Yemen, Ma’rib: colpita una scuola con un missile di fabbricazione iraniana

Pubblicato il 21 luglio 2021 alle 9:42 in Medio Oriente Yemen

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I ribelli Houthi hanno colpito, nella mattina del 20 luglio, una scuola nel Sud di Ma’rib, regione situata a circa 120 chilometri a Est di San’aa. L’episodio si colloca nel quadro della violenta offensiva intrapresa dal gruppo sciita dalla prima settimana di febbraio.

L’attacco, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya, è stato perpetrato per mezzo di un missile balistico di fabbricazione iraniana. Questo ha colpito, nello specifico, la scuola di al-Thawra, situata nel distretto di Jabal Murad, provocando ingenti danni all’edificio. Come confermato anche da fonti locali, l’attacco non ha causato vittime, considerato che non vi erano studenti all’interno della scuola, ma uno stato di panico tra la popolazione locale. Il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, ha condannato con forza l’attacco, il quale è da inserirsi nella serie di operazioni perpetrate dalle “milizie terroristiche” contro villaggi, abitazioni e infrastrutture del governatorato di Ma’rib. Tali operazioni, a detta del ministro, sono conseguenza delle continue sconfitte subite dagli Houthi nella regione per mano dell’esercito filogovernativo, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita, dalle forze di resistenza e dalle tribù locali. Alla luce di ciò, al-Eryani ha esortato la comunità internazionale e gli inviati delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti a condannare gli attacchi “sistematici” degli Houthi contro oggetti e soggetti civili, i quali costituiscono una violazione delle norme e delle disposizioni internazionali.  

Tali sviluppi si collocano nel quadro della perdurante offensiva lanciata dal gruppo sciita a febbraio 2021, il cui obiettivo è espugnare un governatorato, Ma’rib, ricco di risorse petrolifere, considerato dagli Houthi una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace. Stando a quanto riportato dal quotidiano Asharq al-Awsat, sulla base di fonti militari filogovernative, i ribelli hanno subito pesanti perdite nelle ultime settimane, soprattutto nel Sud della regione. Da parte sua, l’esercito yemenita ha continuato ad avanzare dal distretto meridionale di Rahbah verso Maheliyah, nel corso della giornata del 20 luglio. A detta delle fonti, obiettivo delle forze filogovernative è l’area di al-Sadara, considerata un crocevia strategico. In tale quadro, fonti locali di Sanaa e Dhamar hanno affermato che le milizie sciite hanno provato a riconquistare le aree perse nel Sud di Ma’rib, ma sono stati respinti dalle forze dell’esercito, dalle tribù Murad e dai raid della coalizione a guida saudita. Negli ultimi dieci giorni, hanno riferito le medesime fonti, centinaia di combattenti Houthi sono rimasti uccisi e feriti, o catturati, nelle aree di Rahba e Jabal Murad, in concomitanza con le perdite subite nelle zone occidentali e Nord-occidentali di Ma’rib.

Negli ultimi anni, Ma’rib, regione ad oggi ancora controllata per buona parte dalle forze filogovernative, aveva rappresentato un riparo sicuro e stabile. Fino all’inizio del 2020, la città era rimasta lontano da tensioni e conflitti, grazie alla presenza di risorse quali petrolio e gas e alla vicinanza con l’Arabia Saudita, oltre che al sostegno delle tribù locali. Ciò ha consentito alla regione di “fiorire” rispetto alle altre zone circostanti, consentendo altresì l’apertura di ristoranti e l’avvio di progetti di costruzione. La situazione è, però, notevolmente cambiata da quando gli Houthi hanno volto lo sguardo verso tale provincia per completare i propri piani espansionistici. Il governatorato, altresì sede del Ministero della Difesa yemenita, riveste una rilevanza strategica per gli Houthi, in quanto costituisce una porta d’accesso verso Sana’a che consentirebbe loro di consolidare in parte i progetti auspicati.

In tale quadro, il 20 luglio, il Presidente del Consiglio politico degli Houthi, Mahdi al-Mashat, ha dichiarato che il proprio gruppo è disposto a sedersi al tavolo dei negoziati di pace non appena vi saranno le condizioni. Tra queste, la revoca di quello che è stato definito un “assedio” da parte delle forze filogovernative e dei suoi alleati e la fine della loro “aggressione”, ritenute un “diritto legittimo” per il popolo yemenita, oltre che la chiave per ristabilire fiducia tra le parti belligeranti. “Ribadiamo la nostra grande preoccupazione e il fermo desiderio di una pace giusta, globale e duratura”, sono state le parole di al-Mashat, il quale ha evidenziato la necessità di far fronte agli effetti del perdurante conflitto.

Quest’ultimo ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014, e vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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