La Russia rifiuta parti dell’accordo tedesco-americano sul Nord Stream 2

Pubblicato il 22 luglio 2021 alle 19:36 in Germania Russia USA e Canada

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La Russia ha dichiarato di non essere d’accordo con alcune delle clausole contenute nell’accordo tra Stati Uniti e Germania sul gasdotto Nord Stream 2, raggiunto il 21 luglio. 

In base all’accordo annunciato da Washington e Berlino, quest’ultima si è impegnata a rispondere a qualsiasi tentativo russo di utilizzare l’energia come arma contro l’Ucraina e altri Paesi dell’Europa centrale e orientale. Il Cremlino, dal canto suo, sostiene di non aver mai usato l’energia come strumento di pressione politica.

Il patto mira a mitigare quelli che i critici considerano i pericoli strategici del gasdotto. Il Nord Stream 2, da 11 miliardi di dollari, è ora completo al 98%. L’opera è in costruzione sotto il Mar Baltico e servirà a trasportare il gas dalla regione artica della Russia alla Germania. “Mosca è sempre stata e rimane un garante responsabile della sicurezza energetica nel continente europeo e direi anche su una scala più ampia e globale”, ha detto ai giornalisti il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, affermando che la presidenza è contraria alle clausole dell’accordo sulla lotta all’aggressione russa e sulle presunte azioni dannose di Mosca in Ucraina.

L’accordo tra Stati Uniti e Germania include un impegno ad aiutare Kiev a continuare a ricevere tasse di transito, una delle principali fonti di entrate statali, una volta che il Nord Stream 2 diventerà operativo. L’attuale accordo di transito tra Russia e Ucraina termina nel 2024. A proposito di questo tema, Peskov ha dichiarato: “Voglio anche ricordarvi che il presidente Vladimir Putin ha ripetutamente affermato che la Russia è pronta a discutere dell’estensione dell’accordo sul transito del gas attraverso l’Ucraina oltre il 2024”. Dal canto suo, il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha dichiarato che Kiev sta cercando garanzie di sicurezza più forti sul Nord Stream 2 e riferito di aver avviato formalmente consultazioni con l’Unione europea e la Germania. Nello specifico, l’Ucraina ha chiesto colloqui formali con Bruxelles e Berlino per discutere dei propri timori, invocando una clausola del proprio accordo con l’UE sull’associazione politica e l’integrazione economica. Inoltre, il ministro Kuleba ha sottoscritto una dichiarazione congiunta con il suo omologo polacco, affermando che gli sforzi per placare le preoccupazioni dei due Paesi “non possono essere considerati sufficienti”. La dichiarazione ucraino-polacca afferma che la decisione del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, di smettere di opporsi al gasdotto “ha creato una minaccia politica, militare ed energetica per l’Ucraina e l’Europa centrale, aumentando al contempo il potenziale della Russia di destabilizzare la situazione della sicurezza in Europa, perpetuando le divisioni tra NATO e Unione Europea”. 

L’intesa prevede che la Germania vigili sulla situazione nella regione e intervenga proponendo sanzioni dell’UE, nel caso in cui la Russia “utilizzasse l’energia come arma o commettesse ulteriori atti aggressivi contro l’Ucraina”. L’accordo stabilisce anche un nuovo partenariato per il clima e l’energia tra Berlino e Washington, finalizzato alla riduzione della dipendenza dalla Russia, tramite l’accelerazione delle transizioni verdi dei Paesi dell’Europa centrale e orientale. Per aiutare a sostenere la transizione verde di Kiev, la Germania si è impegnata ad istituire ed amministrare un cosiddetto “Fondo verde” dedicato al Paese, fornendo una donazione iniziale di 175 milioni di dollari e lavorando per generare almeno 1 miliardo da altre fonti, incluso il settore privato. Inoltre, l’Ucraina riceverà altri 70 milioni di dollari da Berlino per abbandonare il carbone e sostenere progetti energetici bilaterali.

Il Nord Stream è uno dei più grandi gasdotti al mondo. Il primo progetto prese forma nel 1997, quando la russa Gazprom e la Neste, una compagnia petrolifera finlandese, costituirono la North Transgas Oy. L’8 novembre 2011, la Merkel inaugurò il Nord Stream 1 insieme all’ex presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, e l’ex primo ministro francese, François Fillon. Quindi, nell’ottobre 2012, la Russia valutò un ampliamento della cubatura di gas da trasportare in Europa, così si avviò il progetto Nord Stream 2. Ora in fase di completamento, la lunghezza prevista per il gasdotto è di 1.230 chilometri e il percorso che seguirà è analogo a quello del gasdotto Nord Stream 1. Il Nord Stream 2 attraverserà le zone economiche di 5 Paesi, quali Russia, Germania, Danimarca, Finlandia e Svezia e permetterà alla Russia di raddoppiare i volumi di gas trasportati, arrivando a 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Gli USA hanno a lungo criticato il progetto, definendolo una minaccia alla sicurezza energetica dell’Europa. Secondo Washington, il gasdotto aumenterebbe la dipendenza energetica della regione dalla Russia e ridurrebbe le possibilità degli USA di penetrare il mercato europeo con il proprio Gas Naturale Liquefatto (GNL). Il timore è che Mosca si possa servire di tale leva per esercitare ulteriori pressioni sulle nazioni vulnerabili dell’Europa Orientale e Centrale, con particolare riferimento all’Ucraina. Nonostante le numerose sanzioni imposte dall’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con lo scopo di impedire il completamente del gasdotto, Biden ha recentemente rinunciato a nuove misure punitive per varie motivazioni. La prima fa riferimento al fatto che il progetto è ormai pressoché completato. La seconda riguarda le relazioni bilaterali con la Germania. Gli Stati Uniti non intendono comprometterle applicando sanzioni contro società tedesche coinvolte nella costruzione. Tale mossa non era stata accolta con favore né dai membri del congresso statunitense, tantomeno dai Paesi dell’Europa Centrale, quali Ucraina e Repubbliche Baltiche.

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Chiara Gentili

di Redazione

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