Tanzania: arrestato leader del partito di opposizione

Pubblicato il 21 luglio 2021 alle 17:39 in Africa Tanzania

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Il principale partito di opposizione della Tanzania, Chadema, ha dichiarato che il suo leader, Freeman Mbowe, e almeno altri 10 esponenti del gruppo sono stati arrestati, nella notte tra martedì 20 e mercoledì 21 luglio, nella città portuale nordoccidentale di Mwanza. Il fatto si verifica a ridosso di una conferenza organizzata dal partito per chiedere riforme costituzionali.

“Condanniamo la repressione dei diritti dei tanzaniani con tutta la nostra forza. Questi sono i segnali del fatto che la dittatura che esisteva durante il governo del presidente John Magufuli continua”, ha dichiarato Chadema, accusando le autorità. “Freeman Mbowe è stato avvicinato da un esercito di agenti di polizia nel suo hotel, alle 2:30 del mattino, ed è stato arrestato insieme ad altri leader”, ha aggiunto. Mentre gli altri membri di Chadema si trovano nella stazione di polizia di Mwanza, non ci sono ancora informazioni su dove sia stato portato Mbowe. “Vogliamo che la polizia ci dica dov’è il nostro presidente e perché è stato arrestato”, ha affermato il gruppo.

Gli arresti arrivano quattro mesi dopo che la prima presidente donna della Tanzania, Samia Suluhu Hassan, si è insediata, nel marzo del 2020, per sostituire il predecessore Magufuli, morto all’improvviso. Al momento della sua ascesa al potere, in molti hanno sperato che Hassan potesse inaugurare un cambiamento rispetto al “governo autocratico” dell’ex presidente, soprannominato il “Bulldozer” per il suo modello di leadership intransigente. A tal proposito, l’ex candidato presidenziale di Chadema, Tundu Lissu, che attualmente vive in esilio autoimposto in Europa, ha scritto su Twitter che l’ascesa di Hassan, dopo la morte di Magufuli, aveva portato “la speranza che il regno del terrore e della guerra alla democrazia finisse”. “L’arresto di ieri sera del presidente Mbowe e dei leader di Chadema ha deluso ogni speranza del genere. Ora è il momento delle proteste a livello nazionale e dell’isolamento internazionale del suo regime”, ha affermato subito dopo nel suo post.

Gli arresti sono avvenuti dopo che Mbowe si era impegnato a portare avanti un incontro sulle riforme costituzionali nonostante le autorità provinciali di Mwanza avessero vietato le riunioni, giustificando la misura con la necessità di contenere la diffusione del coronavirus. “Non possiamo continuare con il vecchio ordine”, aveva dichiarato Mbowe in un video pubblicato su Twitter lunedì 19 luglio. “Abbiamo il diritto di riunirci, ma veniamo arrestati, picchiati, accusati e portati in tribunale per due o tre anni e poi liberati. Se vogliono arrestare tutti i membri del partito Chadema, dovranno prima espandere le carceri perché siamo tutti pronti ad essere arrestati e non chiederemo la cauzione”, aveva specificato il leader del partito. Nel novembre 2020, diversi esponenti dell’opposizione, tra cui Mbowe, erano stati brevemente detenuti dopo aver chiesto proteste di massa contro elezioni che avevano definito truccate e che avevano riportato Magufuli al potere per un secondo mandato consecutivo. L’uomo, profondamente scettico nei confronti del COVID, è morto a marzo. Le autorità hanno dichiarato che la causa del decesso sarebbe stato un problema cardiaco, ma i suoi oppositori politici hanno insistito sul fatto che avesse contratto il virus. Ad aprile, poco dopo la sua ascesa al potere, Hassan si era rivolta all’opposizione e aveva promesso di difendere la democrazia e le libertà fondamentali nel Paese.

La donna, ex vicepresidente della Tanzania, lavora nell’ambito della politica da 20 anni, un lasso di tempo in cui ha scalato molti ranghi, dal Governo locale all’Assemblea nazionale. Colonna portante del partito dominante, noto come Chama Cha Mapinduzi (CCM), è stata nominata per la prima volta candidata alla vicepresidenza nel 2015. Insieme a Magufuli, ha partecipato e vinto anche alle elezioni dell’ottobre 2020, in un ballottaggio contestato e inficiato da accuse di irregolarità. Il suo modello di leadership era stato visto fino ad ora in potenziale contrasto con il lavoro fatto dall’ex presidente, il cui governo era stato accusato di “soffocare” la democrazia e di reprimere i media, critiche che le autorità hanno sempre negato. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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