Siria: Damasco viola la tregua a Idlib, Mosca bombarda le postazioni dell’ISIS

Pubblicato il 21 luglio 2021 alle 16:21 in Medio Oriente Siria

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Le forze siriane, affiliate al presidente Bashar al-Assad, hanno continuato a violare il cessate il fuoco nel governatorato Nord-occidentale di Idlib, nella mattina di mercoledì 21 luglio. Nel frattempo, gli aerei russi hanno effettuato più di 50 raid contro la regione desertica di Badia, nell’Est della Siria, nel tentativo di colpire le cellule dello Stato Islamico ancora attive.

A riportare entrambe le notizie è il quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base delle informazioni riportate da attivisti locali. In particolare, nella giornata del 21 luglio, l’esercito di Damasco è stato accusato di aver colpito, per mezzo di missili e artiglieria pesante, le aree meridionali di Idlib, tra cui Jabal al-Zawiya, violando, ancora una volta, la tregua stabilita da Mosca e Ankara il 5 marzo 2020. A detta di un attivista locale, i raid hanno provocato danni materiali a proprietà civili, mentre aerei da ricognizione continuano a sorvolare la regione.

Idlib rappresenta l’ultima roccaforte tuttora controllata, in buona parte, dai gruppi di opposizione, e ospita circa 4 milioni di abitanti. Erano stati i presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, a favorire un accordo di cessate il fuoco nel governatorato, siglato il 5 marzo 2020 ed esteso al termine dei colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Sebbene la tregua sia stata più volte violata nel corso dell’ultimo anno, l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala. Tuttavia, già nel mese di giugno il governatorato Nord-occidentale è ritornato ad essere testimone di tensioni, durate per circa quattro settimane, apparentemente placate a partire dal 29 giugno. Queste hanno interessato soprattutto le aree di Jabal al-Zawiya, nel Sud di Idlib, e Al-Ghab, a Ovest di Hama.

Fonti di al-Araby al-Jadeed hanno poi rivelato che la Russia ha continuato a lanciare attacchi aerei contro la regione di Badia, impiegando missili da un “alto potenziale esplosivo”. Gli obiettivi colpiti da Mosca, specifica il quotidiano, non sono chiari, né tantomeno sono state fornite informazioni su eventuali vittime e perdite. Secondo le fonti, almeno sei aerei da guerra hanno partecipato alle operazioni delle ultime ore, concentrandosi su alcuni assi in particolare, il deserto di Maadan, a Sud di Raqqa, il deserto di Bishri, il deserto di Sukhna, nella periferia di Homs, e la sua estensione nella zona rurale Nord-orientale di Hama. Tali operazioni si inseriscono nel quadro degli sforzi profusi da Mosca e Damasco per eliminare definitivamente quelle cellule che operano prevalentemente nel vasto deserto siriano, che si estende dall’Est dei governatorati di Hama e Homs all’estremo orientale del Governatorato di Deir Ezzor, nella cosiddetta regione di Badia.

Nel frattempo, il conflitto siriano, in corso oramai da circa dieci anni, non può dirsi concluso. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Bashar al-Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

In tale quadro, il governo “ad interim”, legato ai gruppi di opposizione, ha affermato che, nel solo mese di giugno, le operazioni e gli attacchi effettuati dalle forze di Assad e dalle Syrian Democratic Forces (SDF) hanno provocato 54 vittime civili, di cui 8 donne e 12 bambini, mentre i feriti ammontano ad almeno 115. Il rapporto del Distretto incaricato del monitoraggio delle violazioni dei diritti umani ha poi affermato che le forze damascene hanno colpito città e villaggi siriani 206 volte, utilizzando vari tipi di armi da fuoco. Non da ultimo, il rapporto denuncia i perduranti crimini quali sparizioni forzate e torture contro migliaia di siriani detenuti nelle carceri controllate dal governo di Damasco, mentre le SDF continuano a reclutare minori. Il tutto, afferma il governo parallelo, viene accompagnato dall’aggravarsi della situazione umanitaria nei campi profughi, dal peggioramento delle condizioni di vita e dall’aumento dei tassi di disoccupazione e insicurezza alimentare.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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