USA, Giappone e Corea del Sud uniti contro Pyongyang

Pubblicato il 21 luglio 2021 alle 10:58 in Corea del Nord USA e Canada

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Il 21 luglio, un funzionario di Washington ha assicurato che gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud si sono coordinate per inviare “un messaggio chiaro” alla Corea del Nord. Intanto, permangono le tensioni tra Tokyo e Seul. 

“Questo stretto coordinamento invia un messaggio molto critico alla Corea del Nord, poiché siamo insieme e ci spalleggiamo nel nostro approccio a questa questione”, ha riferito ai giornalisti la vice segretaria di Stato degli USA, Wendy Sherman, dopo aver incontrato i suoi omologhi del Giappone e della Corea del Sud.

L’incontro trilaterale si è svolto a Tokyo, in un momento caratterizzato da tensioni tra Giappone e Corea del Sud, in gran parte a causa delle recriminazioni di entrambe le parti derivanti dal dominio coloniale giapponese della Corea tra il 1910-1945. Un nuovo capitolo della storica disputa scoppiata nel 2019 ha colpito il commercio tra i Paesi vicini e ha minato la loro cooperazione in materia di sicurezza, di fronte alla minaccia comune proveniente dalla Corea del Nord e dai suoi programmi nucleari e missilistici.

A seguito dell’incontro, il vice ministro degli esteri giapponese, Takeo Mori, ha affermato che la cooperazione trilaterale con gli Stati Uniti è stata cruciale per la denuclerizzazione della Corea del Nord. “La prossima mossa della Corea del Nord è imprevedibile”, ha dichiarato Mori. Pyongyang ha respinto le richieste degli Stati Uniti di incontrarsi in colloqui formali, da quando il nuovo presidente, Joe Biden, si è insediato, il 21 gennaio. 

Choi Jung Kun, vice ministro degli Esteri della Corea del Sud, ha descritto la questione nucleare della Corea del Nord come “un lungo gioco” che richiede pazienza. La vice segretaria di Stato degli USA ha dichiarato che Washington è pronta “ad impegnarsi con la Corea del Nord e loro lo sanno”. “Speriamo che rispondano positivamente, ma come hanno detto i miei colleghi, dobbiamo esercitare un po’ di pazienza, forse non troppa, ma un po’”, ha sottolineato Sherman.

Sherman non ha fatto riferimento direttamente alla recente tensione tra Tokyo e Seul, ma ha affermato che gli Stati Uniti non hanno “amici più grandi” di Giappone e Corea del Sud nella regione. Alti diplomatici dei due Paesi hanno ribadito che continueranno il dialogo per risolvere le questioni in sospeso. Choi ha affermato che la Corea del Sud è “profondamente colpita” dagli sforzi del Giappone per ospitare le Olimpiadi durante la pandemia di coronavirus. Tuttavia, il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, ha annunciato che non si recherà in visita alle Olimpiadi di Tokyo, che inizieranno il 23 luglio, per quello che sarebbe stato il suo primo vertice con il primo ministro giapponese, Yoshihide Suga. 

Durante la presidenza dell’ex capo di Stato statunitense, Donald Trump, nel 2018, gli Stati Uniti avevano avviato una serie di iniziative per la denuclearizzazione della Corea del Nord, alla presenza dell’allora presidente degli USA e del leader Nord-coreano. Tuttavia, dopo varie interruzioni e riprese, i tentativi di dialogo bilaterale si erano fermati a partire dal 21 gennaio 2020. In tale data, che coincide con l’insediamento di Biden, il consigliere della missione Nord-coreana presso le Nazioni Unite, Ju Yong Chol, aveva dichiarato che nei due anni precedenti il proprio Paese aveva interrotto test nucleari e lanci di missili per andare incontro alle richieste degli USA, i quali, in risposta, avevano tenuto esercitazioni militari con la Corea del Sud e avevano insistito con il mantenimento delle sanzioni su Pyongyang.

Di conseguenza, da allora, la Corea del Nord non si è più ritenuta vincolata a nessun accordo con gli USA e ha condotto più lanci missilistici nei mesi di marzo e aprile 2020. In tale contesto, è necessario ricordare che Pyongyang è soggetta a sanzioni Onu dal 2006, approvate con 9 risoluzioni, a causa dei suoi programmi missilistici balistici e nucleari. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha così cercato di tagliare le risorse per finanziare i progetti nucleari del Paese, limitando le importazioni e le esportazioni in numerosi settori, come, ad esempio, quello del petrolio. Tuttavia, in più occasioni il Paese avrebbe violato tali disposizioni e avrebbe portato avanti i propri programmi.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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