La Russia schiera le truppe al confine con l’Afghanistan 

Pubblicato il 22 luglio 2021 alle 14:05 in Afghanistan Russia Tajikistan

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Carri armati russi sono stati schierati nei pressi del confine tra Afghanistan e Tajikistan, in vista di nuove esercitazioni militari nella regione. Intanto, gli Stati Uniti riferiscono che i talebani controllano circa il 50% del territorio afghano. 

I mezzi russi sono arrivati il 20 luglio nei pressi di un poligono non lontano dal confine, dopo aver completato un viaggio di 200 chilometri, dalla base militare di Mosca in Tajikistan, la più grande in territorio straniero. Nello spostamento, gli equipaggi dei carri armati T-72 si sono allenati a proteggere i convogli e a respingere il fuoco nemico. Nuove esercitazioni congiunte, che coinvolgono le forze armate russe, tagike e uzbeke, dovrebbero svolgersi a 20 km dal confine afghano, dal 5 al 10 agosto. Intanto, Mosca ha riferito che dal 30 luglio al 10 agosto ci saranno altre simulazioni di operazioni militari, nel sud dell’Uzbekistan, sempre nei pressi del confine afghano, con il coinvolgimento di circa 1.500 soldati e 200 veicoli, compresi alcuni aerei. 

Le recenti attività militari nella regione arrivano a seguito delle offensive dei talebani, che si sono intensificate a partire da aprile e che continuano a creare pressioni lungo il confine dall’Asia centrale. In tale contesto, la base militare russa 201a in Tajikistan è una delle strutture russe più rilevanti per gestire la situazione, con circa 7.000 soldati stanziati. Questa è formata da tre installazioni ed è rimasta sotto il controllo di Mosca dopo il crollo dell’Unione Sovietica e durante la guerra civile tagika. La base, precedentemente nota come 201a divisione fucili a motore, ha svolto la funzione di garantire la sicurezza del confine afghano-tagiko fino al 2005, quando le forze armate del Paese hanno assunto tale compito. Tuttavia, la presenza militare di Mosca in Tagikistan, che doveva essere azzerata nel 2014, è stata riconfermata nel 2013 e rimarrà stabile nella regione fino al 2042. 

Intanto, il 21 luglio, il presidente dei capi di Stato Maggiore degli USA, Mark Milley, ha riferito che i talebani hanno acquisito “slancio strategico” in Afghanistan e ora controllano circa metà del territorio, mentre cercano di isolare i centri abitati. I combattenti del gruppo hanno preso il controllo di circa la metà dei 419 distretti afghani e stanno “facendo pressione alla periferia” di 17 dei 34 capoluoghi di provincia. Tuttavia, non hanno ancora preso il controllo di nessuno di questi. “Quello che stanno cercando di fare è isolare i principali centri abitati. Stanno cercando di fare la stessa cosa a Kabul”, ha affermato Milley. In risposta, le forze governative afghane stanno “consolidando” le loro posizioni per proteggere i centri abitati e si prevede che i combattimenti aumenteranno nelle prossime settimane, dopo le celebrazioni dell’Eid al-Adha.

Ciononostante, lo stesso 21 luglio, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd J. Austin, ha confermato che il ritiro delle truppe statunitensi terminerà entro la fine di agosto, come era stato annunciato dal presidente, Joe Biden. Tuttavia, questo ha specificato che un piccolo contingente di personale, prevalentemente militare, rimarrà in Afghanistan per fornire sicurezza e proteggere la presenza diplomatica di Washington a Kabul. Inoltre, gli USA continueranno a fornire assistenza alle forze armate afghane e consulenze al governo di Kabul, al fine di prevenire il riemergere di una minaccia terroristica transnazionale dal Paese. “Sono alleati degli Stati Uniti che hanno svolto un lavoro esemplare e coraggioso e prendiamo molto sul serio i nostri obblighi nei confronti di loro e delle loro famiglie”, ha affermato Austin in riferimento agli afghani.

È da decenni che l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. Il talebani, un’organizzazione di matrice fondamentalista islamista, sono stati dapprima impegnati nella lotta antisovietica in Afghanistan. Una serie di guerre intestine hanno poi visto trionfare questi ultimi, che nel 2001 controllavano la maggioranza del territorio afghano. Lo stesso anno, con l’intervento degli Stati Uniti e il successivo sostegno offerto dalla NATO il regime teocratico instaurato dai talebani è stato rovesciato. Tuttavia, il gruppo ha continuato a lottare per il controllo del territorio e per l’imposizione di un emirato islamico in Afghanistan, lanciando attacchi contro le truppe della coalizione internazionale dell’Alleanza Atlantica schierate in Afghanistan, nonché contro le forze governative di Kabul, considerate “burattini” della potenze occidentali. 

Dopo quasi due decenni, uno “storico” accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani è stato firmato il 29 febbraio 2020 a Doha, in Qatar, dalla precedente amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump. Tuttavia, l’intesa non ha mai messo fine alle violenze, e, considerata la perdurante instabilità e l’aumento degli scontri, il 29 gennaio scorso, il nuovo presidente degli USA, Joe Biden, aveva annunciato di voler riesaminare l’accordo con i talebani, mettendo in dubbio il ritiro completo delle forze armate. Tuttavia, il 14 aprile, Washington aveva confermato che tutte le truppe statunitensi avrebbero abbandonato l’Afghanistan entro settembre, tre mesi più tardi rispetto alla scadenza concordata dall’amministrazione Trump, fissata per il primo maggio. Ciò ha portato i talebani ad affermare che non avrebbero partecipato ad iniziative diplomatiche fino a quando i soldati stranieri si sarebbero trovati nel proprio Paese. Nel frattempo, le offensive su tutto il territorio afghano hanno continuato ad intensificarsi. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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