L’Ucraina e la Polonia non soddisfatte dall’accordo sul Nord Stream 2

Pubblicato il 22 luglio 2021 alle 9:44 in Germania Polonia Ucraina

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L’Ucraina e la Polonia hanno sottolineato che le loro preoccupazioni in merito al Nord Stream 2 non sono diminuite, a seguito dell’accordo tra Germania e Stati Uniti sul gasdotto, raggiunto il 21 luglio. 

Kiev ha chiesto colloqui formali con Bruxelles e Berlino per discutere dei propri timori, invocando una clausola del proprio accordo con l’UE sull’associazione politica e l’integrazione economica. Inoltre, il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha sottoscritto una dichiarazione congiunta con il suo omologo polacco, affermando che gli sforzi per placare le preoccupazioni dei due Paesi “non possono essere considerati sufficienti”. La dichiarazione ucraino-polacca afferma che la decisione del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, di smettere di opporsi al gasdotto “ha creato una minaccia politica, militare ed energetica per l’Ucraina e l’Europa centrale, aumentando al contempo il potenziale della Russia di destabilizzare la situazione della sicurezza in Europa, perpetuando le divisioni tra NATO e Unione Europea”. 

L’intesa prevede che la Germania vigili sulla situazione nella regione e intervenga proponendo sanzioni dell’UE, nel caso in cui la Russia “utilizzasse l’energia come arma o commettesse ulteriori atti aggressivi contro l’Ucraina”. L’accordo stabilisce anche un nuovo partenariato per il clima e l’energia tra Berlino e Washington, finalizzato alla riduzione della dipendenza dalla Russia, tramite l’accelerazione delle transizioni verdi dei Paesi dell’Europa centrale e orientale. Per aiutare a sostenere la transizione verde di Kiev, la Germania si è impegnata ad istituire ed amministrare un cosiddetto “Fondo verde” dedicato al Paese, fornendo una donazione iniziale di 175 milioni di dollari e lavorando per generare almeno 1 miliardo da altre fonti, incluso il settore privato. Inoltre, l’Ucraina riceverà altri 70 milioni di dollari da Berlino per abbandonare il carbone e sostenere progetti energetici bilaterali.

Derek Chollet, un consigliere del Dipartimento di Stato degli USA, è in visita a Kiev e Varsavia nel tentativo di ottenere sostegno per l’accordo, uno sforzo che finora non ha avuto successo. L’attuale amministrazione degli Stati Uniti ha esortato l’Ucraina, lo stesso 21 luglio, a limitare le critiche contro il gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2, nonché a prendere atto dello stato di avanzamento del progetto, ormai completato al 98%. Intanto, il 21 luglio, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il presidente russo, Vladimir Putin, hanno parlato al telefono per discutere dell’intesa. Secondo il Cremlino, Putin “ha preso atto del costante impegno della Germania nell’attuazione del progetto, che è meramente un’impresa commerciale”. 

Il Nord Stream è uno dei più grandi gasdotti al mondo. Il primo progetto prese forma nel 1997, quando la russa Gazprom e la Neste, una compagnia petrolifera finlandese, costituirono la North Transgas Oy. L’8 novembre 2011, la Merkel inaugurò il Nord Stream 1 insieme all’ex presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, e l’ex primo ministro francese, François Fillon. Quindi, nell’ottobre 2012, la Russia valutò un ampliamento della cubatura di gas da trasportare in Europa, così si avviò il progetto Nord Stream 2. Ora in fase di completamento, la lunghezza prevista per il gasdotto è di 1.230 chilometri e il percorso che seguirà è analogo a quello del gasdotto Nord Stream 1. Il Nord Stream 2 attraverserà le zone economiche di 5 Paesi, quali Russia, Germania, Danimarca, Finlandia e Svezia e permetterà alla Russia di raddoppiare i volumi di gas trasportati, arrivando a 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Gli USA hanno a lungo criticato il progetto, definendolo una minaccia alla sicurezza energetica dell’Europa. Secondo Washington, il gasdotto aumenterebbe la dipendenza energetica della regione dalla Russia e ridurrebbe le possibilità degli USA di penetrare il mercato europeo con il proprio Gas Naturale Liquefatto (GNL). Il timore è che Mosca si possa servire di tale leva per esercitare ulteriori pressioni sulle nazioni vulnerabili dell’Europa Orientale e Centrale, con particolare riferimento all’Ucraina. Nonostante le numerose sanzioni imposte dall’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con lo scopo di impedire il completamente del gasdotto, Biden ha recentemente rinunciato a nuove misure punitive per varie motivazioni. La prima fa riferimento al fatto che il progetto è ormai pressoché completato. La seconda riguarda le relazioni bilaterali con la Germania. Gli Stati Uniti non intendono comprometterle applicando sanzioni contro società tedesche coinvolte nella costruzione. Tale mossa non era stata accolta con favore né dai membri del congresso statunitense, tantomeno dai Paesi dell’Europa Centrale, quali Ucraina e Repubbliche Baltiche.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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