Immigrazione: naufragio al largo della Tunisia, 17 morti

Pubblicato il 22 luglio 2021 alle 14:54 in Immigrazione Tunisia

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Almeno 17 migranti sono morti annegati in seguito al naufragio del loro barcone, al largo della Tunisia, mentre cercavano di attraversare il Mediterraneo partendo dalla Libia e dirigendosi verso l’Italia. Più di 380, invece, sono stati salvati dalla Guardia costiera. Lo ha riferito, mercoledì 21 luglio, la Mezzaluna Rossa tunisina.

La barca era partita da Zuwara, sulla costa nord-occidentale della Libia, con a bordo migranti provenienti da Siria, Egitto, Sudan, Eritrea, Mali e Bangladesh. Le 17 vittime sono tutte di nazionalità bengalese. “Almeno 17 bengalesi sono morti e più di 380 altri migranti sono stati salvati da un’imbarcazione partita da Zuwara, in Libia, e diretta verso l’Europa”, ha dichiarato Mongi Slim, funzionario della Mezzaluna Rossa. 

Anche l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha confermato il naufragio e ha specificato che, nel giro di 24 ore, tra martedì 20 e mercoledì 21 luglio, le persone salvate dalla Guardia costiera al largo della Libia sono state oltre 500. “Più di 500 migranti sono stati intercettati nelle ultime 24 ore e riportati in Libia”, ha scritto su Twitter Safa Msehli, portavoce dell’IOM. “Sono stati tutti messi in detenzione”, ha aggiunto, sottolineando che “l’inattuabile risposta dello Stato alla situazione nel Mediterraneo continua ad avere conseguenze umane molto gravi”. Secondo quanto riferito dal Ministero dell’Interno libico, in una nota pubblicata sulla sua pagina Facebook, i “clandestini” sono stati trasferiti nel punto di sbarco per migranti situato nel porto di Tripoli. “É stata fornita loro tutta l’assistenza umanitaria e medica necessaria”, ha assicurato il Ministero, aggiungendo poi: “Sono stati consegnati all’Autorità per il contrasto all’immigrazione clandestina, alla presenza del direttore del Dipartimento generale della sicurezza costiera, del capo della filiale di Tripoli, del vice capo dell’Ufficio operazioni marittime e il capo della Sezione di pattugliamento marittimo del dipartimento”. “Nei loro confronti sono stati presi provvedimenti giudiziari”, ha concluso la nota. 

Negli ultimi mesi, diversi sono stati i naufragi al largo della costa tunisina, con un aumento della frequenza dei tentativi di traversata verso l’Europa e, in particolare, verso l’Italia. Gli arrivi sulle coste italiane, uno dei principali punti di sbarco per i migranti in partenza dalla Libia, erano diminuiti negli ultimi anni, ma i numeri sono tornati a crescere nel 2021. Dopo più di una settimana di stop, dovuto al mare mosso, sono stati cinque gli sbarchi, con un totale di 171 migranti, registratisi a partire dalla serata di martedì 20 luglio sull’isola italiana di Lampedusa. Prima sono giunti 17 uomini, provenienti dalla Tunisia e dalla Guinea, rintracciati a circa 4 miglia dalla Guardia di finanza. Poi ne sono arrivati altri 18, tra cui 5 donne, di nazionalità subsahariana. Anche loro erano su un barchino intercettato da una motovedetta delle Fiamme gialle, a poco più di un miglio dal porto. In seguito, durante la notte di martedì, ci sono stati altri tre sbarchi. Il primo, un barcone con 109 migranti, tra cui 2 donne e una trentina di minori, quasi tutti non accompagnati. Gli altri, due barchini rispettivamente con 13 e 14 tunisini, tra cui un minore. Tutte le persone approdate sull’isola sono state portate, dopo un primo controllo sanitario effettuato direttamente su molo Favarolo, all’hotspot di contrada Imbriacola.

Il numero di attraversamenti illegali alle frontiere esterne dell’Europa, nei primi sei mesi del 2021, ha superato quota 61.000, il 59% in più rispetto al totale di un anno fa, secondo le stime dell’agenzia europea Frontex. Nel suo ultimo rapporto, pubblicato il 13 luglio, quest’ultima ha calcolato che, nel solo mese di giugno, circa 11.150 persone hanno tentato di attraversare in maniera irregolare i confini dell’UE, il 69% in più rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Il divario tiene conto delle restrizioni messe in atto un anno fa, a causa della pandemia di Covid-19. 

L’aumento più significativo si è verificato lungo la rotta del Mediterraneo centrale, con una ripresa delle partenze soprattutto da Libia e Tunisia. I migranti che hanno attraversato questa rotta, nel mese di giugno, sono stati circa 4.700, il doppio rispetto ad un anno fa. Tunisini e bengalesi sono le due nazionalità più frequenti rilevate quest’anno lungo la tratta centrale del Mediterraneo. 

Secondo quanto reso noto, sempre il 13 luglio, dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), il numero di migranti morti in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa è più che raddoppiato quest’anno. Stando alle statistiche, oltre 1.146 persone sono morte in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa nella prima metà del 2021. Lo scorso anno, 513 migranti avevano perso la vita nello stesso periodo. Nel 2019, erano stati 674. La maggior parte delle morti è stata registrata nel Mediterraneo (896), con un aumento del 130% rispetto allo stesso periodo del 2020. Quella del Mediterraneo centrale si è riconfermata la rotta più pericolosa al mondo, con 741 decessi finora. Segue il Mediterraneo orientale, con 149 morti registrate. Sei migranti hanno invece perso la vita cercando di raggiungere la Grecia via mare dalla Turchia. Gli altri 250 decessi rilevati dall’IOM nella prima metà del 2021 si sono verificati nella tratta verso le Isole Canarie, nell’Oceano Atlantico.

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Chiara Gentili

di Redazione

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