).

Secondo quanto è emerso dall’inchiesta giornalistica, diversi governi di Paesi definiti “autoritari” avrebbero usato il software israeliano di spionaggio Pegasus per controllare attivisti, oppositori, giornalisti e politici in almeno dieci Stati. Nel caso del Marocco, Rabat avrebbe usato lo spyware per spiare giornalisti ed editori marocchini, ma anche giornalisti francesi. In Ungheria, hanno rivelato i media nazionali, un totale di circa 300 persone, tra giornalisti investigativi, editori, sindaci di opposizione e noti avvocati, sarebbe stato nel mirino di questo presunto spionaggio statale. Il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, ha tuttavia smentito le rivelazioni dei media sull’utilizzo di Pegasus da parte di Budapest.

Il primo ministro francese, Jean Castex, ha affermato che le accuse di spionaggio rivolte al Marocco sono oggetto di indagine da parte di un team specializzato per valutare la validità delle affermazioni e l’entità e la profondità della presunta operazione di spionaggio. Castex ha chiarito che, finora, non ci sono prove a favore delle accuse di attacco informatico. “Abbiamo ordinato indagini sulla materialità di queste affermazioni. Queste indagini non sono state completate e quindi non è possibile per me parlarne in questa fase”, ha affermato davanti ai giornalisti, mercoledì 21 luglio. Nella stessa giornata, il governo del Marocco ha minacciato azioni legali contro chiunque lo accusasse di utilizzare lo spyware israeliano e ha deplorato quella che ha definito una “campagna mediatica falsa, massiccia e dannosa”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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