Etiopia: scontri nella regione di Afar, civili uccisi e sfollati

Pubblicato il 22 luglio 2021 alle 15:55 in Africa Etiopia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Almeno 20 civili sono stati uccisi e più di 54.000 persone costrette a lasciare le proprie abitazioni, nella regione etiope di Afar, in seguito agli scontri tra ribelli del Tigray e forze filo-governative. Gli ultimi attacchi segnalano che il conflitto, iniziato 8 mesi fa, si sta estendendo oltre il territorio tigrino. Nello specifico, i combattenti del Tigray hanno preso il controllo di tre distretti di Afar questa settimana, secondo quanto riferito dal portavoce della regione attaccata, Ahmed Koloyta.

“I pesanti combattimenti continuano. In totale, circa 54.000 persone sono state colpite direttamente e si ritrovano sfollate. Più di 20 civili sono morti”, ha dichiarato, giovedì 22 luglio, Mohammed Hussen, un funzionario dell’agenzia nazionale di risposta alle catastrofi dell’Etiopia, con sede ad Afar. La regione è di importanza strategica poichè è attraversata dalla strada e dalla ferrovia che collegano la capitale etiope, Addis Abeba, al porto marittimo di Gibuti. Quest’ultimo rappresenta il principale punto accesso al mare per l’Etiopia, sprovvista di sbocchi.

I ribelli tigrini hanno attraversato il confine con Afar nella giornata di sabato 17 luglio, ma gli scontri sono ancora in corso. Getachew Reda, portavoce delle forze del Tigray, ha confermato che intensi combattimenti si sono svolti durante il fine settimana nella regione. “Non siamo interessati ad alcun guadagno territoriale ad Afar, siamo più interessati a degradare le capacità di combattimento del nemico”, ha dichiarato Reda, specificando che le forze tigrine hanno già respinto le milizie della regione di Oromia, inviate a combattere a fianco delle forze regionali di Afar. Hussen ha specificato, giovedì, che le operazioni dei combattenti del Tigray starebbero avendo una portata molto più ampia di quanto abbia suggerito Reda e ha sottolineato che anche i civili sarebbero rimasti coinvolti nel fuoco incrociato. “La giunta ha attraversato il confine con Afar e ha attaccato la comunità pastorale innocente”, ha detto il funzionario dell’agenzia nazionale etiope. “Stanno cercando di soggiogare gli abitanti di Afar. Quindi ora le forze federali si stanno unendo alle forze speciali, alle comunità locali e alle milizie della regione. Negli ultimi giorni, i residenti stanno combattendo e cercando di proteggersi”, ha aggiunto.

La guerra tra i ribelli del Tigray e il governo centrale di Addis Abeba è iniziata nel novembre del 2020. Finora, migliaia di persone sono morte nel conflitto. Circa 2 milioni di abitanti sono stati costretti ad abbandonare le proprie case e più di 5 milioni fanno affidamento su aiuti alimentari di emergenza. L’Etiopia ha un sistema federale che comprende 10 regioni e, a partire dalla scorsa settimana, il conflitto nel Tigray ha attirato le forze regionali di tutto il Paese in sostegno dell’esercito nazionale. I leader tigrini hanno affermato che continueranno a combattere fino a quando non riprenderanno il controllo totale del territorio conteso nel Sud e nell’Ovest della regione, espropriato dalle forze del governo di Amhara, alleate di Addis Abeba. Debretsion Gebremichael, leader del Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF), ha dichiarato telefonicamente all’agenzia di stampa Reuters, giovedì 22 luglio, che le forze del Tigray sono ad Afar e stanno pianificando di prendere di mira, nei prossimi giorni, le forze di Amhara. Durante il fine settimana, il capo dei ribelli rigrini ha fatto sapere di aver rilasciato circa 1.000 soldati governativi catturati durante i recenti combattimenti.

A fine giugno, i ribelli hanno ripreso la capitale regionale, Mekelle, e la maggior parte del Tigray, dopo che il governo ha ritirato i soldati e dichiarato un cessate il fuoco unilaterale. La ricaduta della guerra in un’altra parte della seconda nazione più popolosa dell’Africa potrebbe aumentare la pressione sul primo ministro etiope, Abiy Ahmed.

Per comprendere come è nato il conflitto civile in Etiopia, va ricordato che, il 4 novembre 2020, l’esercito etiope ha lanciato un’offensiva in risposta a presunti attacchi delle forze regionali contro le basi del governo federale. Delle aggressioni è stato incolpato il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray, il quale è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario del Popolo etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy Ahmed salisse al potere, il 2 aprile 2018. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Si stima che migliaia di persone, combattenti e non, siano state uccise da quando il conflitto è iniziato. Questo nonostante la comunità internazionale abbia chiesto più volte l’immediata fine degli scontri, la riduzione dell’escalation, il dialogo e l’accesso umanitario.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.