Il Kuwait declassato da Standard & Poor’s, nessuna strategia di finanziamento

Pubblicato il 22 luglio 2021 alle 15:06 in Kuwait Medio Oriente

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L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato il Kuwait di un grado di investimento, da AA- ad A+, con outlook negativo. La decisione ha provocato timori negli ambienti economici, così come polemiche contro il governo e il Parlamento del Paese del Golfo.

La dichiarazione dell’agenzia è giunta il 16 luglio, in un momento in cui il Kuwait, al pari degli altri Stati della regione, continua a far fronte alle ripercussioni economiche della pandemia di Coronavirus e della crisi dei prezzi di petrolio verificatasi nel corso del 2020. Per Standard & Poor’s, il Paese manca di una strategia di finanziamento per risanare il proprio debito. Il debito pubblico, secondo le stime dell’agenzia, potrebbe raggiungere in media il 17% del prodotto interno lordo (PIL) all’anno tra il 2021 e il 2024. Nell’anno fiscale conclusosi a marzo, il Paese ha registrato un disavanzo del 33% del PIL, secondo S&P, per il settimo anno consecutivo. Il deficit stimato per l’anno fiscale che ha avuto inizio ad aprile 2021 è pari a 12,1 miliardi di dinari, ovvero 40 miliardi di dollari, il che rappresenta il 13,8% al di sotto della stima dell’anno precedente. In particolare, il bilancio 2021/2022 è stato adottato a giugno con un deficit del 31% del PIL e una spesa in aumento in termini nominali dell’8,5%, rispetto al 2020/2021.

Come evidenziato da Standard & Poor’s, a causa dell’opposizione parlamentare, il governo non è stato finora in grado di approvare una legge sul debito, che potrebbe consentire al Kuwait di accedere alle riserve di asset, emettere debito e rivolgersi ai mercati internazionali per far fronte alla crisi di liquidità provocata dalla pandemia di Covid-19 e dal calo dei prezzi di petrolio. Nonostante un ritmo lento delle riforme, l’agenzia ha, tuttavia, mostrato ottimismo, circa l’approvazione della legge sul debito. Ad ogni modo, specifica S&P, il governo deve ancora mettere in atto una strategia globale per aumentare la sua principale fonte di finanziamento del deficit di bilancio, il Fondo di riserva generale (GRF), oramai esaurito. Il recente aumento dei prezzi del petrolio potrebbe favorire un miglioramento della situazione, i piani di riforma strutturale del governo potrebbero subire ulteriori ritardi, lasciando il Kuwait meno preparati per eventuali futuri shock negativi.

Un quadro simile ha sollevato preoccupazione all’interno dei circoli economici, i quali temono che anche altre agenzie di rating, tra cui Moody’s e Fitch, declasseranno il Kuwait, nonostante questo disponga del terzo maggiore fondo fiduciario a livello internazionale. Detta in parole semplici, spiega un esperto di economia, è come se qualcuno avesse ereditato milioni, ma non sia in grado di gestirli. Ad essere accusata di tale situazione è soprattutto una “amministrazione” pressoché paralizzata. Inoltre, secondo un esperto di economia, non vi è una visione “unitaria” tra le parti coinvolte nell’elaborazione di riforme e misure, le quali agiscono come se facessero parte di esecutivi diversi.

Il GRF è la porzione più piccola del fondo sovrano del Paese, la Kuwait Investment Authority (KIA). A causa dell’opposizione parlamentare, il governo non è stato finora in grado di ottenere l’accesso immediato al fondo maggiore FGF, destinato a quando il petrolio si esaurirà. Le autorità kuwaitiane hanno adottato alcune misure negli ultimi mesi per affrontare la situazione, tra cui la sospensione dei trasferimenti annuali dal GRF al FGF e l’iniezione di liquidità aggiuntiva nel GRF, trasferendo asset “meno liquidi” al FGF. A tal proposito, il fondo sovrano kuwaitiano ha fatto ricorso alla Kuwait Petroleum Corporation per negoziare un accordo in base al quale è stato chiesto alla compagnia petrolifera nazionale di elargire una somma di denaro. Tuttavia, le misure adottate finora non sono risultate adeguate a colmare il deficit. L’approvazione della legge sul debito potrebbe fornire una fonte di finanziamento per i deficit fiscali del Kuwait nei prossimi tre anni. Parallelamente, un approccio più strutturale, volto a ridurre gli sprechi di sussidi e aumentare le entrate attraverso fonti alternative, potrebbe fornire stabilità a lungo termine.

Lo stallo sulla legge sul debito e la situazione economica kuwaitiana è il riflesso di una perdurante instabilità politica, a sua volta provocata da frequenti dissidi tra governo e Parlamento, che, oltre a portare a successivi rimpasti di governo, hanno ostacolato le riforme e gli investimenti di cui necessita il Paese.

Nonostante uno scenario non del tutto positivo, il Kuwait continua a perseguire un importante obiettivo in ambito energetico, soddisfare, entro il 2030, il 15% del fabbisogno energetico con produzione da fonti rinnovabili. In tale quadro si colloca l’apertura della prima struttura permanente per le importazioni di gas liquefatto, al-Zour, che ha ricevuto il primo carico di gas, proveniente dal Qatar, il 12 luglio scorso. Gli analisti ritengono che tale stabilimento sosterrà la sicurezza energetica del Paese del Golfo e avrà  ripercussioni significative sull’economia kuwaitiana, oltre a migliorare il clima imprenditoriale per gli investitori stranieri in futuro. L’impianto di al-Zour è situato a circa 10 miglia dal confine con l’Arabia Saudita e può importare fino a 22 milioni di tonnellate di gas all’anno, rendendo la struttura la maggiore di tal tipo nell’intera regione mediorientale, in termini di capacità di stoccaggio.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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