Cuba: i funzionari statunitensi vogliono giustificare un intervento militare

Pubblicato il 22 luglio 2021 alle 10:01 in Cuba USA e Canada

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Cuba ha criticato, mercoledì 21 luglio, gli Stati Uniti e il presidente del Paese, Joe Biden, per una serie di dichiarazioni di alti funzionari che cercano di giustificare un intervento militare nella nazione delle Antille.

Johana Tablada, vicedirettrice per gli affari degli Stati Uniti presso il Ministero degli affari esteri di Cuba, ha affermato che i funzionari americani non sono a conoscenza della “vera situazione” dello Stato latino-americano, che sta lottando per la crisi economica e per contrastare nuova ondata di infezioni da coronavirus. “Si parla solo di un cattivo Governo e di persone che stanno combattendo per la loro libertà, stereotipi che spaventano chiunque non abbia mai messo piede a Cuba”, ha comunicato Tablada in un’intervista con l’agenzia di stampa The Associated Press. “I funzionari americani sono molto interessati a dipingere un quadro simile perché le recenti rivolte non sono state sufficienti a giustificare la guerra che vogliono condurre contro di noi”, ha aggiunto la vicedirettrice.

Le proteste a Cuba sono iniziate l’11 luglio, quando migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città del Paese, dall’Avana a Santiago, per protestare contro il Governo a causa della mancanza di cibo e delle medicine, delle interruzioni della connessione a Internet e della gestione della pandemia di Covid-19. A ciò si aggiunge anche l’embargo commerciale imposto dall’amministrazione dell’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. In seguito alle manifestazioni, il Governo del Paese latino-americano ha arrestato centinaia di manifestanti e ha temporaneamente revocato i dazi sull’importazione di cibo, medicinali e altri beni essenziali.

Biden ha promesso, durante la sua campagna elettorale, che avrebbe ripreso la politica di riavvicinamento con l’isola del presidente Barack Obama, ma dopo essere entrato alla Casa Bianca, ha mantenuto tutte le sanzioni imposte da Trump, inclusa l’aggiunta del Governo di Cuba a un elenco di sponsor di terrorismo. Il presidente americano ha dichiarato che “Cuba è purtroppo uno Stato fallito che reprime i suoi cittadini e il comunismo è un sistema che non può funzionare, un sistema universalmente fallito”.

Il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel ha risposto, il 17 luglio, alle dichiarazioni del suo omologo statunitense, sostenendo che “gli Stati Uniti hanno fallito nel loro tentativo di distruggere Cuba”. “Uno Stato fallito è quello che, per compiacere una minoranza reazionaria e ricattatrice, è in grado di ignorare la volontà della maggioranza dei cubani, degli americani e della comunità internazionale”, ha affermato il presidente latino-americano, aggiungendo che se Biden avesse “una sincera preoccupazione umanitaria per il popolo cubano, potrebbe eliminare le 243 misure applicate dall’ex presidente americano”.

Washington sta attualmente valutando di aumentare il personale della sua ambasciata all’Avana, sperando che ciò possa facilitare la partecipazione diplomatica, consolare e della società civile. Inoltre, Biden ha intenzione di creare un gruppo di lavoro per garantire che le rimesse inviate a Cuba “non vengano confiscate dal regime”.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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